Lady Mafia, l’anti-eroina noir fa discutere
di Giulia Mazzetto

La copertina del primo numero del fumetto noir “Lady Mafia”
Si chiama “Lady Mafia”, è un fumetto noir in edicola da neanche 48 ore ed è già diventato un caso. Nasce da un’idea di Pietro Favorito, titolare della giovane casa editrice Cuore Noir Edizioni, con la collaborazione di Domenico Nagliero, talentuoso disegnatore pugliese, e racconta una storia dura: la saga familiare di un’affascinante ragazza, chiamata Veronica De Donato, che ha visto l’intera famiglia distrutta dalla mafia in modo brutale. Per questo lascia la casa famiglia al Nord nella quale è cresciuta, per tornare a Foggia, entrare a far parte della mala locale e cercare una giustizia che sa molto di vendetta.
La novità è stata subito bocciata. La Commissione parlamentare Antimafia, per bocca del deputato Pd Davide Mattiello, parla di un’operazione editoriale offensiva che deve essere al più presto sospesa, in quanto «siamo davanti ad un albo che non trova di meglio che esaltare la violenza mafiosa come una risposta alla violenza mafiosa». Dello stesso tenore è il comunicato di Libera, l’associazione antimafia fondata da don Ciotti, che attraverso un comunicato apparso sul suo sito dichiara: «Ancora una volta si gioca con le parole e si sfrutta il ‘fascino’ della mafia per un’attività commerciale che di educativo e formativo non ha nulla. Nel paese di Lea Garofalo e di tante donne come lei che hanno scelto, anche a prezzo della vita, il coraggio della denuncia, il fumetto Lady Mafia rappresenta un vero e proprio insulto alla loro memoria».
Libera e la Commissione Antimafia ritengono che il fumetto ferisca la memoria delle tante donne vittime di mafia e dei loro familiari, impegnati a promuovere con le loro testimonianze il valore della giustizia contro la barbarie, anche culturale, della vendetta. Lo giudicano dunque offensivo verso tutti coloro che non hanno cercato vendetta ma giustizia attraverso i canali legali dello Stato, contrariamente a quanto dichiara lo slogan utilizzato dall’anti-eroina Veronica nel video presentazione della saga: «C’è chi piange. Chi si rassegna. Chi si dispera. E chi impazzisce. Io uccido!».
Lo sceneggiatore dell’albo, Pietro Favorito, replica così alle accuse: «Innanzitutto teniamo a precisare che non è nelle nostre intenzioni ferire nessuna delle tante donne vittime della mafia, né tanto meno oltraggiare la loro memoria. Ma certe accuse arrivano da chi il fumetto non lo ha nemmeno letto. La violenza? Il nostro obiettivo è quello di demistificarla raccontandola. Lady Mafia incarna il male e dà ribrezzo a chi si avvicina perché fa vedere a quale degenerazione si può arrivare quando la legge non garantisce la giustizia». L’autore spiega poi, utilizzando anche la pagina facebook dedicata, che Lady Mafia è un fumetto noir, che si tinge di tinte forti come previsto dal filone narrativo cui fa capo.
Per ora il fumetto sulla Diabolik in gonnella ha ricevuto recensioni e anticipazioni lusinghiere dalle riviste specializzate del settore, traendo indubbiamente beneficio anche dall’azzeccata intuizione di ambientare tutte le scene solo ed esclusivamente in posti reali. A fare da sfondo a questo noir su carta patinata ci sono infatti le piazze, le strade, ma anche luoghi più intimi di aggregazione tradizionale come pub, ristoranti e librerie, tutti localizzabili in Puglia.

La protagonista Veronica De Donato, alias Lady Mafia
Nel classico bianco e nero del fumetto d’autore, c’è un mix notevole di violenza e colpi di scena degni dei migliori romanzi criminali, ma anche numerosi spunti di riflessione, rivendicati dal creatore Favorito, che sottolinea non solo il leitmotiv della serie attinente al ruolo della figura femminile in Italia, ma anche lo sguardo di condanna alla violenza sulle donne nel primo episodio, il fatto che il secondo parlerà di omofobia, il terzo di stalking, e così via. Insomma, un noir molto attento al sociale e all’attualità italiana.
Restano tuttavia le voci dei molti che non accettano la scelta di intitolare una serie “Lady Mafia”, con il rischio di fare di una mafiosa un’eroina, a margine di un’operazione che, anche se animata dalle migliori intenzioni, risulta essere troppo simile ad un’offesa nei confronti delle tante vittime, dei loro parenti e di tutte quelle persone oneste che hanno preso posizione contro la mafia lottando nell’ambito della legalità e reprimendo, a volte con uno sforzo sovrumano, gli istinti peggiori che suggerivano di cedere a spregevoli ritorsioni.






