Pubblicato il: mer, Set 17th, 2014

Arrestata perché voleva assistere ad un evento sportivo: la storia di Ghoncheh

di Giulia Mazzetto

Ghoncheh Ghavami.

Reclusa in carcere per aver assistito ad un evento sportivo: è questa l’assurda condanna inflitta ad una ragazza anglo-iraniana, da giugno nel carcere di Evin, dove vengono detenuti i prigionieri politici, con la colpa di essere andata a vedere una partita di pallavolo maschile in Iran. Ghoncheh Ghavami, 25 anni, di madre inglese e con una laurea in legge presa a Londra, è stata arrestata il 20 giugno scorso mentre tentava di entrare allo stadio di Teheran per vedere la partita di World League Iran-Italia. La ragazza, assieme ad un’altra decina di attiviste iraniane, è stata bloccata all’ingresso, fermata per controlli e poi rilasciata. Tuttavia, al momento del fermo le forze di polizia le avevano sottratto alcuni oggetti personali, che dopo 10 giorni la 25enne è andata a reclamare, subendo questa volta l’arresto definitivo.

Già qualche giorno prima dell’arresto della ragazza, lo scorso 15 giugno, sempre in occasione di una partita della World League di volley che vedeva la nazionale iraniana impegnata contro quella brasiliana, aveva fatto scalpore uno striscione di protesta srotolato dalle tifose iraniane riunitesi fuori dal palazzetto, amareggiate dall’impossibilità di sostenere la propria squadra, al contrario delle avversarie brasiliane, che invece hanno potuto assistere e tifare all’incontro. Anche Fatemeh Jamalpour, giornalista del riformista Shargh Daily, mentre era in attesa di entrare, era stata fermata dalle forze di polizia e l’episodio ha accresciuto l’attenzione dei media locali verso il tema, tanto da suscitare la reazione della vice presidente iraniana Shahindokht Molaverdi, subito schieratasi a favore delle donne.

La famiglia di Ghoncheh in un primo momento non aveva diffuso la notizia dell’arresto, auspicando una rapida risoluzione della vicenda, ma ora, dopo oltre due mesi di ingiustificata detenzione, ha iniziato una forte campagna sui social media, sostenendo che la ragazza è stata tenuta in isolamento per i primi 41 giorni, senza poter vedere un avvocato e soprattutto senza alcuna accusa formale. Il Foreign and Commonwealth Office del Regno Unito ha esaminato i rapporti circa la sua detenzione, poiché la ragazza possiede il doppio passaporto, sia iraniano che britannico, ma ha dichiarato di non poter intervenire, poiché i suoi poteri diplomatici in Iran sono molto limitati. Il fratello Iman, in un’intervista al London Evening Sunday, ha dichiarato che le autorità competenti non forniscono alla famiglia nessuna informazione e la sorella in carcere starebbe subendo trattamenti disumani. Insieme alla madre, si è reso così promotore di una petizione su Change.org per tenere accesa la luce sulla situazione in occasione dei Mondiali di volley maschili che si stanno svolgendo in Polonia e dei corrispettivi femminili che inizieranno proprio in Italia tra qualche giorno, chiedendo a gran voce il rilascio della ragazza, supportato anche da Amnesty International e dall’apposita pagina Facebook #freeGhoncehGhavami.

Manifestazioni per la liberazione della ragazza iraniana. (Fonte: iljournal.today)

Manifestazioni per la liberazione della ragazza iraniana.

Il divieto per le donne di assistere ad eventi sportivi maschili discende da un’antica legge, introdotta dalla rivoluzione khomeinista nel 1979, che impediva alle donne di entrare negli stadi per assistere ai match calcistici, per lo scarso decoro dei giocatori giudicati poco vestiti e avvezzi, per le circostanze agonistiche, ad ogni genere di volgarità, non adatte agli occhi di un pubblico femminile. Dal 2012 la legge è stata estesa, con le stesse motivazioni, anche alle manifestazioni sportive maschili inerenti la pallavolo: il capo della polizia nazionale ha dichiarato che «è contro l’interesse pubblico permettere che uomini e donne iraniane assistano insieme ad eventi di questo tipo».

Le proteste nel paese sono state frequenti: nel 1998, in occasione di alcune vittorie della nazionale iraniana ai Mondiali di calcio, 5.000 donne supportate da 120.000 uomini sono scese in piazza e, forzando le barriere della polizia e assalendo lo stadio, hanno dato vita alla cosiddetta Football Revolution, rimasta tuttavia per lo più inascoltata, fino a che, nel 2006, l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad chiese di eliminare definitivamente il divieto, ottenendo però un diniego da parte degli esponenti religiosi. Ad oggi, il presidente in carica Rohuani, ha ordinato un’inchiesta ufficiale per chiedere che le donne possano assistere alle partite di calcio maschile con l’obiettivo di modificare la situazione entro la prossima Coppa del Mondo, che avrà luogo in Russia nel 2018.