Massacro in Kenya, tra machete e fiamme 52 morti tra donne e bambini innocenti
di Anna Chiara Sardella
31 donne e 11 bambini morti dopo il massacro in Kenya avvenuto nei giorni scorsi tra alcune tribù del sud est del paese. È il bilancio pervenuto ai paesi occidentali proprio questa mattina; si parla anche di una sessantina di feriti.
La parola d’ordine sarebbe “orgoglio” e le tribù coinvolte sono quelle Pokoma contro gli Orma nel distretto rurale di Tana River. Molti ancora sono dispersi, forse annegati nel fiume o addirittura rapiti. Alcune pattuglie sono state inviate dal governo keniano il quale sostiene che all’origine del massacro ci sarebbero degli antecedenti attinenti al controllo dei pascoli. L’attacco sferrato nella località di Reketa è avvenuto alle cinque del mattino. Le vittime sono morte sotto i colpi dei maceti mentre altre sono asfissiate tra le fiamme.
E’ un’Africa ancora in conflitto, dove la mancanza di diritti è il più grave dei problemi insieme all’altro grande machete dell’aids, che ogni anno miete tante, troppe vittime soprattutto tra i bambini. Ricordiamo che una settimana fa, proprio in Sudafrica venivano soppressi dalla polizia i minatori in sciopero di Marikana una località a nord ovest del Sud Africa.
Ma ora in Kenya per via del controllo totale dei pascoli il massacro è iniziato dopo che le tribù Pokomo hanno attaccato i villaggi Orma: una vera e propria faida che non ha risparmiato donne e bambini e che lascia intimoriti di fronte alle prospettive per il futuro, che la faida continui forse sfociando in altri episodi di violenza fino a diventare senza controllo anche per le autorità, proprio come è avvenuto per anni in Darfur.












