Bahrein, continua la tensione ma il Grand Prix si farà
di Valeria Vellucci

A pochi giorni dall’inizio del Gran Premio di Formula 1 del Bahrein, che si terrà il 19, 20 e 21 aprile, la tensione continua sensibilmente a salire. Numerosi sono stati gli scontri avvenuti tra popolazione civile e polizia. Le richieste: rispetto dei diritti umani e cancellazione del Grand Prix. La risposta del re, brutale repressione.
In un paese ormai logorato da ben due anni di proteste, dalle continue violazioni dei diritti umani, dal rigido regime della monarchia assoluta di Re Hamad bin Issa al-Khalifa, verrà tra due giorni dato il via ad uno degli eventi sportivi più prestigiosi ed attesi dell’anno, denominato già da qualcuno come ′il premio insanguinato′.
Manama la capitale del regno, “Piazza della Perla” l’anima delle rivolte iniziate nel febbraio di due anni fa. La loro, soprattutto della minoranza sciita, una voce rimasta inascoltata, repressa dal re con l’aiuto di truppe saudite e di agenti speciali degli emirati. Se, nei mesi scorsi, sarebbe stato avviato quello che potrebbe essere definito un apparente ′dialogo′ tra la monarchia e la parte più moderata della popolazione, a dire degli attivisti per i diritti umani il tutto si è progressivamente tramutato in una sorta di copertura utilizzata da al-Khalifa dinanzi all’opinione pubblica internazionale.
Nei giorni scorsi, circa 50 persone sono state arbitrariamente arrestate a Sitra, il 12 aprile la polizia reprime con il gas una protesta alla quale partecipavano centinaia di persone, due i feriti in gravi condizioni. Gli slogan intonano: «La vostra corsa è un crimine». Il regolare svolgimento del Premio, in un momento così duro per il paese, sarebbe come appoggiare implicitamente i gravi crimini, nonché violazioni dei diritti umani, in atto. Questo il pensiero alla base delle proteste. La responsabile di Human Rights Watch per il Medio Oriente, Leah Whitson, informa che dal 1 aprile la polizia ha effettuato ben 30 raid a Dar Khutaib, Shahrakan, Madinat, Hamad e Karzakhan, cittadine tutte situate nei pressi di Sakhir, luogo dove si svolgerà il Grand Prix.
Poliziotti mascherati o in borghese fanno irruzione nelle abitazioni, arrestano senza alcun motivo e senza mandato, negando la possibilità di avere accesso ad un’assistenza legale. Operazioni queste, necessarie al fine di eliminare qualsiasi oppositore che potrebbe porre in serio pericolo la sicurezza del Gp. Tutto ciò accade nonostante il piccolo emirato compaia tra i paesi firmatari della Carta Araba dei Diritti Umani, la quale, nel punto n. 14, così dichiara: “Ognuno ha il diritto alla libertà e alla sicurezza personale. Nessuno sarà sottoposto ad arresti arbitrati, a perquisizioni o a detenzione senza un mandato legale.”.
Minacce giungono anche da Anonymous, che già lo scorso anno sferrò un cyber attacco mirante alla destabilizzazione del sistema informatico dei siti bahreniti. Non si riuscì però in quell’occasione, come accadde invece nel 2011, a determinare l’annullamento della gara. «Se il Gp andrà in scena vi cancelleremo dal web. Siete avvertiti». Questa la minaccia.
Le violente proteste, i numerosi feriti, le intimidazioni da parte di Anonymous. Niente sembrerebbe far sopraggiungere ripensamenti. L’organizzazione del Gran Premio, ed il Patron stesso, Berne Ecclestone, rassicurano che i disordini non influiranno sul regolare svolgimento della gara.







