Detenzione di giornalisti palestinesi: condanna dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani
di Valeria Vellucci

Il logo dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani.
È da parte dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani, che arriva la condanna verso le continue persecuzioni attuate da Israele nei confronti dei giornalisti palestinesi. Questi ultimi sono difatti frequentemente soggetti a detenzioni arbitrarie, senza tuttavia avere la possibilità di difendersi adeguatamente ed addirittura conoscere le accuse loro rivolte.
L’agenzia stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese comunica, tramite un rapporto del 7 gennaio 2013 e riferito ai dati dell’anno 2012, di ben 177 aggressioni, 3 omicidi mirati, e 14 giornalisti soggetti a detenzione amministrativa. Senza accusa e prorogabile ad oltranza. Tale forma di restrizione della libertà individuale continua ad essere, da Israele, illegittimamente applicata ‘per una questione di sicurezza’. È, seppur paradossalmente, preclusa ogni possibilità di conoscere il reato di cui si è accusati. Ciò costituisce una palese prova della non libertà di stampa vigente nei territori palestinesi occupati.
Spesso gli arresti avvengono a seguito dell’impegno nell’indagare, oppure solamente esporre, particolari questioni. Altre volte a causa di un semplice ed infondato sospetto. È questo il caso di ‘Amer Abu ‘Arafe, arrestato in seguito ad un’intervista condotta presso una famiglia di Hebron. La violenza e la forza non rimangono in alcun modo estranee. Accade di frequente che giornalisti vengano assaltati, sequestrate loro tutte le attrezzature, e sottoposti ad estenuanti interrogatori. I mesi, oppure gli anni, di detenzione amministrativa, possono variare. Di solito la detenzione superiore ai 12 mesi viene applicata qualora il soggetto sia considerato come altamente pericoloso per la sicurezza nazionale.
Le aggressioni, da parte delle Forze israeliane, non sono rivolte esclusivamente ai singoli giornalisti, numerose sono le sedi di media palestinesi ad esser state distrutte. Ginevra, sede ufficiale dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo, tiene a puntualizzare che tali atti costituiscono una violazione delle basi fondamentali della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, nonché del Patto Fondamentale sui Diritti Civili e Politici. La IV Convenzione di Ginevra concede infatti ai giornalisti il diritto di coprire i conflitti armati. Sono essi dei civili che non possono in alcun modo subire aggressioni, in quanto non partecipanti al conflitto in atto. La speciale immunità, di cui essi dovrebbero godere, viene sistematicamente calpestata. L’Euro-Mediterraneo esorta Israele a garantire, per coloro che abbiano infranto la legge, lo svolgimento di regolari ed equi processi, provvedendo al rilascio e ad un risarcimento, qualora risultino innocenti.
È dei giorni scorsi, esattamente del 16 febbraio, la notizia dell’arresto di un altro giornalista, Mohammad Sabn’a. L’accaduto sembra aver avuto luogo mentre questi tentava l’accesso nei territori occupati. Come ulteriore prova delle violazioni compiute, è stato immediatamente chiesta la sua liberazione.
L’Osservatorio, inoltre, comunica che le autorità Israeliane dovranno essere responsabili penalmente delle loro azioni dinanzi all’Onu. La Divisione d’Appello della Corte Penale, ha sottolineato che il giornalista effettua un servizio pubblico, e per tale motivo la comunità internazionale dovrebbe fornire lui la protezione di cui necessita. Sanzioni sarebbero previste per coloro che violano tali diritti.
Contemporaneamente alle parole pronunciate dall’Osservatorio Euro-Mediterraneo, giunge una nuova non piacevole notizia. Il noto vignettista palestinese, Muhammad Abdul Ghani, 32 anni, è stato ieri arrestato dalle autorità israeliane mentre rientrava dalla Cisgiordania. Il vignettista, impiegato presso ‘Al – Hayat’, è stato fermato per cause che al momento rimangono ignote. È così che si esprime Haref Hijjawi, direttore del famoso giornale arabo. L’artista è molto conosciuto e popolare, dimostrazioni di sostegno ed affetto giungono da ogni parte del mondo arabo. Per il momento la vicenda rimane avvolta nel mistero. Le autorità israeliane tacciono, ancora una volta, sulle motivazioni che hanno condotto all’arresto.






