Pubblicato il: sab, Gen 11th, 2014

Siria, manifestazioni di sostegno al popolo siriano in tutto il mondo

di Alberto Bellotto (@albertobellotto)

Il manifesto della giornata di solidarietà con il popolo siriano

La manifestazione dell’11 gennaio per la Siria

Oggi sabato 11 gennaio, gli attivisti per i diritti umani sono scesi in piazza per la Giornata mondiale di solidarietà al popolo siriano. Le manifestazioni di sostegno hanno coinvolto circa 22 paesi nel mondo e 46 città. Lo scopo è quello di tenere vigile l’attenzione sulle sofferenze del popolo siriano sottoposto a continui eccidi e bombardamenti.

In Italia le città che hanno partecipato alla manifestazione hanno scelto di gemellarsi simbolicamente con una specifica città della Siria e sono:

– Milano/Homs: Cairoli Castello ore 15
– Como/Al-Qalamonon (DAMASCO): Piazza Duomo ore 10
– Genova/Edlib: Piazza De Ferrari ore 17
– Bologna/DaRaiya: Piazza del Nettuno ore 14
– Ancona/Aleppo: Piazza Roma ore 18
– Roma/Raqqa: Piazza del Campidoglio ore 15
– Napoli/Latakia: Piazza del Gesù ore 11
– Catania/Al Ghouta: Piazza Stesicoro ore 9

Nello specifico, gli occhi sono puntati sulla manifestazione di Roma. Con l’occasione i manifestanti ricorderanno padre Paolo Dall’Oglio, scomparso in Siria il 27 luglio 2013 e visto vivo l’ultima volta nella prigione di Akirshe a Raqqa dove da giorni ci sono violenti scontri.

 

Vittime del conflitto

Mappa della distribuzione dei profughi siriani

Con il 2014 si apre il terzo anno di guerra civile in Siria senza che vi sia lo spiraglio di un accordo o di una diminuzione delle ostilità. Dall’inizio della rivolta il numero delle vittime e dei rifugiati è aumentato in modo esponenziale. A settembre, stando ai dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il numero dei rifugiati siriani è salito a 2 milioni di persone, accolte dai paesi vicini come Libano, Giordania, Turchia, Iraq e persino Bulgaria, non senza problemi. Di questi il numero più elevato è quello dei bambini che, secondo le Ong, è il gruppo più colpito.
Per quanto riguarda le vittime i dati sono discordanti. Da un lato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra e vicino all’FSA, stima il numero delle vittime intorno a 130.000 morti; l’Onu, che ha sempre elaborato i propri dati incrociando le rilevazioni di sei fonti differenti, ha stimato il numero di morti a 100.000 unità. Purtroppo qualche giorno fa le Nazioni Unite hanno comunicato che non terranno più il conto delle vittime. Il portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, Rupert Colville, ha affermato che «è diventato sempre più difficile verificare i dati e quindi per il momento non è possibile tenerli aggiornati».
Dal canto suo l’osservatorio per i diritti umani continua a fornire i suoi conteggi soprattutto per quanto riguarda la guerra nel nord-est del paese.

 

Gli ultimi sviluppi

Lo stato di abbandono della città di Raqqa
(Abdulkader Hariri)

In attesa di Ginevra 2, la nuova conferenza di pace con l’incerta presenza dell’Iran, la situazione in Siria si è fatta sempre più complessa.
Per quanto riguarda la contrapposizione tra l’eterogeneo fronte anti-regime e l’esercito di Assad la situazione rimane pressoché in stallo. Il regime controlla parte della zona costiera e alcuni quartieri delle città più importanti come Damasco e Aleppo. A sud, nella zona di Daraa i ribelli possono contare sull’appoggio della Giordania alleata degli Usa. La situazione più complessa si trova a nord lungo il confine con la Turchia e l’Iraq.
Alcune notizie grossolane hanno riportato che si sarebbe aperto un fronte interno nello schieramento dei ribelli, in realtà la situazione risulta essere più complessa. Attualmente, anche se in modo approssimativo, è possibile dividere il fronte dei “ribelli” in alcuni corpi distinti: in primo luogo l’FSA, esercito siriano libero alleato del Consiglio nazionale siriano, unico organismo riconosciuto da una parte considerevole della comunità internazionale; l’alleanza islamica, federazione di diverse sigle ribelli caratterizzate da un islamismo radicale e che comprende al suo interno diverse formazioni, dalla Liwa al Tawhid, il gruppo più forte di Aleppo alla Liwa al Islam che combatte nella periferia di Damasco, fino al gruppo di matrice terroristica Jabhat al Nusra, uno dei referenti siriani di al Qaida; e infine lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, conosciuto anche con l’acronimo inglese di ISIS (Stato islamico in Iraq e Sham), che nasce come costola irachena di al Qaida e che mira a realizzare un califfato sunnita che comprenda una parte della Siria e dell’Iraq.
Nelle ultime settimane l’ISIS, sotto il comando dello sceicco Abu Bakr al Baghdadi, ha acquisito sempre più potere e territori. In Iraq ha conquistato le importanti città di Falluja e Ramadi, mentre in Siria ha lanciato un’offensiva per il controllo delle città di valico con la Turchia di Azaz, Jarablus, Tal Abyad e Dana. La controffensiva dell’ISIS ha costretto l’esercito siriano libero a scendere a patti con l’Alleanza islamica per fermare l’avanzata del gruppo di al-Baghdadi interessato più a realizzare un proprio Stato che a combattere contro Assad.

I contrari e le foto dalle manifestazioni

Le manifestazioni di oggi non raccolgono il favore di tutti. Secondo alcuni l’occasione presta il fianco alle organizzazioni terroristiche che operano in Siria contro il popolo siriano.

Come nel caso della manifestazione a Roma

La giornalista Asmae Dachan, tramite il suo profilo di Instagram ha condiviso alcune immagini da Ancona.

 

Foto della manifestazione di Ancona
(Asmae Dachan )

 

Foto della manifestazione di Ancona
(Asmae Dachan)

 

Foto della manifestazione di Ancona
(Asmae Dachan)