Pubblicato il: mar, Giu 3rd, 2014

Amnesty International: in Iran ancora espulsioni e arresti nelle università

di Giulia Mazzetto

Le proteste degli studenti espulsi dalle università iraniane. Fonte: iranhr.it

Le proteste degli studenti espulsi dalle università iraniane. 

Negli ultimi 30 anni le autorità iraniane hanno portato avanti una spietata campagna repressiva contro studenti e docenti universitari, sistematicamente minacciati, arrestati o banditi dallo studio o dall’insegnamento a causa delle loro attività pacifiche, delle loro opinioni o della loro fede. È quanto denuncia oggi Amnesty International nel rapporto “Ridotti al silenzio, espulsi, arrestati: la repressione degli studenti e dei docenti universitari in Iran”, che mette sotto la lente d’ingrandimento le diffuse discriminazioni, in particolare contro le donne e le minoranze religiose, presenti in maniera pesante nel sistema universitario del paese asiatico.

Il rapporto di Amnesty International si concentra sulle tattiche repressive adottate all’indomani della prima elezione dell’ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad, nel 2005, rilevando la cosiddetta “islamizzazione” dei programmi accademici, mirante alla netta eliminazione di qualsiasi influenza occidentale o laica, con una sempre più rigida applicazione in particolar modo delle norme sulla segregazione di genere. Infatti, durante la presidenza di Ahmadinejad, il notevole aumento delle immatricolazioni femminili alle università (nel 2007 le studentesse erano arrivate ad essere il 58 % del totale degli iscritti) si è bruscamente interrotto, attraverso numerosi interventi miranti a scoraggiare le ragazze che volessero iscriversi all’università. Il divieto di iscriversi a corsi giudicati più adatti agli uomini, l’introduzione di un sistema di quote per l’ammissione alle facoltà, modifiche a corsi tradizionalmente “femminili” come quelli umanistici escludendo dai programmi di diritto internazionale i diritti delle donne e dando una maggiore enfasi ai valori islamici. Oltre alle modifiche nei piani didattici sono state introdotte norme severe sull’abbigliamento e restrizioni di movimento. Queste disposizioni hanno quindi prodotto un notevole effetto deterrente nei confronti delle ambizioni di istruzione universitaria delle donne. Inoltre, la cultura femminile continua a essere indicata dalle autorità e dai leader religiosi come una fondamentale causa in primis dell’incremento del tasso di disoccupazione tra gli uomini, ma anche dell’aumento dei divorzi e del calo delle nascite.

Non solo le donne sono tuttavia oggetto di discriminazioni all’interno delle istituzioni universitarie iraniane: ogni anno, denuncia il rapporto, decine di studenti di fede Baha’i non vengono ammessi ai corsi anche dopo aver superato l’esame di ammissione o vengono successivamente espulsi, poiché tale minoranza è vista con sospetto dalle autorità, che perciò ne perseguitano gli adepti con arresti e condanne. Un ulteriore provvedimento pericoloso per la libertà di pensiero è quello degli “asterischi”, annotati sul libretto universitario degli studenti, per registrare comportamenti e azioni che non si conformano al pensiero ufficiale: a seconda del numero di asterischi raggiunti, lo studente viene espulso temporaneamente o definitivamente dall’università e spesso successivamente arrestato per il reato omnibus di “propaganda contro il sistema”.

“Le università iraniane sono tradizionalmente considerate terreno fertile per il dissenso. Le autorità applicano una sistematica politica di “tolleranza zero” nei confronti delle voci dissidenti espellendo, arrestando, torturando e condannando studenti e docenti solo a causa delle loro idee o del sostegno dato a oppositori politici. Per questo usano il pugno di ferro nei confronti delle istituzioni universitarie, consentendo persino alle forze di sicurezza e ai servizi segreti di supervisionare le procedure disciplinari all’interno dei campus. Gli sforzi costanti per stringere la morsa nei confronti della libertà accademica, mettere al bando gli attivisti studenteschi ed emarginare le donne e le minoranze religiose, hanno soffocato la vita delle istituzioni accademiche e lasciato ben poco spazio per libertà di pensiero o di espressione” – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Giovani studenti iraniani manifestano contro la rielezione di Ahmadinejad nel 2009.

Sempre secondo il rapporto di Amnesty, il bilancio del primo anno accademico sotto la presidenza del successore di Ahmadinejad, Hassan Rouhani, eletto nel giugno 2013 e collocabile tra i moderati riformisti, può vantare un allentamento delle misure repressive e la riammissione di numerosi studenti in precedenza espulsi, almeno stando a quanto dichiarato dal ministero della Scienza. Tuttavia, sebbene in numero minore, molti ragazzi sono stati soggetti ad espulsioni e condanne, e parecchi provvedimenti di espulsione precedentemente emessi sono rimasti in vigore, così come non sono state revisionate le condanne sommariamente inflitte alle decine di ragazze e ragazzi arrestati nel 2009 nelle università per aver preso parte alle proteste contro le presunte irregolarità che avevano favorito la rielezione a presidente di Ahmadinejad.

“Un test decisivo per il governo del presidente Rouhani sarà vedere se, e fino a che punto, le forze di sicurezza allenteranno la presa sulle istituzioni accademiche. Le università devono avere la libertà di agire come produttrici di pensiero indipendente e di libertà d’espressione” – ha concluso Sahraoui.