Pubblicato il: ven, Mar 13th, 2015

«Qui una volta ci stava un mafioso»: i giovani di 109-96 raccontano i beni confiscati nel Nord

di Chiara Gagliardi

La villa di Felice Maniero a Campolongo Maggiore.

La musica di una chitarra accompagna la voce narrante. Si parla di mafia, di criminalità organizzata e dei luoghi delle riunioni e delle attività illecite, ora confiscati dallo Stato. Sembra uno scenario già sentito troppe volte: eppure tutto, qui, è ambientato nel Nord Italia.

Le mafie al Nord esistono, eccome, e non se ne parla mai abbastanza: proprio per questo motivo un gruppo di giovani giornalisti e speaker radiofonici ha deciso di abbattere la barriera del silenzio e raccontare le azioni della criminalità organizzata nel Veneto. Antonio Massariolo e Pietro Osti sono i fondatori del progetto 109-96.it, un portale che racconta la drammatica situazione delle mafie nel nord attraverso la storia dei beni confiscati nella regione del Veneto. Il nome deriva dall’omonima legge, la 109/96, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia. Un testo giuridico con una storia interessante, che deriva direttamente dall’iniziativa popolare e che restituisce alla società i beni una volta utilizzati per scopi illegali.

L’idea che la criminalità organizzata si muova solamente nell’Italia meridionale, infatti, è ormai un vecchio preconcetto: «Quando si parla di mafie si pensa sempre alla Calabria, alla Sicilia, insomma al Sud Italia. Le mafie però al Nord ci sono, ed è qui che attecchiscono e prolificano. Al Nord “fanno i soldi”. L’immagine del mafioso con la coppola e la lupara ormai è fuorviante», spiegano i fondatori. La storia degli edifici e dei terreni che una volta appartenevano ai boss diventa quindi occasione per indagare la realtà economica del Veneto, i cui problemi vengono spesso sottovalutati e passati in secondo piano in nome di una prosperità ostentata. Del tutto particolare è anche la forma dei racconti di 109-96.it: l’audiodocumentario racconta i fatti attraverso la voce di un giovane speaker, lasciando libera l’immaginazione di chi ascolta di volare verso nuovi paesaggi e aggiungere colore ai fatti raccontati.

E i beni confiscati alla mafia, in Veneto, sono molti, più di quello che si crede: sette fra appartamenti e box garage a Padova, ai terreni in provincia di Verona, ai molti immobili in provincia di Venezia. Due sono le storie, fino a questo momento, su cui gli audiodocumentari di 109-96.it si sono concentrati: nel piccolo paese di Erbè (Verona), la grande casa di uno spacciatore affiliato alla ‘ndrangheta è diventata una comunità di recupero per disabili e una base. A Campolongo Maggiore (Venezia), la villa di Felice Maniero, meglio noto come Faccia d’Angelo, rinasce come sede di lavoro dei campi dell’associazione Libera. Quello che colpisce, nella nuda verità raccontata negli audiodocumentari del progetto, è come il potere non abbia alcun bisogno di nascondersi: alcune voci di Campolongo sembrano quasi rimpiangere i tempi in cui Maniero abitava la villa, mentre altri sottolineano come sia stato semplice riuscire a controllare un intero territorio. Antonio Massariolo commenta: «Non si può più parlare soltanto di infiltrazioni mafiose al nord, bensì bisogna accorgersi che la criminalità organizzata è ormai fortemente radicata in tutto il territorio del Nord Italia».

Una volta qui ci stava un mafioso… sono le parole con cui inizia ogni contributo del progetto 109-96.it. Eppure oggi molti dei beni confiscati alla mafia sono i protagonisti di una rinascita: le amministrazioni locali e i poteri comunali riescono ad assegnare una nuova vita agli immobili utilizzati a scopo illecito. La chiave per sconfiggere la criminalità organizzata è la consapevolezza: quando il meccanismo viene scoperto, si può riuscire a fermarlo per convertirlo in qualcosa di utile alla comunità intera. Ed è proprio per tale motivo che le storie come queste vanno raccontate.

 @chia0208