Pubblicato il: sab, Set 6th, 2014

Adozioni gay in Europa e la situazione atipica italiana

di Vincenzo Lentini

Ancora una volta, la sentenza di un tribunale arriva prima delle istituzioni nel difficile compito di colmare l’enorme vuoto legislativo in materia di diritti civili. Ma come funziona nel resto d’Europa?

Due mamme e un figlio (fonte: huffpost.com)

Due mamme e un figlio (fonte: huffpost.com)

Legge sulle adozioni gay:

  • Olanda (legge da aprile 2001, insieme al matrimonio gay);
  • Svezia (legge da febbraio 2003);
  • Spagna (legge da luglio 2005);
  • Regno Unito (legge dal dicembre 2005 adottata da Irlanda del Nord nel dicembre 2013; la Scozia ha adottato una propria legge nel settembre del 2009);
  • Islanda (legge da giugno 2006);
  • Belgio (legge da giugno 2006);
  • Norvegia (legge da gennaio 2009);
  • Danimarca (legge da luglio 2010, escluse isole Fær Øer e Groenlandia);
  • Francia (prima intervento della Corte di Cassazione poi legge da maggio 2013);
  • Malta (legge da giugno 2014);
  • Lussemburgo (entrerà in vigore a gennaio 2015).

Adozione del figlio del o della partner (step-child adoption):

  • Germania (solo figlio biologico, legge da gennaio 2005);
  • Groenlandia (legge da giugno 2009);
  • Finlandia (legge da settembre 2009);
  • Austria (legge da agosto 2013).

Situazioni limite:

  • Bulgaria (la legge in vigore manca di riferimenti circa l’orientamento sessuale quindi le adozioni sono tecnicamente possibili);
  • Slovenia: (legge su matrimonio gay e step-child approvata nel giugno 2011, ma abrogata da un referendum nel marzo 2012; la legge esistente tecnicamente permette adozione step-child all’interno di unioni civili).

In Italia

Nella sera del 29 agosto il Tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto ad una bambina di cinque anni il diritto di essere adottata dalla mamma non biologica, la mamma sociale, acquisendo così il doppio cognome. Una decisione storica per il nostro Paese che, come prevedibile, ha suscitato più di una polemica.

Le sentenza è figlia di un lungo iter umano e legislativo iniziato dalle donne cinque anni fa, quando decisero di volare in Spagna per avere la piccola tramite il metodo della fecondazione assistita eterologa, impossibile in Italia. Una volta nata, le donne si sono sposate nel Paese iberico e hanno intrapreso il percorso che permettesse loro di realizzare l’ambizioso progetto di genitorialità condivisa: un percorso che sapevano sarebbe stato difficile soprattutto per via della pesante assenza di uno scudo legislativo capace di proteggere la comunità LGBT, anche quando si parla di minori. Le coppia si era rivolta all’Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i minori presentando un ricorso al Tribunale che è stato finalmente accolto consentendo alla bambina di avere le due mamme amorevoli che l’hanno tanto desiderata. Le donne si sono definite “felici, quasi incredule” per quella che rappresenta prima di tutto “una vittoria dei bambini”, credendo nell’assoluta speranza che questo lieto fine possa spingere tante altre coppie omogenitoriali a combattere per i diritti dei loro bambini.

Alla felicità di una coppia innamorata e della loro piccola fanno da contraltare le mille polemiche che la parola del Tribunale di Roma ha scatenato. Da un lato la comunità LGBT che, dopo aver espresso tutto l’entusiasmo per le due mamme, ha invitato il Premier Matteo Renzi a rispettare la parola data battendosi per i diritti LGBT e per l’attuazione della “stepchild adoption”, il modello di adozione per le coppie gay a cui è ricorso il tribunale romano.

Dall’altro le forze politiche di centro-destra, che hanno visto nella sentenza una seria minaccia per le sorti della famiglia tradizionale e i valori della religione cattolica. Oltre a Giovanardi e Gasparri, a far parlare di sé è stata in particolare Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia, che si sono scagliati contro quella che hanno definito come una “sentenza ideologica”, e hanno pubblicato una foto ritraente due coppie gay che tengono tra le mani un bambino, sulle quali capeggia la scritta “Un bambino non è un capriccio”. Peccato che la foto fosse targata Oliviero Toscani il quale, sentendosi derubato, ha giurato denuncia con un tweet al vetriolo.

E mentre le polemiche tra forze politiche, associazioni cattoliche, fotografi arrabbiati e comunità LGBT continuano ad infiammare la rete, due mamme felici possono crescere la figlia per la quale si sono battute, nell’attesa che il Paese attui la svolta di cui ha tanto bisogno.