Pubblicato il: mar, Lug 15th, 2014

Chiesa anglicana, svolta storica in Inghilterra: sì alle vescove

di Giulia Mazzetto

Ieri è stata una giornata storica per la Chiesa d’Inghilterra che è riuscita a mettere fine a mezzo secolo di contrasti approvando l’ordinazione delle vescove. Nel corso del Sinodo generale della Chiesa anglicana tenutosi a York, la proposta ha infatti raggiunto, in tutte e tre le assemblee componenti il Sinodo, la maggioranza dei due terzi necessaria per l’approvazione: la Camera dei Vescovi si è espressa con 37 voti a favore, 2 contrari e un solo astenuto; quella del Clero con 162 voti a favore, 25 contrari e 4 astenuti; mentre la più ostica Camera dei Laici, che solo due anni fa aveva bloccato la stessa riforma, ha concluso con 152 voti favorevoli, 45 contrari e 5 astenuti.

L’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, principale artefice della riforma.

La decisione ha quindi capovolto il precedente tentativo del novembre 2012, che venne bloccato per soli 6 voti, mancati appunto nella Camera dei Laici. Il contributo determinante per cambiare la situazione è sicuramente da attribuirsi al nuovo Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, successore di Rowan Williams, che ha potuto contare anche sul pieno appoggio del suo vice, l’Arcivescovo di York , John Sentamu. Dalla bocciatura del 2012, Welby e i suoi collaboratori hanno fatto di tutto per accelerare i tempi di un sistema che richiede tradizionalmente passaggi molto dilatati, e sono arrivati addirittura ad approvare una procedura rapida, che ha permesso di ridurre da sei a tre mesi il periodo delle consultazioni sull’argomento delle 44 diocesi inglesi. Queste consultazioni accelerate si sono rivelate un vero e proprio successo, tant’è che ben 43 diocesi hanno dato il loro via libera alla riforma e soltanto una non è riuscita a dare il proprio parere in tempo utile.

La comunità anglicana d’Inghilterra arriva comunque con un po’ di ritardo: le vescove, infatti, sono prassi già consolidata in molte realtà anglicane, prime fra tutte quelle di Stati Uniti, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Invece, l’unica possibilità data alle donne inglesi che volessero intraprendere la carriera sacerdotale era, sino ad ora, quella dell’ordinazione a prete: la prima prete donna in Inghilterra è stata infatti ordinata già nel 1994, mentre ora la categoria rappresenta un terzo della totalità del clero inglese.

Anche in Italia esistono donne prete: ne è un esempio Maria Vittoria Longhitano, la prima donna ad essere ordinata presbitero nella Chiesa vetero cattolica in Italia, attualmente parroco a Milano, che, rispetto alla notizia della riforma anglicana, afferma: ‹‹Non si tratta di una novità assoluta, la Chiesa episcopale ha cominciato questo percorso negli anni Settanta, prima con l’ammissione delle donne al diaconato, poi al sacerdozio e infine all’episcopato. Ma per la Chiesa anglicana è comunque un passo decisivo, e l’esito del voto contribuirà anche a riportare in primo piano il dibattito all’interno della Chiesa cattolica.››

Kay Goldsworthy, la prima vescova d’Australia.

L’iniziativa anglicana gode del pieno sostegno del Premier britannico David Cameron, il quale riferendo in Parlamento si è più volte dichiarato ‹‹fermamente a favore delle donne vescovo, che riaffermano la posizione della Chiesa d’Inghilterra come una Chiesa moderna e in sintonia con la nostra società›› e ha salutato con soddisfazione la votazione di ieri, sottolineando la grande leadership di Welby e definendo il risultato ‹‹Un grande giorno per la Chiesa e l’uguaglianza››. Contrariamente al grande entusiasmo dimostrato nell’ambito anglicano, l’ufficialità dell’approvazione della riforma ha provocato reazioni molto diverse all’interno della Chiesa cattolica, che lo ha reputato un pesante strappo rispetto alla tradizione apostolica, che avrà inevitabili ripercussioni sul dialogo ecumenico.

Non c’è ancora nulla di effettivo ma l’iter che la riforma si trova dinnanzi è considerato quasi meramente formale: l’esito del voto dovrà infatti essere dibattuto in Parlamento, poiché ogni deliberazione del Sinodo deve essere poi ratificata da Westminster, e avrà infine bisogno dell’approvazione conclusiva della regina Elisabetta II, quale capo formale della Chiesa anglicana, che dovrà dare il suo assenso alla riforma. Se tutto andrà come si augurano a Canterbury, entro la fine del prossimo anno la nuova legislazione tornerà all’esame del Sinodo generale per la definitiva entrata in vigore e nel 2015 la Chiesa d’Inghilterra potrebbe vedere ordinata la sua prima vescova, che potrebbe aprire la strada ad un vero e proprio “assalto rosa”, visti i rinnovi molto prossimi dei vertici di diverse diocesi importanti, come quelle di Nottingham, Newcastle e Oxford.