Pubblicato il: ven, Ott 25th, 2013

Turchia: primo sexy shop online conforme all’Islam

di Riccardo Venturi

A pochi giorni dalla sua apertura in Turchia, c’è da registrare lo strepitoso successo di un sexy shop online. La notizia non avrebbe alcunché di particolare, se non per l’inedita caratteristica del sito di professarsi “halal”, ovvero lecito, permesso, secondo il diritto islamico.

L’insegna della sede 

Nel Fiqh (la giurisprudenza), la condotta di ogni credente è disciplinata dividendo gli atti in obbligatori, preferibili, permessi (halal, appunto), non preferibili e vietati (haram). Oltre che al consumo di cibi e bevande, l’osservanza dei precetti religiosi si estende a molti altri campi, fra i quali la sessualità. Il diritto islamico disciplina il sesso matrimoniale ed extra-matrimoniale, le restrizioni, l’astinenza, le norme igieniche, l’adulterio e molto altro ancora, coprendo a trecentosessanta gradi la sfera sessuale dei credenti.

Lo scopo del fondatore del sito, Haluk Murat Demirel, è quello di mostrare come, al contrario di quanto spesso si crede in Europa e nel mondo occidentale, l’Islam non è contro il sesso né questo è da considerare un argomento tabù, «anzi, lo incoraggia sotto certe condizioni».

L’homepage del sito www.helalsexshop.com si apre con la possibilità di entrare in due sezioni separate, una dedicata agli uomini (erkek) ed una dedicata alle donne (kadin). Una striscia bianca con la scritta “Helal Sex Shop” divide le figure stilizzate di un uomo seduto a gambe incrociate e di una donna velata di cui non si vede il profilo. In tutti i collegamenti all’interno del sito non si trovano immagini o foto esplicite che, come viene spiegato, potrebbero mettere in imbarazzo la clientela.

Hakan Murat Demirel racconta che l’idea di un sexy shop “halal” gli è venuta parlando con gli amici: durante una chiacchierata è emerso come i negozi e le pagine web del settore non tengano conto delle esigenze di un credente, posizionandosi tutti su una linea decisamente pornografica, hardcore o estrema. Da qui all’online il passo è stato breve. In particolare le donne trovano rassicurante lo stile riservato e non aggressivo del sito, tanto che il 45% della merce venduta è riservata ad esclusivo uso femminile.

Entrando nelle due sezioni si potranno visionare e comprare solo prodotti in linea con i precetti religiosi. Quindi nessuno spazio ai vibratori, mentre è presente un vasto assortimento di preservativi, afrodisiaci, lubrificanti, tè alle erbe, profumi, creme, spray e oli per massaggi. Oltre alla parte più strettamente “commerciale”, il sito offre un forum di discussione e consigli sulla sessualità halal, uscendo quindi dalla semplice dimensione di piattaforma per acquisti online.

L’homepage del sito

Il fondatore di “Helal Sex Shop” sembra aver già centrato in pieno il suo obiettivo, infatti il grande e immediato successo del nuovo progetto (misurabile in decine di migliaia di visite in pochi giorni, trentatremila solo domenica) ha attirato diverse reazioni, anche inaspettate. Le critiche arrivano soprattutto dagli ambienti laici, che vedono l’iniziativa come un’intrusione nella sfera intima delle persone e come un tentativo di “modellare” ulteriormente la realtà locale su basi religiose, in un contesto sociale già provato da tensioni e spaccature.

Le proteste degli scorsi mesi hanno reso noto a tutto il mondo il dissenso interno di cui soffre il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan. Oltre alle trasversali richieste di democrazia e alle istanze anti-autoritarie, il capo del governo turco viene accusato dalla parte di popolazione di estrazione kemalista di  condurre un’opera di graduale e inesorabile “islamizzazione” del paese. Autore di diverse riforme contraddittorie, Erdoğan mostra tendenze sempre più leaderistiche, tanto da spingersi a invocare un cambiamento della definizione dei già rari “sexy shop” in “love shop”; inoltre, nel recente passato, si era già espresso contro l’aborto e sul numero di figli raccomandabile per ogni famiglia turca. L’ultimo caso in termini di ingerenza governativa è quello di Gözde Kansu, presentatrice televisiva licenziata per aver indossato un abito considerato troppo “scollato” da Hüseyin Çelik, un esponente del partito di governo da lei intervistato. Quanto basta per prendere provvedimenti secondo Çelik.

Le paure degli ambienti laici derivano da questo quadro di contrasti, nel quale la nascita di un sexy shop “halal” si inserirebbe alla perfezione ad alimentare i sospetti su un’agenda governativa segreta. Quel che è certo, è che Haluk Murat Demirel ha individuato una straordinaria chiave di successo, portando la sua nuova attività alla ribalta mondiale.