Pubblicato il: mer, Mag 1st, 2013

Festa dei lavoratori, anche il Medio Oriente manifesta

di Valeria Vellucci

Scioperi e manifestazioni si sono svolti, in occasione di questo 1 maggio, ″Festa dei lavoratori″, in vari paesi del Medio Oriente. La protesta ha invaso le strade del Cairo, ma anche di Gaza, della Cisgiordania e di Israele.

Stipendio minimo, misure e piani contro la disoccupazione, indipendenza dei sindacati, diritto di protesta. Queste le richieste delle centinaia di cairoti che stamane si sono riversati nelle strade della capitale egiziana. Le manifestazioni, che nel pomeriggio di oggi convergeranno nel quartiere di Sayda Zeinab, sono state indette e capeggiate, dall’Unione Egiziana dei Sindacati Indipendenti.

La disoccupazione, in particolar modo giovanile, in Nord Africa e Medio Oriente, è del 40%, tra le più alte del mondo, e la situazione economica egiziana non è certo tra le più floride. Secondo uno studio pubblicato il 28 aprile scorso dall’ECESR (Centro Egiziano per gli Studi Economici), nel solo 2012 gli scioperi e le proteste sono stati ben 3187, mentre nel gennaio e marzo 2013, 2400.

Anche Gaza City scende in piazza, con un corteo, composto da uomini, donne e giovani, che si è spostato da piazza Soraya verso il quartiere antico di Saha. La condizione più preoccupante, sembra difatti essere proprio quella della Palestina, sia per quanto riguarda la Striscia che la West Bank: un’economia sotto occupazione, strettamente dipendente da Israele, strangolata dal blocco e con una base produttiva molto debole ed incapace, quindi, di generare possibilità concrete di impiego. I dati mostrano il dilagare della disoccupazione: nella sola Striscia di Gaza ben il 32.2% della popolazione risulta essere disoccupato.

Ad esser più colpiti sono donne e giovani, il tasso di disoccupazione è altissimo: del 31.7% per i primi, nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni, mentre per le donne è del 39.5. La crisi economica palestinese sembra non trovare via di uscita, ogni anno il peggioramento risulta essere tangibile, sia nell’ambito privato che in quello pubblico.

Le categorie di lavoratori toccate in modo sensibile da questa pesante e persistente condizione economica, sono certamente i pescatori palestinesi della Striscia che ogni giorno continuano ad essere vittime degli attacchi da parte di navi israeliane, ma anche i contadini della West Bank privi del diritto di coltivare liberamente quelle che sono le proprie terre. Già qualche mese fa si mise in atto quella che può essere definita come una vera e propria proposta di boicottaggio dei prodotti israeliani, al fine di valorizzare e rendere fonte concreta e totale di sostentamento i prodotti palestinesi.

Oggi, e non solo, non si può mancare di rivolgere un pensiero a Brahim Slimani, il ventitreenne tunisino che, appena tre giorni fa, si è cosparso di benzina dandosi fuoco dinanzi al municipio di Sidi Bouzide, stesso luogo in cui nel 2010 si era auto-immolato Muhammad Bouazizi. Disoccupato, condizioni economiche estremamente povere, come lui tanti altri giovani tunisini che, negli ultimi due anni, hanno scelto l’auto-immolazione per far sì che la loro voce, e quella di tutti coloro che vivono in situazioni precarie, venga ascoltata.

Manifestazioni si sono avute anche in Sudafrica ed Israele, e, seppur in contesti sociali ed economici nettamente differenti, il messaggio e le richieste sono i medesimi: l’essere tutelati ed il non essere privati di uno dei diritti fondamentali appartenenti ad ogni essere umano, il lavoro.