Pubblicato il: mer, Lug 2nd, 2014

Femminismo e pornografia, un dibattito fra questioni sessuali e discriminazioni

di Paola Mazzocchin

Alcuni mesi fa, al Clayman Institute for Gender Research dell’Università di Stanford, in California, Celine Parreñas Shimizu, docente di Asian American Studies, ha tenuto una conferenza sul tema del rapporto tra femminismo e pornografia, parlando nello specifico del contenuto politico veicolato dalla pornografia femminista e dell’intreccio fra questioni sessuali e discriminazioni razziali nella rappresentazione pornografica.

Celine Parreñas Shimizu

Secondo la studiosa, la portata politica del porno femminista si situa nella sovversione dei normali canoni del desiderio sessuale rappresentati nel cinema hard. Il punto di partenza è la rivendicazione del diritto delle donne ad esprimere un piacere autonomo e indipendente dallo sguardo maschile, per giungere a raffigurarle come soggetti registi della propria sessualità, anziché come mere vittime di un sistema simbolico fallocentrico. Tuttavia, la pornografia femminista non si limita solamente a mostrare l’esistenza di una sessualità femminile originale svincolata dalle esigenze maschili. Il femminismo calato nel porno capovolge interamente i confini morali e le definizioni di sesso “buono” o “cattivo” anche grazie alla critica dei canoni di bellezza dominanti, spingendo a una riconsiderazione dei fattori che rendono un corpo desiderabile.

Tale ripensamento, tuttavia, non riguarda esclusivamente le donne. Celine Parreñas Shimizu ha rivolto la sua attenzione anche nei confronti dei pregiudizi sul corpo degli uomini, in particolare degli uomini asiatici, etichettati dalla credenza popolare come effeminati e impotenti perché come tali sono stati messi in scena nella pornografia. La docente ha individuato in un attore asiatico-britannico, Keni Styles, la volontà dello smantellamento di questi preconcetti sulla presunta mancanza di virilità degli orientali: «Ciò che ha più forza nel suo messaggio è la critica alla mascolinità fallica. Styles offre una definizione di mascolinità che non coincide con le qualità del macho, ma che include la vulnerabilità e la cura degli altri. Inoltre, Styles politicizza il suo lavoro nell’industria del sesso invitando altri americani asiatici a riflettere sulle proprie pratiche sessuali in relazione alla loro origine etnica».

The Feminist Porn Book

Il pensiero di Parreñas Shimizu è riproposto in una pubblicazione che, lo scorso anno − mentre il governo islandese si apprestava a vietare la pornografia online in nome della protezione dell’infanzia –, nell’ambiente accademico californiano, ha ravvivato la questione del controverso rapporto tra femminismo e pornografia: “The Feminist Porn Book. The Politics of Producing Pleasure“. Un’opera curata dalla professoressa insieme ad altre donne, studiose dell’Università di California, Santa Barbara: Mireille Miller-Young e Constance Penley. Frutto di una collaborazione tra docenti universitari e lavoratori del mondo del porno, la singolare raccolta di saggi ha coinvolto anche Tristan Taormino, “educatrice sessuale”, regista e produttrice femminista di porno.

The Feminist Porn Book è solo l’ultima frontiera di un dibattito che si protrae da decenni all’interno del movimento femminista, o meglio all’interno dei vari femminismi, e che ha animato fin dagli anni Ottanta le discussioni delle femministe, come ad esempio Andrea Dworkin, la quale, con le sue pubblicazioni − fra cui Pornography: Men Possesing Women − si scagliava accanitamente contro la pornografia, giudicata una manifestazione del potere maschile. Dall’altra parte, anni dopo c’è stato chi la pornografia l’ha tenacemente difesa in nome della libertà d’espressione, come Nadine Strossen − già prima presidente donna dell’American Civil Liberties Union e tra le fondatrici di Feminists For Free Expression −  nel suo Defending Pornography: Free Speech, Sex and the Fight for Women’s Right.

Come spiegato da Parreñas Shimizu, il femminismo trasportato nella pellicola pornografica non vuole essere autoreferenziale, bensì si prefigge lo scopo di oltrepassare gli interessi squisitamente femminili. Il discorso e l’immaginario affrontato dalle professoresse e dalle attrici americane vuole partire dalle donne «per contestare le barriere delle identità di genere, di razza, di età, di classe e di qualsiasi altra categoria sociale rappresentata in un film porno», come sostiene Mireille Miller-Young, docente che si occupa della relazione fra razza, genere e sessualità nella cultura popolare, secondo la quale la pornografia femminista sviluppa una propria iconografia estetica e una propria visione del piacere criticando le gerarchie di genere.

La scelta di un femminismo direttamente coinvolto nella pornografia porta poi a utilizzarla come strumento di educazione al rispetto delle diversità e al rispetto della persona in quanto tale. Per la professoressa Constance Penley, studiosa di cinema e media, il porno femminista non è soltanto una forma di dissenso rispetto alle convenzioni sociali in merito alla sessualità, ma vuole promuovere una visione etica del sesso attraverso un giusto trattamento dei lavoratori, che non devono essere costretti a interpretare determinati ruoli, ma che sono anzi invitati a partecipare pienamente a una specifica idea di rappresentazione del corpo e del sesso.

La pensa allo stesso modo Sinnamon Love, attrice afroamericana che ha collaborato alla stesura del libro, la quale crede che la presenza delle donne nella pornografia possa essere un’opportunità per potenziare la loro esistenza in quanto “esseri sessuali”, per scardinare gli stereotipi secondo cui esse vivrebbero la propria sessualità in funzione dei parametri maschili. Il metro di misura maschile si scorgerebbe, secondo Sinnamon Love, anche nelle caricature con cui sul set viene dipinto il corpo delle donne di colore, troppo spesso ipersessualizzato oppure assimilato alle forme del corpo delle donne bianche, omettendone le caratteristiche individuali.

Il significato della pornografia femminista per queste studiose e attrici americane che si oppongono alle correnti pro-censura si esplica, insomma, a partire dall’emancipazione delle donne, nella convinzione che da essa si possa ragionare per una decostruzione del genere muovendo dallo scardinamento del modello di virilità tradizionale occidentale per arrivare a una comprensione della pluralità degli orientamenti e desideri sessuali che, se comunicati attraverso la pornografia, possono essere resi maggiormente visibili, con l’effetto di allontanare il rischio dell’esclusione sociale di quanti si discostano dalla “norma”.