Pubblicato il: dom, Apr 14th, 2013

Medicina e Chirurgia, gli studenti si dividono sulla riforma del test per le specialistiche

Il ministro uscente Profumo

di Andrea Gentili

Mancano oramai pochi mesi al test di ingresso alle scuole di specialità di Medicina e Chirurgia. Tuttavia è in corso ai palazzi del Ministero una rivoluzione che potrebbe cambiarne le modalità di accertamento già dal prossimo anno accademico. La nazionalizzazione del test di accesso, un decreto ancora in bozza al Ministero, non è stata accolta con lo stesso entusiasmo da tutti gli studenti. Tra i futuri specializzandi c’è chi infatti vorrebbe un cambiamento più graduale, come gli studenti dell’università di Verona.

A seguire tutto l’iter della bozza che rinnoverà il test, ci sono due Comitati di studenti: il Comitato Pro Riforma e il comitato Pro Proroga.

Il regolamento in corso. L’attuale regolamento sul test di ingresso alle specialistiche di Medicina e Chirurgia prevede due prove scritte, bandite su concorso locale. La prima prova si basa su 60 domande a risposta multipla tratte da quiz noti, e richiede dunque un esercizio meramente mnemonico. La seconda prova consiste invece nella risoluzione di un “caso pratico”, mediante una relazione scritta. A un totale di 60 + 15 punti, si aggiungono ai fini della graduatoria finale un massimo di 25 punti extra, assegnati in base al voto di laurea, al voto degli esami attinenti alla specialistica per la quale si concorre, all’attinenza della tesi di laurea con la specialistica, alle pubblicazioni degli studenti durante il corso di laurea, e alle attività didattiche elettive.

I concorsi per le varie scuole di specializzazione si svolgono nella medesima giornata in tutta Italia. Secondo il sistema attuale, uno studente può partecipare a più concorsi per specialistiche diverse, pagando però una quota aggiuntiva spesso salata. Se uno studente non riesce a vincere il concorso per la specialistica scelta nella città da lui preferita, è costretto ad aspettare un anno e poi rifare il test. Già numerosi sono gli episodi di corruzione e di manovre sotto banco per fare passare laureati meno meritevoli, e che sono stati denunciati da inchieste giornalistiche. Gli studenti puntano il dito soprattutto contro la seconda prova, troppo soggettiva e fonte di numerose discriminazioni.

Il palazzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

La bozza ministeriale. La bozza del decreto ministeriale per la riforma del test, attualmente in fase di stallo, vorrebbe cambiare radicalmente il regolamento vigente. La graduatoria sarebbe stilata su base nazionale, e non più locale. Ciò significherebbe che, in base alla graduatoria unica, verrebbe data la possibilità agli studenti migliori di scegliere in quale sede frequentare i corsi, garantendo dunque un’opportunità in più a tutti di accedere alla scuola specialistica. La seconda prova verrebbe abolita, mentre alla prima prova si aggiungerebbero altre 20 domande di carattere generale, e altre 20 più specifiche e differenziate per tipologia di scuola. I quesiti non verrebbero più pescati da un gruppo di domande già note, ma riformulati ogni anno sulla base di una bibliografia nota. Secondo la bozza, al curriculum degli studenti verrebbero tolti 10 punti, affidando maggiore peso al voto di laurea, calcolato su una distribuzione in percentili, e alla media dei voti, se pari almeno a 27/30. La riforma dovrebbe essere applicata già per l’anno accademico 2013/2014, tuttavia le elezioni e il caos istituzionale post-elettorale hanno bloccato l’iter del decreto, che non è ancora arrivato in Consiglio di Stato e si trova attualmente nell’ufficio legislativo del MIUR. Difficile dunque una approvazione tempestiva, più probabile che la riforma slitti di un anno.

Il logo del Comitato Pro Riforma

Il comitato Pro Riforma. Alla stesura della bozza hanno contribuito, su invito del MIUR e fornendo limitatamente un parere, una delegazione del Segretario Italiano Giovani Medici (SIGM), e il Comitato Pro Riforma, un organismo formato da studenti di medicina nato qualche mese fa, e sviluppatosi poi aggregando consensi in tutta Italia. Su Facebook il loro gruppo si chiama “Adesione On line Petizione Pro Concorso Nazionale Specializzazioni Mediche” e raccoglie i pareri favorevoli di quasi 7000 utenti. La battaglia che loro promuovono è per l’attuazione immediata della riforma, e per una abolizione totale di tutti gli elementi di discrezionalità e ambiguità nel corrente test. Questi sarebbero la seconda prova, sulla quale verte il giudizio insindacabile della commissione, e la valutazione dei titoli a cui verrebbe tolto il punteggio assegnato alle attività didattiche elettive e alle pubblicazioni, ritenute fortemente soggettive. Il comitato si batte anche per i diritti dei fuori corso, che non devono essere discriminati assegnando loro punteggi minori. L’idea è che la scuola di specializzazione non possa essere considerata come il normale proseguimento degli studi della carriera di un laureato, e che il test debba assumere le stesse modalità di qualsiasi altro concorso pubblico, a prescindere dunque da elementi come l’età del candidato e il numero di anni impiegati a conseguire la laurea.

La facoltà di Medicina a Verona

Le critiche: il Comitato per la proroga e la rivisitazione della riforma. C’è però un altro comitato, il “Pro Proroga”, che ha chiesto più volte un incontro col Ministro Profumo, ma non ha ottenuto risposta. Fondato da studenti della Cattolica di Roma, ha poi accolto i consensi anche di alcuni studenti di Firenze, del San Raffaele di Milano, e degli studenti dell’Università di Verona. E anzi, è proprio il gruppo di Verona ad essere la voce portante del comitato, avendo deciso, al contrario degli altri atenei, una linea comune. Anche il Pro Proroga ha il suo gruppo su Facebook: si chiama “Concorso di specializzazione medica nazionale? Sì, ma non dal 2013/2014!!!” e raccoglie più di 4000 utenti, provenienti per lo più dall’area veronese, bresciana e milanese, anche se non mancano utenti da tutte le altre città d’Italia, quali Roma e Firenze. Anche questo comitato si dichiara a favore della nazionalizzazione del test di ingresso, ma non in tempi brevi. L’idea cardine è che non si possono cambiare le regole del gioco mentre si sta ancora giocando. In particolare, la modifica alla valutazione dei titoli lederebbe quegli studenti giunti ormai verso la fine del loro percorso formativo in facoltà, e che hanno speso anni di studio per conseguire voti soddisfacenti nelle materie di attinenza con la specialistica programmata o per preparare la tesi di laurea più “utile”, o per seguire le attività didattiche elettive. Tutte occupazioni che hanno richiesto grandi sacrifici e sforzi, e che con la nuova riforma non varrebbero più nulla, se non per curriculum personale. Altro punto di divergenza sta nei tempi di attuazione della riforma. Il Comitato per la proroga e la rivisitazione della riforma vorrebbe che la riforma fosse attuata a partire dall’anno accademico 2019/2020, in modo da potere omologare la didattica nazionale prima di nazionalizzare. In atenei diversi ci sono esami differenti, mentre altri esami uguali non valgono lo stesso numero di crediti. La didattica appare ora molto differente da ateneo ad ateneo, e non si parla solo di spaccatura Nord/Sud Italia. Inoltre, non tutte le università hanno la stessa percentuale di 110 e Lode nella votazione di laurea, e questo è un problema non immediatamente risolvibile con il sistema dei percentili proposto.

Le Proposte. Il comitato “Pro Proroga” si è impegnato anche nel proporre nuove soluzioni, nell’attesa del fatidico anno 2019/2020, quando si potrà finalmente passare alla graduatoria nazionale. La prima prova deve essere sì cambiata, ma proponendo solo domande dal triennio in poi, e aumentando tempo e domande specifiche sulla materia specialistica, in modo da scoraggiare gli studenti che provano più test senza avere una chiara idea in testa, e gli studenti che si affidano al caso. La seconda prova invece non deve essere eliminata, ma ridotta anche questa a un test a risposta multipla, scongiurando dunque le ambiguità dell’attuale seconda prova. La valutazione dei titoli deve invece continuare a prendere in considerazione l’attinenza della tesi, le pubblicazioni, e le attività extra, almeno fino al 2019/2020.

Gli studenti di Verona hanno risposto alle critiche dei colleghi del Comitato Pro Riforma anche con un video, con il quale hanno voluto rendere nota a tutti la loro posizione.