Pubblicato il: ven, Feb 15th, 2013

L’Islanda si prepara a vietare la pornografia online

di Riccardo Venturi

Una scritta contro la pornografia: “Il porno danneggia tutti”

Nel corso degli anni si è discusso di tutto: alcool, fumo, droghe, prostituzione. L’ultima frontiera del proibizionismo, un inedito per quanto riguarda i paesi europei ed occidentali, è la pornografia online. Infatti l’Islanda potrebbe vietarla e censurarla su proposta del governo. Ricordiamo che Reykjavik aveva già affrontato il tema in passato e che è ufficialmente bandita la produzione e la distribuzione della pornografia in forma stampata.  Inoltre, dal 2010, in Islanda non c’è traccia di strip club, proibiti anche essi dalla legislazione locale, particolarmente moderna in materia di diritti e parità di genere. Il tema è molto sentito e il governo locale, dopo anni in cui l’isola ha concentrato i propri sforzi per uscire dalla crisi finanziaria, vuole affrontare radicalmente il problema. Già tre anni fa, oltre alle modifiche legislative sopracitate, l’esecutivo aveva avviato una consultazione con vari esperti sugli effetti della pornografia su bambini, adolescenti e società. I risultati riportati al premier Jóhanna Sigurðardóttir l’hanno convinta a proseguire su questa strada: l’incidenza della traumaticità di immagini sessualmente esplicite e violente sui bambini potrebbe essere pari a quella di abusi e molestie. In più, il governo islandese è convinto che l’aumento dei crimini e delle violenze sessuali sia conseguenzialmente legato al sempre più facile accesso a contenuti pornografici.

Il ministro dell’interno Ogmundur Jonasson sta lavorando sulla riforma volta a implementare le misure di blocco che impediscano ai più giovani di accedere a siti per adulti. Dal ministero fanno sapere che la salute e il benessere dell’infanzia sono priorità nazionali e che sia gli esperti, sia l’opinione pubblica, sono favorevoli ad una svolta sul piano legislativo. Ciò potrebbe dare inizio ad un effetto a catena che coinvolgerebbe altri paesi europei, tra cui il Regno Unito. L’Islanda comunque è il primo paese ad affrontare seriamente il rischio di patologie legate all’abuso della pornografia e c’è molto ottimismo sul successo della riforma, nonostante non sia facile trovare il modo di oscurare lo sconfinato universo informatico a luci rosse.  Ottimismo che si riflette nel pensiero del consigliere politico del ministro dell’interno, Halla Gunnarsdóttir: “se abbiamo la capacità di inviare un uomo sulla Luna, possiamo e dobbiamo contrastare la pornografia in rete”.

Insomma, se le tecniche di censura da una parte preoccupano, il governo non ha comunque dubbi sulla necessità e sulla bontà del fine ultimo. L’Islanda è pronta a tutto, tanto è vero che si parla di filtri informatici simili a quelli utilizzati dalla Cina per il controllo della navigazione degli utenti e per il blocco della pornografia; in particolare, questi filtri verrebbero utilizzati per impedire la visione e lo scaricamento di immagini e filmati da qualsiasi piattaforma. Questa possibilità mette in luce la durezza dell’atteggiamento delle autorità nazionali, il che le ha esposte a pesanti critiche. La censura ed il proibizionismo storicamente non hanno mai funzionato e di solito si è ottenuto l’effetto opposto. Nel caso di droghe e prostituzione si è tollerato e indirettamente foraggiato un mercato sommerso che si è potuto espandere in modo tentacolare anche in altri settori. Il premier Sigurðardóttir sottolinea l’impossibilità materiale di questa evenienza e rimanda al successo già ottenuto con il divieto della pornografia stampata. Altre accuse vengono avanzate nei confronti della riforma perché violerebbe le libertà degli adulti che usufruiscono consapevolmente della pornografia in rete ed inoltre il governo islandese viene tacciato di facile moralismo in materia sessuale. I suoi membri smentiscono che il provvedimento sia volto a rendere il sesso e la sessualità argomenti tabù, ma al contrario andrebbe di pari passo ed incoraggerebbe la propensione ad una sana educazione sessuale fin dai primi anni di età, dato che un utilizzo precoce di materiali pornografici annullerebbe ed abbatterebbe ogni confine tra realtà e finzione, “tra giusto e sbagliato”.

La riforma sarebbe drastica e radicale, non così impopolare in patria così come si potrebbe pensare in Italia (paese in cima alle classifiche di accessi a siti pornografici), ma punterebbe a mettere al centro delle priorità la prospettive e il benessere dei bambini e degli adolescenti. Tracciare una linea rossa tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, tra cosa è sano o cosa è dannoso, è sempre una soluzione arbitraria. L’Islanda ha comunque deciso di andare avanti, ma è doveroso sottolineare che era già stato avviato un percorso nel recente passato con risultati inaspettati. Va anche aggiunto che, mentre in Italia la sessualità è ancora tabù sia a livello culturale che sul piano legislativo, in questa piccola isola del Nord Europa l’educazione sessuale è materia scolastica obbligatoria fin dal 1970. A fronte degli indicatori che promuovono l’Islanda come uno dei paesi più moderni e progrediti del mondo in materia di libertà individuali, dove il sesso non è necessariamente visto in una prospettiva pudica o machista, bensì come un tema strettamente legato alla sacralità della sfera personale, il problema della censura assume connotati meno importanti.