Pubblicato il: sab, Gen 12th, 2013

Il Giappone prepara una manovra da 136 miliardi e aumenta le spese militari dopo 11 anni

di Alberto Bellotto

Il premier giapponese Shinzo Abe

Il ri-eletto premier Shinzo Abe, riparte dalle spese militari. Le prime indiscrezioni sui piani per il bilancio 2013-2014 del Giappone, evidenziano come sia intenzione del governo ampliare la spesa e gli investimenti nel settore della difesa. Secondo l’agenzia di stampa nipponica Kyodo News, infatti, il governo Abe prevede di stanziare circa 4774,1 miliardi di yen (40 miliardi di euro circa) per il potenziamento della capacità difensiva e l’ampliamento del personale. La decisione dell’esecutivo Abe ha un duplice scopo: rinforzare l’esercito per contenere l’influenza cinese e rendere l’industria delle armi un settore strategico dell’export giapponese.

La scelta del neo-premier in realtà non è una sorpresa. Nel corso della campagna elettorale, che lo ha visto trionfare alle elezioni dello scorso 16 dicembre, il leader del partito liberal democratico ha ribadito più volte l’intenzione di rivedere la politica militare del Paese. L’approvazione della bozza del bilancio 2013-14 segna il primo aumento della spesa militare dopo 11 anni di continui tagli. La mossa di Abe è direttamente collegata alle crescenti tensioni tra il Paese del sol levante e la Cina. La contesa per le isole Senkaku sembra infatti non aver trovato ancora una soluzione soddisfacente per i due Paesi. Se da un lato Abe ha dichiarato che sulle isole ‹‹non c’è spazio per i negoziati›› con la Cina, dall’altro si è affrettato a chiarire che ‹‹le relazioni tra Giappone e Cina rappresentano uno dei rapporti bilaterali più importanti, e che anche in caso di scontri legati a interessi statali l’importante è mantenere la calma per non danneggiare i rapporti economici››.

Posizione geografica delle isole Senkaku

Nei fatti la “guerra psicologica” tra i due Paesi dura da oltre un mese, con motovedette cinesi e giapponesi che pattugliano ed orbitano intorno alle isole. Lo scorso 14 dicembre Tokyo ha inviato otto caccia F-15 in direzione delle Senkaku per una presunta violazione dello spazio aereo da parte di un velivolo cinese. L’esecutivo, spinto sopratutto dagli alleati ultra-nazionalisti del partito per la Restaurazione del Giappone, non ha nascosto la possibilità di arrivare ad una modifica costituzionale per trasformare l’attuale forza di autodifesa in un esercito vero e proprio. La Costituzione nipponica, per volere degli americani dopo la seconda guerra mondiale, impedisce al Giappone di avere una forza militare in grado di attaccare altri paesi.

In realtà la corsa agli armamenti, oltre alla questione geopolitica con la Cina, si innesta in un piano di sviluppo economico ed industriale più esteso. Il Paese si prepara ad una possente manovra da 136 miliardi. Il portavoce del governo Yoshihide Suga ha infatti spiegato che il primo obiettivo è quello di contrastare l’apprezzamento dello yen combattendo la deflazione e introducendo una serie di stimoli per far ripartire il sistema economico, abbandonando così la politica di austerità. Uno di questi aiuti punta molto allo sviluppo di un’industria bellica che esporti. Il sindaco di Osaka, e anima del partito per la Restaurazione, ha dichiarato che ‹‹se le nostre armi venissero commercializzate in varie parti del mondo e noi mantenessimo il controllo della tecnologia militare, la nostra sicurezza ne uscirebbe rafforzata››. Oggi il Paese esporta armamenti soprattutto verso gli Usa, ma l’obiettivo è quello di intercettare la domanda dei Paesi asiatici. Attualmente, infatti, gli Stati che importano la maggior parte delle armi sono India, Corea del Sud, Pakistan, Cina e Singapore; mentre i primi esportatori sono Usa, Russia Germania e Francia. Il Giappone mirerebbe soprattutto al mercato indiano entrando in competizione diretta con Mosca, Washington e Pechino, potenza emergente nell’export bellico.

Veduta delle isole Senkaku

Se da un lato la corsa agli armamenti di Tokyo preoccupa la Cina e l’alleato americano, dall’altro le misure economiche si scontrano con i suggerimenti del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). L’istituto guidato da Christine Lagarde, ha più volte invitato il Paese a risanare il bilancio ‹‹con piani solidi e realistici per ridurre il debito nel medio termine››. Il Giappone, pur varando una vasta manovra finanziaria, deve fare i conti un un debito pubblico salito al 244% del Pil e a previsioni di crescita molto limitate (1,2% nel 2013). Il percorso che si appresta a compire l’esecutivo Abe sembra quindi in salita, salita che inizierà tra qualche settimana negli Usa, dove il premier giapponese incontrerà il presidente americano Obama con il quale avrà molto di cui discutere, dalla questione cinese alla nascente industria bellica, fino alla voglia di creare un esercito a tutti gli effetti.