Pubblicato il: gio, Mag 29th, 2014

Eutanasia Legale, ancora nessuna regolamentazione

di Adalgisa Marrocco

Attese, rinvii, procrastini: tanti sinonimi per definire la condizione in cui versa la richiesta di regolamentazione in tema di Eutanasia Legale nel nostro Paese. A quasi nove mesi dal deposito in Parlamento della proposta di legge popolare e dopo i numerosi sit-in organizzati dall’Associazione Luca Coscioni davanti i palazzi della politica romana, è ancora calma piatta.

Non è bastato nemmeno il monito del presidente della Repubblica a richiamare l’attenzione sul tema. Così cresce il numero dei suicidi, ma cresce anche il fenomeno del “turismo eutanasico” in Svizzera, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

In una recente intervista a Vanity Fair, Mina Welby, presidente dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: «Non siamo a favore dell’eutanasia, proprio come nessuno è a favore del divorzio o dell’aborto. Sono soluzioni a cui nessuno vorrebbe ricorrere, ma possono diventare indispensabili, salvifiche. Siccome esistono malattie inguaribili e questa vita va verso una fine, è giusto che ogni adulto scelga per sé quello che ritiene giusto».

La proposta di legge promossa dall’Associazione Luca Coscioni prevedrebbe per ogni cittadino la possibilità di sottrarsi all’inizio o alla prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale, rifacendosi e riconoscendo l’art. 32 della Costituzione Italiana. Il personale sanitario sarebbe vincolato a rispettare la volontà del paziente anche in caso di richiesta di trattamento eutanasico, a patto che il richiedente sia un individuo maggiorenne nelle sue piene facoltà mentali, i cui congiunti (entro il secondo grado di parentela) e il coniuge siano a conoscenza dell’intenzione.

Eppure, in Italia, parlare di dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) equivale ancora a discutere di fantascienza, nonostante i presupposti per una legislazione in materia esisterebbero da tempo. Il già citato articolo 32 sancisce che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Inoltre, già nel 2001, il nostro Paese aveva firmato (ma non ratificato) la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (L. 28 marzo 2001, n.145), la quale stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione». A questo punto spetterebbe al Presidente della Repubblica ratificare la Convenzione, previa deliberazione di decreti legislativi per l’adattamento dell’ordinamento italiano ai principi e alle norme della Convenzione di Oviedo.

Per sollecitare la calendarizzazione in aula della proposta di legge sull’eutanasia legale e il testamento biologico, qualche settimana fa l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la petizione “La vita è un’altra cosa”, per difendere il diritto alla libertà di scelta.