Pubblicato il: sab, Lug 20th, 2013

Stati Uniti, su 27 condanne a morte pesano gli errori forensi dell’Fbi

di Alberto Bellotto 

Una lunga ombra si allunga sulla pena di morte negli Stati Uniti. Il Washington Post, qualche giorno fa, ha riportato in anteprima i risultati di un’indagine svolta dal Dipartimento di Giustizia Usa in collaborazione con Fbi e associazioni in difesa dei condannati, che ha rilevato pesanti errori del Bureau in 27 casi di condanna a morte. L’origine dell’errore sarebbe da ricercare nella specifica attività di laboratorio e individuazione del DNA.
La ricerca, realizzata all’inizio di luglio, ha coinvolto direttamente l’Fbi, il Dipartimento di Giustizia e due associazioni in difesa dei condannati, l’Innocence Project e l’associazione nazionale degli avvocati penalisti (NACDL). I 27 casi individuati fanno parte di un pacchetto di 120 procedimenti considerati a rischio su oltre 22 mila fascicoli dell’Fbi.
La ricerca arriva dopo oltre un anno di polemiche intorno alle tecniche forensi adottate dal Bureau. Poco più di 14 mesi fa lo stesso Washington Post aveva denunciato che per anni l’Fbi avrebbe occultato alle controparti della difesa nei vari processi, i limiti e i margini di errore delle tecniche di rilevazione dei suoi laboratori.
Nello specifico gli occhi sono puntati sulla rilevazione del DNA dai frammenti dei capelli. Secondo una serie di report interni, l’Fbi avrebbe rilevato imprecisioni e margini di errore molto elevati per questo tipo di analisi fin dalla fine degli anni ’70. Tra i limiti più evidenti di questo tipo di analisi ci sarebbe l’impossibilità di identificare da un singolo campione di capelli una persona specifica escludendo così altri possibili soggetti.

Andrew Weissmann, consigliere generale dell’Fbi 

A seguito dell’indagine sono arrivate le prime dichiarazioni dell’Fbi, di Innocence Project e e NACDL. Andrew Weissmann, consigliere generale dell’agenzia federale ha dichiarato che il sistema di analisi del Dna ‹‹non è stato creato per essere un modello e che se esiste un problema va affrontato e risolto perché non si ripresenti più in futuro››, allo stesso tempo però il consigliere ha voluto ribadire che l’errore non è a vantaggio di una sola parte ma che ‹‹l’informazione viene rilasciata ad entrambe le parti››. Dello stesso avviso anche David Hassell, direttore del laboratorio dell’Fbi: ‹‹le nuove informazioni verranno impiegate per migliorare tutto il lavoro del laboratorio››.
Esultano invece le associazioni. Peter Neufeld, uno dei fondatori di Innocence Project, vede nel report un passo avanti storico ‹‹per migliorare tutto il sistema giuridico americano con maggior rigore nelle scienze forensi››. Norman Raimer, direttore esecutivo del NACDL parla già di ‹‹enorme impatto nel sistema giuridico dei vari Stati››.

Intanto però questo report ha avuto una serie di conseguenze immediate. In primo luogo la commissione forense del Texas ha invitato i laboratori sotto la sua giurisdizione a riesaminare con attenzione tutti i loro casi a partire dal 1982. In secondo luogo il Dipartimento di Giustizia ha istituito due commissioni indipendenti con il compito di verificare ogni singola analisi dell’Fbi ed eventualmente segnalare discrepanze e irregolarità a procuratori e avvocati della difesa. Nel caso di irregolarità conclamate il dipartimento affiancherà i vari imputati nel percorso di revisione del processo.
Per il momento l’unico effetto concreto è stato lo stop dell’esecuzione di Willie Manning. 44enne nel braccio della morte in Mississipi, Manning era stato condannato per l’omicidio di due studenti nel 1992. Prima di procedere con l’esecuzione della condanna le autorità federali hanno disposto per lui un ulteriore controllo del Dna.

Mentre il Dipartimento di Giustizia si trova ad affrontare questo scandalo, i dati sulle esecuzioni negli Usa riportano che nei primi 6 mesi del 2013 il numero delle condanne eseguite è stato di 16 rispetto ai 23 nel 2012.

@albertobellotto