Pubblicato il: sab, Mag 18th, 2013

«Siamo figli di nessuno, eppure si lavora»: i cervelli in fuga dai Paesi corrotti

di Chiara Gagliardi

L’Italia è uno dei Paesi più colpiti dalla fuga di cervelli.

In mano una laurea e un curriculum vitae, e via, fuori dal Paese che li ha visti nascere e formarsi. È questa la triste storia di tanti, troppi italiani che, dopo aver conquistato il sudato e ambito titolo di studio, si vedono negate altre possibilità. Il fenomeno della «fuga di cervelli» è ormai diffuso; in Italia l’esodo è particolarmente sentito, ma il Bel Paese non è il solo ad esserne interessato. Uno studio di due italiani emigrati, «cervelli» nostrani costretti all’esilio per perseguire il lavoro sognato, dimostra come, in particolare, gli Stati con evidenti problemi di corruzione spingano alla fuga i giovani professionisti. In un Paese corrotto, non si può lavorare in maniera soddisfacente.

I due italiani che hanno presentato lo studio sono Mara Pasquamaria Squicciarini e Andrea Ariu. Barese lei, sardo lui, entrambi sotto i trent’anni: i due ragazzi si sono trasferiti in Belgio appena dopo la laurea, all’Università Bocconi di Milano. Entrambi hanno ora un dottorato di ricerca, nonostante siano espatriati con il solo curriculum vitae a comprovare il loro percorso. «In Belgio, da figli di nessuno, abbiamo avuto una chance», raccontano. Ed ora, i due italiani emigrati si impegnano a lottare contro la fuga di cervelli, problema sempre più diffuso, affinchè i tanti giovani nella loro situazione abbiano la possibilità di lavorare nel Paese natale. Secondo un vecchio adagio, per combattere il nemico bisogna conoscerlo: ecco quindi presentato lo studio, a firma di Squicciarini ed Ariu, secondo cui i cervelli fuggono in particolare dagli Stati corrotti.

La ricerca, sulla base di dati statistici e modelli matematici, dimostra come la corruzione di un Paese abbia un impatto diretto sui suoi giovani lavoratori e, di rimbalzo, sulle performance economiche. I due scienziati hanno stilato una classifica sulla base dei modelli di migrazione di lavoratori over 25, considerando un periodo dal 1990 al 2000: l’Italia risultava posizionata circa a metà, risultato abbastanza deludente per un Paese europeo ed industrializzato. Al contrario, in cima c’erano i Paesi scandinavi. La classifica è poi stata comparata al livello di corruzione di ciascuno Stato, calcolato usando l’indice dell’International Country Risk Guide. E i risultati sono stati poco rassicuranti: i cervelli fuggono, non riuscendo a farsi strada in un paese corrotto, mentre tendono ad indirizzarsi verso quei luoghi dove l’equità economica risulta garantita. Anche investire nell’istruzione e nella scuola non risulta sufficiente, se poi non si lotta contro i problemi interni del sistema.

L’Università di Louvain, dove i due scienziati si sono trasferiti.

Andrea Ariu commenta così il suo lavoro: «Le politiche governative dovrebbero focalizzarsi non solo sulla costruzione di una forza lavoro qualificata, ma anche sulla lotta alla corruzione per creare un mercato interno del lavoro equo per tutti. Va a beneficio degli altri Paesi se poi le persone formate emigrano verso mercati di lavoro più attrattivi». Mara Pasquamaria Squicciarini racconta invece il lato autobiografico dello studio, dichiarandosi particolarmente sensibile alla tematica e sottolineando come la situazione sia drastica: «Per gli affetti farebbe piacere tornare, ma al momento non abbiamo intenzione di farlo, anche perchè non sapremmo dove trovare lavoro». Il diritto al lavoro si coniuga strettamente con quello alla legalità, e sembra quindi essere un traguardo lontano nell’Italia della crisi, mentre i giovani del Bel Paese continuano a studiare. L’Italia investe nella formazione dei suoi laureati, ma per questi, il futuro migliore è fuori.