Pubblicato il: sab, Set 7th, 2013

Il Kenya è pronto a lasciare la Corte Penale Internazionale

 

di Alberto Bellotto

Corte Penale Internazionale

Il Kenya lascerà la Corte Penale Internazionale dell’Aia (Cpi), abbandonando così lo Statuto di Roma. Il parlamento di Nairobi, giovedì 6 settembre, ha approvato una mozione che nei prossimi 30 giorni permetterà al governo di votare una legge per la definitiva uscita dalla Corte. La decisione del parlamento sembra essere direttamente collegata ai procedimenti penali avviati dalla Corte nei confronti del presidente Uhuru Kenyatta e del suo vice William Ruto.

Le reazioni nazionali e internazionali non si sono fatte attendere. Aden Duale, leader della coalizione di maggioranza, che sostiene Kenyatta, ha affermato che “la decisione arriva come tappa per riscattare l’immagine del Kenya”; di diverso avviso il leader di minoranza Francis Nyenze che ha osservato con preoccupazione la decisione del parlamento: “ci farà apparire come uno Stato paria, uno stato reazionario che vuole avere solo la sua via”. Human Rights Watch ha accusato l’establishment politico di negare al popolo keniano il diritto alla giustizia che le corti nazionali non hanno mai concesso. La Cpi si è comunque affrettata a ribadire, tramite il portavoce Fadi El Abdallah, che i procedimenti a carico degli imputati andranno avanti senza stop, poiché la decisione di Nairobi non può essere retroattiva.

Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta

Kenyatta e Ruto, sono accusati di crimini contro l’umanità per le violenze etniche che hanno sconvolto il paese nel 2007, in seguito alle elezioni presidenziali. Il procedimento, avviato all’inizio del 2012, accusa Kenyatta di aver ordinato l’uccisone di decine di sostenitori di Raila Odinga, all’epoca primo ministro e oppositore del presidente Kibaki; e Ruto di aver ordinato l’esecuzione di alcuni sostenitori di Kibaki. Negli scontri etnici, mai del tutto sopiti, circa mille persone persero la vita e 600.000 vennero costrette a lasciare le proprie abitazioni. I due imputati, che si sono sempre professati innocenti, si sono alleati nelle presidenziali di quest’anno vinte poi da Kenyatta con un margine molto stretto.

La decisione del Kenya non è avvenuta però nel vuoto. Il governo di Nairobi negli scorsi mesi ha più volte attaccato il comportamento e le decisioni della Cpi e ha sempre trovato il supporto dell’Unione Africana. Lo scorso maggio l’UA ha infatti chiesto alla Corte di trasferire gli atti del processo ad un tribunale keniota per evitare “di compromettere la sovranità, la dignità e la stabilità del Kenya”. Oltre all’UA, il Kenya ha incassato la solidarietà di altri capi di stato, come il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, sul quale pesa un mandato di cattura della Cpi per i crimini contro l’umanità commessi nel corso della guerra in Darfur.

La Corte Penale Internazionale, creata nel 2002, non fa parte delle Nazioni Unite e non va confusa con la Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu. La Cpi è stata riconosciuta dall’Italia e da buona parte dell’Europa, da 34 stati africani e tutto il Sudamerica, mentre Russia e Usa hanno avallato l’accordo di Roma ma non l’hanno ratificato. Restano completamente fuori dall’accordo Cina, India, Arabia Saudita e Indonesia.
Se il governo di Nairobi impugnerà la mozione del parlamento e sancirà l’uscita dal Cpi sarà il primo paese ad abbandonare l’accordo, ma non è detto resti l’ultimo.

@albertobellotto