Pubblicato il: sab, Gen 19th, 2013

Now is the time: Obama contro le armi

di Riccardo Venturi

Now is the time. Obama ha scelto uno slogan di sicuro impatto per lanciare su tutti i media una battaglia che già si preannuncia come la più difficile della sua carriera presidenziale, quella per fermare la follia delle armi. Il Presidente degli Stati Uniti sa che, per riuscire nel suo intento, deve sensibilizzare l’opinione pubblica, ecco perché ha presentato il suo piano in diretta nazionale e davanti alle famiglie della strage di Newtown. Il messaggio che lancia all’America è chiaro ed esplicito: non deve succedere mai più.
Obama ha deciso per una severa stretta sull’uso delle armi ed ha annunciato il varo di 23 decreti immediatamente esecutivi e lo stanziamento di 500 milioni di dollari. Altri progetti di legge dovranno passare il vaglio del Congresso. Il Presidente ha esortato le due Camere ad approvarli e a dare spiegazioni in caso di bocciatura. “La sicurezza dei bambini è la priorità, è una questione che non può dividerci”.

Il piano consiste in tre sezioni principali: armi e violenza, istruzione, salute mentale. Fondamentale per la sua attuazione sarà il via libera del Congresso sul divieto delle armi d’assalto (già varato da Clinton, ed in vigore fino al 2004). Tra gli altri divieti, si vuole imporre un limite all’ approvvigionamento delle munizioni. Inoltre, il Presidente vuole imporre dei severi controlli sui precedenti degli acquirenti delle armi, finora eseguiti a livello statale e non federale. Queste misure saranno integrate da una serie di campagne di informazione, istruzione e ricerca sull’utilizzo delle armi da fuoco, che servirebbero a sensibilizzare la Nazione sull’argomento. Scuole più sicure, sviluppo di piani di emergenza, prevenzione della violenza, nuove tecnologie di sicurezza, accesso semplificato ai servizi di salute mentale; ma anche punizioni più severe per chi compra armi illegalmente, dato che, secondo stime ufficiali, il mercato in nero raggiungerebbe la quota del 40% sul totale. Una cifra non da poco, considerando che gli Stati Uniti detengono il record globale sul possesso di armi private.

Barack Obama

Ecco perché secondo la Casa Bianca il cambiamento deve avvenire ora. Newtown e Denver sono solamente i ricordi più dolorosi e freschi di un Paese che negli ultimi due anni ha visto morire decine di migliaia di persone a causa dell’uso di armi da fuoco.
Eppure, nonostante l’alto tasso di omicidi, per Obama non sarà una sfida facile. La potente lobby delle armi, la National Rifle Association, ha anticipato il Presidente e gli ha dichiarato guerra aperta, attaccandolo pesantemente con un video propagandistico che lo ritrae come elitario ed ipocrita, dato che a scuola le figlie del Presidente sono protette dalla sicurezza armata. Il Vicepresidente della NRA, Wayne LaPierre, sostiene che l’unico modo per proteggere veramente gli studenti è quello di dotare le scuole di guardie armate. Il cuore del problema risiederebbe quindi nell’aumento della criminalità e non nell’uso delle armi, diritto garantito costituzionalmente. Infatti, il secondo principale ostacolo per Obama risiede proprio nella Carta Costituzionale. Il secondo emendamento della Bill of Rights (ovvero l’insieme dei primi dieci emendamenti che hanno integrato la Legge Fondamentale e che introducono la disciplina della tutela dei diritti) garantisce ai cittadini americani la possibilità di possedere armi a scopo di difesa. Approvato nel 1791, è parificato agli altri diritti fondamentali e fa parte della tradizione giuridica e culturale della Nazione. In molti Stati non vi sono vincoli per la richiesta e l’ottenimento della licenza al possesso di armi. In più di due secoli, numerose sentenze della Corte Suprema hanno ribadito l’incostituzionalità di leggi che vietano il possesso di armi, secondo il principio del judicial review. L’ultima risale al 2008.

Proprio a chi gli contesta l’incostituzionalità del suo piano, Obama risponde che “rispetta le tradizioni” e che lo scopo non è quello di andare contro il generico possesso di armi. Al contrario, l’obiettivo consiste nel disciplinarlo dettagliatamente e rendere più difficile l’accesso al loro acquisto, evitando che finiscano in mani sbagliate. Il secondo emendamento rimane intoccabile, ma la sua adozione va contestualizzata in una società del passato che usciva da un conflitto sanguinoso. Le pressioni sono tante, le lobby sono tradizionalmente un ostacolo molto grande da superare persino per il Presidente, ma Obama non può fare a meno di ignorare e legare l’elevato numero di stragi all’estrema facilità di disporre armi da fuoco.
I cittadini americani sono divisi sul tema. Secondo un sondaggio della CNN la maggioranza (55%) accoglierebbe con favore il piano presidenziale, ma il ricordo della Sandy Hook è recente e i sostenitori delle armi restano tanti. Anche se i progetti di legge in bilico dovessero essere approvati dal Congresso, Obama dovrà affrontare una forte resistenza alimentata dalla propaganda della NRA.