Pubblicato il: dom, Mar 4th, 2012

8 x 1000, 5 x mille e il conto corrente unico: come vengono trasferiti i soldi alla Chiesa Cattolica

di Andrea Gentili

La Chiesa Cattolica nel 2010 ha ricevuto dai cittadini italiani più di un miliardo di euro. Nel 2009 la cifra era di poco minore, ma nel lontano 1990 l’assegnazione alla CEI era di “soli” 210 mila euro. Ma come vengono trasferiti tutti questi soldi alla Chiesa?

Fino al 1984 era lo Stato a finanziare direttamente la religione cattolica attraverso delle congrue date ai parroci «in cura d’anime». Questo finanziamento pubblico era una sorta di risarcimento per la perdita di moltissimi beni ecclesiastici, tolti alla Chiesa con le «leggi eversive» dell’800.

Dal 1984, in una prospettiva maggiormente laica, attraverso il nuovo concordato tra Chiesa Cattolica e Stato italiano (in demolizione del concordato fascista del 1929 contenuto nei Patti Lateranensi), si è deciso di istituire «una Commissione Paritetica per la formulazione delle norme da sottoporre alla loro approvazione per la disciplina di tutta la materia degli enti ecclesiastici e per la revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano e degli interventi del medesimo nella gestione patrimoniale degli enti ecclesiastici» (ex art. 7, comma 6, Concordato 17 Febbraio 1984). La Commissione Paritetica ha quindi promosso una nuova regolamentazione, secondo la quale veniva cessato ogni contributo finanziario diretto, sostituito da un meccanismo più bilanciato e concorrente di finanziamento autonomo, questa volta lasciato alla libera scelta dei cittadini. In pratica dal 1984 non è più lo Stato a finanziare la Chiesa, ma sono i cittadini a farlo. Come?

Ci sono 3 canali principali:

  1. Il primo è la possibilità per il cittadino di mettere a deduzione fiscale del proprio reddito le offerte che i fedeli fanno attraverso un versamento a un apposito conto corrente unico, indirizzato alla CEI. Per questo primo canale è comunque fissato un tetto massimo: ciò vuol dire che non si può donare più di 1032,91 euro all’anno a questo conto corrente.
  2. Il secondo canale, su cui ci concentreremo maggiormente, è il conosciutissimo 8 x mille. Conosciutissimo fino a un certo punto però. L’unica fonte di informazione sull’8 x mille, a parte Internet, sono le pubblicità della Chiesa che ogni anno ritornano al momento della dichiarazione dei redditi. In questi spot tv si susseguono le immagini di vecchi e bambini, di poveri e di denutriti, di persone malate e disagiate. Tanto che sembra che l’8 x mille sia destinato alle opere di carità. Invece i dati ufficiali dicono ben altro. Nel 2010, la cifra raccolta dall’8 x mille fu pari a 1 miliardo e 67 mila euro. Ma di questi, solo 227 milioni, pari al 21%  fu utilizzato per interventi caritativi. 125 milioni furono dati per la costruzione di nuove Chiese, e 65 per la tutela dei beni culturali ecclesiastici, vale a dire biblioteche ecclesiastiche, archivi e musei della Chiesa. 156 milioni, gli stessi del 2009, furono devoluti alle varie diocesi, per «attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.» E attenzione, ben 358 milioni furono devoluti per il sostentamento del clero. Ma allora a cosa servono le offerte in Chiesa alla Domenica? Il parroco, per legge, può sottrarre dalle offerte dei fedeli una somma, che però non può essere superiore a 0,0723 euro (per abitante) al mese. Siccome esistono parrocchie molto grandi e altre minuscole, la legge 222/1985, istitutiva dell’8 x mille, accorre in aiuto. È un sistema più democratico e proporzionale, perché così non vengono più svantaggiate le parrocchie piccole, i cui preti non avrebbero di cui vivere. Gli stipendi sono tuttavia ancora molto alti, considerando le reali necessità di cui un parroco ha bisogno: non tiene famiglia, non paga ancora l’Ici, deve solo vestirsi e mangiare. Eppure guadagna ben di più di un operaio: si parla di un minimo di 988 euro mensili a un massimo di 1866 euro.

Ma come funzione l’8 x mille? È lo Stato, che stabilisce di riservare una quota della massa IRPEF complessiva dichiarata in un anno, pari per l’appunto all’8 x mille del totale (e quindi non ci si confonda, perché non è l’8 x mille del nostro reddito pro capite), destinato alle opere religiose. Nel momento della dichiarazione dei redditi si è tenuti, se si vuole, a barrare una casella indicando a quale opera religiosa si vuole che sia destinato l’8 x mille. Attualmente le scelte sono 6: Chiesa Cattolica, Chiesa Valdese, l’Unione Italiana delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno, l’Assemblea di Dio in Italia, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia.
Il sistema ha però una gigantesca falla. Cosa accade infatti per chi non esprime nessuna preferenza? C’è un meccanismo che viene chiamato “proiettivo”, cioè il numero dei fedeli che sceglie un opzione decide per tutti quelli che scelgono di non esprimersi: questo fa sì che anche un numero tutto sommato esiguo di firme possa avere un grande valore. Circa il 60% degli italiani non compie alcuna scelta, ma questa parte di 8 x mille viene comunque redistribuita proporzionalmente tra tutti i soggetti, così la CEI alla fine riceve quasi il 90% del totale. Ciò significa che se non firmi manderai comunque parte del tuo reddito alla opera religiosa scelta dalla maggior parte dei contribuenti, ovvero la Chiesa Cattolica. Perché chi non firma per l’8 x mille dovrebbe contribuire a sostenere la Chiesa? Perché non dare i soldi di chi non si esprime alla fiscalità generale, alle pensioni, alla scuola, alla sanità, alla ricerca? Questo meccanismo inoltre fa sì che lo Stato non ammetta ripartizioni con le altre confessioni religiose, quelle risultate “sconfitte” da questa raccolta firme.

Il terzo canale è il 5 x mille. Attraverso questo mezzo, più recente dei precedenti due, il cittadino deduce dalla sua quota IRPEF annuale un 5 x mille, che è destinato alle realtà locali, o alla ricerca, alla propria università, ma anche alla propria parrocchia. Il 5 per mille si muove in un’ottica più ristretta, perché si possono designare alla propria quota anche associazioni locali di cui magari si fa parte. Ma la Chiesa Cattolica riceve pure questo 5 x mille, che, ricordiamo, è istituito sulla libera scelta dei cittadini. Il 5 x mille è obbligatorio, e non è sostitutivo dell’8 x mille. Chi dà l’8 x mille alla Chiesa, volente o nolente, può benissimo scegliere di dare anche il 5 x mille.