Pubblicato il: lun, Giu 16th, 2014

La metropoli metamorfica, chi è Fabio Giampietro?

di Martina Mastropierro

Shanghai, folla rossa 2012

Artista della contemporaneità pura condensata in una materia che appare quasi concreta agli occhi dello spettatore, catapultato in grandi tele abitate da edifici vorticanti, simbolo di una modernità fredda e cementata che tappezza la frenetica vita metropolitana. Questo è il leit motiv che lega le creazioni scaturite dalla mano di Fabio Giampietro, artista milanese di origine siciliana, 40 anni vissuti a cavallo tra Milano e Los Angeles, sue basi di lavoro.

L’idea iniziale è quella di trasfigurare su un supporto bianco una realtà in continuo movimento, una metamorfosi che la trasforma nella forma pur ponendola uguale a se stessa, dunque statica, arida, glacialmente identica a suggerire l’archetipo di una gabbia che cinge lo scorrere dell’esistenza umana. Lo sviluppo artistico di Giampietro lo porta poi a rappresentare il medesimo soggetto sperimentando tecniche differenti, ma rimanendo sempre fedele a se stesso, e a quelle che sono le sue motivazioni originali: l’essere fotografo ideale dell’interiorità dell’uomo compressa da lattiginose costruzioni svettanti verso un cielo a malapena visibile.

Il contesto cupo che fa da sfondo alle tavole di Giampietro potrebbe ispirare una visione pessimistica delle condizioni in cui si svolge la vita dell’uomo, una sorta di atomo opaco del male pascoliano in cui l’anima vaga alla ricerca della propria identità; in realtà una punta di speranza correda e completa la tela, una luce in lontananza apporta una nota positiva alla concezione dell’esistenza. Impossibile sapere cosa il futuro rechi in serbo, sicuramente un cambiamento che spinge un passo in avanti verso l’incerto, incarnato da un albore paradisiaco che ingloba l’ignoto.

La crescita del pittore lombardo si manifesta attraverso tre diverse serie di dipinti conosciute come “Vertigo”, “Metromorfosi” e “24H”: una parabola in continuo mutamento sulla concezione del contesto urbano, come questo muta e, al contempo, come cambia in merito la visione dell’artista. In “Vertigo” ci troviamo di fronte ad alte costruzioni vertiginosamente instabili, risucchiate da una spirale che le fa oscillare. Il fruitore si trova immerso in un mondo multiforme e cangiante, aperto ad un nuovo che si sta formando.

L’onda, Metromorfosi 2011

“Metromorfosi” si configura come lo step successivo, il cambiamento è in atto in forma di onda che si abbatte sulla città o di voragine pronta ad inghiottire il passato e restituire una verità altra, probabilmente identica in forma e contenuti alla precedente. La novità sta nell’impiego di materiali nuovi, del tutto inusitati: Giampietro stesso racconta che per raffigurare la metropoli bisogna assorbire il materiale stesso che la compone, ovvero lo smog. Armato di spugne, lo assorbe dalle mura, dalle ruote delle macchine e dal cemento, per poi riportarlo sulla tela dove, mescolato a pigmento, forma una miscela che racchiude l’essenza stessa del dipinto.

Il terzo e ultimo lavoro in cui Giampietro si è cimentato, “24H”, si propone come qualcosa di diverso a cominciare dalla prospettiva: al di sopra di torreggianti grattacieli, osserva la città dall’alto di una finestra che si affaccia sulle bellezze del mondo, dalla Basilica di San Pietro a Roma all’Arco di Trionfo che troneggia su Parigi, sino alle strade affollate dell’orientale Shanghai. Firma le sue creazioni con la tecnica della sottrazione di olio su tela che gli permette di scolpire i soggetti sulla tela stessa rendendoli tangibilmente reali; la dinamica fissità dei soggetti di Giampietro sta alla base del suo pensiero, chiave di un linguaggio volutamente ossimorico che racchiude le molteplici contraddizioni popolanti la realtà circostante.

La collaborazione con scultori e grandi fotografi del calibro del canadese Tom Ryaboi rendono Fabio Giampietro un autore completo, aperto ad una sperimentazione che gli ha permesso di maturare sino a giungere ad esiti sempre più consapevoli.