Pubblicato il: ven, Mag 2nd, 2014

«Dio e la religione banditi dalla Disney»: ancora polemiche sul premio oscar Frozen

di Andrea Gentili

Anna e Elsa, protagoniste del film disney Frozen

A pochi mesi dall’uscita del premio Oscar Frozen, la Disney si è fatta sfuggire, attraverso le voci di due suoi dipendenti, un particolare che fino a questo momento non era mai stato rivelato. Guai a parlare di religione e, soprattutto, guai ad usare la parola Dio, in qualsiasi accezione. Circa due settimane fa, parlando in una trasmissione radiofonica condotta sulla National Public Radio (NPR) statunitense, i compositori della colonna sonora di Frozen – i coniugi Robert Lopez e Kristen Anderson, vincitori del premio Oscar per la canzone “Let it go” (“All’alba sorgerò” nella versione italiana), cantata da Idina Menzel – hanno rivelato che le canzoni non potevano avere alcun sfondo religioso.

Ecco qui un estratto, tradotto, della trasmissione radiofonica di Terry Gross:

Robert Lopez: «La Disney non è proprio quel posto così infantile e immacolato che ci si può immaginare. Insomma, hanno ingaggiato Ashman e Menken dopo che avevano fatto “La piccola bottega degli orrori”, che fu una sorta di “Avenue Q” di quei tempi. Era una cosa molto kitch, ma anche abbastanza spinto e sanguinolento. E non penso che la Disney abbia alcun problema ad ingaggiare gente che ha fatto lavori così spinti in passato».

Kristen Anderson: «È curioso. Perché le uniche cose su cui bisogna invece fare attenzione sono le cose legate alla religione, la parola Dio…»

Robert Lopez: «Già. Semplicemente non puoi…»

Terry Gross: «Non potete dire la parola Dio?»

Robert Lopez: «Beh la puoi dire negli studio della Disney, ma non puoi metterla nei film».

Una rivelazione molto interessante, visto che la Disney in generale, e sopratutto nel film Frozen, ha voluto rappresentare alcuni dei momenti e delle sensazioni più toccanti della vita umana: la morte, la perdita dei genitori, l’emarginazione e la solitudine, la depressione, l’amore, la gioia, la speranza.

Addirittura, nel 1971 il film a tecnica combinata d’animazione e attori in carne ed ossa Pomi d’ottone e manici di scopa proiettava sullo schermo i nazisti e il nazismo come i nemici principali. Ma la religione, e le divinità, sentite come emozioni strettamente personali e completamente diverse da popolo a popolo, sono invece sempre state tenute fuori. Dopotutto, quale versione di Dio avrebbero potuto rappresentare? La Disney distribuisce film su scala mondiale, perciò numerose e diverse divinità sono adorate: se all’interno di un cartone Disney fosse menzionato un qualsiasi Dio, ciò comporterebbe che in alcune parti del mondo quel film perderebbe molto del suo significato e di pertinenza ad un mondo che è, e deve rimanere, di pura fantasia. Questo perché anche in un mondo fatato e inventato, come quello rappresentato nei film Disney, i bambini di tutto il mondo riescono a riconoscersi nella trama, nei personaggi e nelle loro azioni. Quando una qualsiasi divinità, realmente esistente, viene inserita al suo interno, ecco che la magia si spezza, perché un bambino indiano non potrà mai più essere affascinato allo stesso modo quanto uno statunitense o un europeo.

Frollo e Quasimodo nel Gobbo di Notre Dame, nella versione disneyana

Nel passato, infatti, la Disney non ha mai dato alcun segno di voler infrangere questa regola, finora rimasta celata. Ad esempio, mentre la casa di produzione non cambiò certi aspetti della trama originale de Il Gobbo di Notre Dame nella sua interpretazione cinematografica (vediamo ne Il Gobbo di Notre Dame Frollo cantare davanti alla croce rivolgendosi in una preghiera alla Madonna), altri dettagli minori sono stati cambiati e secolarizzati, come la professione di Claude Frollo, prete nel romanzo di Victor Hugo e giudice nel cartone della Disney. Dopotutto, a meno di non sconvolgere completamente l’opera originale, era ben difficile non ambientare il cartone animato nella cattedrale parigina del XV secolo.

Altro espediente della Disney in tempi poco più recenti è stato, ad esempio, usare divinità realmente adorate in un lontano passato, e poi passate di moda, come gli dei greci nel film Hercules, dove il richiamo, più che alla religione, è alla mitologia.

Ma questa rivelazione da parte di due dipendenti della Disney ha già suscitato le ire di molti critici conservatori, che tra l’altro avevano già inquadrato Frozen per i suoi contenuti pro gay. A marzo, il pastore Kewin Swanson della “Riformation Church” negli Stati Uniti, condannò pubblicamente il film come una «compagnia satanica», ritenendo che la Disney fosse una delle organizzazioni più a favore degli omosessuali di tutti gli Stati Uniti. A suo parere, il film Frozen è, infatti, pieno di temi che indottrinerebbero i piccoli, in particolare le bambine, all’omosessualità e alla bestialità. In un certo senso, come i due compositori di Frozen hanno rivelato, «in questo film parliamo di una relazione tra due donne, che solo nell’1% dei casi può passare il vaglio di Hollywood», riferendosi chiaramente al fatto che nel cinema hollywoodiano, in particolare dei film d’animazione, la trama è generalmente impostata sulla classica relazione principessa e principe azzurro. «Ma in questo caso è diverso – afferma Kristen Anderson – Molte bambine e ragazzine cercano fortemente di adattarsi a un modello, quello proposto da film come Biancaneve, Cenerentola, la Bella Addormentata nel Bosco, la Bella e la Bestia, che non trova alcun riscontro nella realtà». In Frozen il principe azzurro è una persona che prima di tutto mette se stesso e le sue ambizioni davanti agli altri: un uomo che prima corteggia e poi pugnala alle spalle. E guarda caso, la storia si svolge primariamente sul rapporto di due sorelle, la regina che vuole stare da sola perché la società l’ha rifiutata e la principessa che ricambia con un pugno in faccia il suo principe azzurro.

Insomma, Frozen non è solo un esempio di laicità: la Disney ha messo in campo nuovi temi, prima di tutto l’emancipazione femminile, e anche alcuni accenni che possono far scattare un campanello di avvertimento, come il testo della canzone premio Oscar “Let it go”, qui di seguito tradotto in una delle sue parti più significative:

Non farli entrare, non fare in modo che vedano,
sii la buona ragazza che hai sempre dovuto essere
nascondi, non sentire, fai in modo che non sappiano,
beh ormai lo sanno.

Ma lascia stare, lascia stare,
non si può più trattenere,
lascia stare, lascia stare,
girati e sbatti la porta,
Non mi interessa ciò che diranno,
Lascia che la tempesta infuri,
il freddo non mi ha mai turbato in ogni caso

È divertente vedere come la distanza renda tutto così piccolo,
e le paure che una volta mi controllavano ora non ci siano più,
è tempo di vedere cosa posso fare,
di vedere i miei limiti e oltrepassarli,
non c’è giusto, non c’è sbagliato, non ci sono regole per me,
Sono libera