Pubblicato il: lun, Mar 19th, 2012

Cinque, dieci, cento passi: a Genova, contro le mafie

di Angela Amarante

«Lo sai chi c’abita qua? Ah, u’ zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te!».

Parlava così Luigi Lo Cascio nel film “I cento passi”, impersonando Peppino Impastato, politico e attivista noto per le pressanti denunce alle attività mafiose in Sicilia, che a soli 30 anni gli costarono la vita.
La mafia non risparmia nessuno, ma soprattutto, e fatto ancor più grave, non ha bisogno di nascondersi.

Il nome di Peppino è riecheggiato forte sabato a Genova, in occasione della “Diciassettesima  giornata in memoria delle vittime della mafia” organizzata dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti. Durante il corteo, cui hanno aderito circa 100.000 persone da tutta Italia, sono stati letti i nomi delle 824 vittime (riconosciute) della criminalità organizzata. Un forte applauso ha seguito i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due massimi simboli della lotta alla mafia: proprio quest’anno si celebra il ventesimo anniversario della loro morte.

In questa giornata che ha voluto rappresentare anche un abbraccio ai parenti delle vittime, tantissime sono state le testimonianze, ma anche i dati: in Italia negli ultimi vent’anni 180 consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, una sorte che negli ultimi mesi è capitata proprio in Liguria, con lo scioglimento dei comuni di Bordighera e Ventimiglia; centinaia di amministratori locali sono oggetto di intimidazioni di tipo criminale: sempre in Liguria, nel piccolo comune di Taggia, si sono recentemente verificati episodi intimidatori nei confronti del sindaco e degli assessori che vogliono introdurre la raccolta differenziata.
La mafia si infiltra nella politica come nell’economia, guadagnando ogni anno 65 miliardi di euro, molto più dell’equivalente di una manovra finanziaria. Si arricchisce col traffico di droga, ottiene appalti, costruisce case, hotel, uffici. Il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha reso noto di aver lanciato una petizione contro il proliferare di sale da gioco la cui gestione è riconducibile alla criminalità organizzata.
«È necessario fare da sentinelle, assumerci la responsabilità di partecipare ai processi costituendosi parte civile, unire le camere di commercio, le aziende, i sindacati, i giovani, le scuole, le amministrazioni, per dire assieme il nostro no alla mafia. Tutti insieme dobbiamo erigere una diga contro la corruzione e il malaffare», ha dichiarato Claudio Piron, assessore del comune di Padova e coordinatore del Veneto di Avviso Pubblico.

Da questo e da molti altri propositi era animato il corteo di Genova, formato soprattutto da giovani, tra cui 2000 scout cui è stato chiesto di fare da servizio d’ordine. Alla manifestazione ha aderito anche il movimento studentesco Rete della Conoscenza, che in questi giorni tiene a Genova un’assemblea nazionale per discutere i problemi del Paese, e che ha voluto ricordare Roberto Morrione, giornalista morto l’anno scorso per un tumore, autore di eclatanti inchieste sulla Loggia P2 e collaboratore di don Ciotti nelle battaglie antimafia e nella formazione di giovani redattori impegnati nel sociale.

La manifestazione ha dato spazio anche alle rivendicazioni dei NoTav, che hanno ricordato quanto sia forte il rischio di infiltrazioni mafiose nella costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

“Genova porta d’Europa” è lo slogan scelto da don Ciotti per questa giornata: una porta che «deve accogliere ma che deve essere sbattuta in faccia alla criminalità», ha spiegato il presidente di Libera dal palco montato in piazza Caricamento, nel Porto Antico. Nessuna polemica, a parte quella di don Ciotti, è stata sollevata riguardo la sentenza del processo a Francesco Tagliavia per le stragi del ’92-’93, emanata pochi giorni fa dal Tribunale di Firenze: “Nei primi anni ’90 la trattativa tra Stato e Cosa nostra ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des”. Così è scritto nella motivazione della sentenza. “L’iniziativa – si precisa – fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia”.
La sentenza ha rinfocolato il dibattito sulla contiguità tra mafia ed esponenti delle istituzioni.
Ma a Genova, sabato, nessuno voleva polemiche.

«I mafiosi sono delle merde» ha urlato don Ciotti dal palco citando Peppino Impastato. «Sono delle merde e non sono nessuno. Noi siamo centomila e siamo qui per la giustizia, la verità, la legalità, la dignità umana. Per cambiare c’è bisogno di tutti, oggi più di ieri c’è bisogno di ciascuno di noi».

[slideshow]