Pubblicato il: gio, Apr 10th, 2014

«Quando c’era Berlinguer»: la nostalgia di un’Italia fondata sui diritti dei lavoratori

di Chiara Gagliardi

La locandina del film

Una voce commossa fa da sfondo ad una moltitudine di gente, che riempie piazza San Giovanni fin nei suoi angoli più reconditi. La scena cambia e una domanda viene continuamente ripetuta a giovani e ragazzi: chi era Enrico Berlinguer?
Le risposte sono tante e varie: c’è chi non sa chi sia, chi lo crede un esponente dell’altra ala politica, chi conosce a grandi linee la sua storia. Pochi, tra gli intervistati, sanno delineare con più precisione la figura di un importante personaggio: è proprio per questo che Walter Veltroni ha fortemente voluto Quando c’era Berlinguer, il documentario sul segretario del PCI uscito la scorsa settimana nelle sale cinematografiche di tutta Italia.

Il politico, ricordato con tanta nostalgia dall’ex segretario del PD, aveva portato avanti l’idea di un’Italia diversa, focalizzata sulla ricostruzione nazionale e sui diritti dei lavoratori. Nato a Sassari nel 1922, Enrico Berlinguer era entrato da giovanissimo in contatto con lo scenario politico. A soli vent’anni si era iscritto al Partito Comunista Italiano, che allora faceva capo a Palmiro Togliatti. L’atto con cui il giovane Berlinguer si fece più notare fu la presa di posizione contro la linea di pensiero sovietica, alla conferenza di Mosca del 1969. Berlinguer aveva evidenziato le divergenze ormai incolmabili con la Russia, soprattutto per quanto riguardava la libertà di cultura e il diritto alla democrazia in Cecoslovacchia. Diventato segretario del PCI, Berlinguer aveva posto immediatamente la «questione morale», evidenziando la necessità di un leader politico che sapesse conquistare la fiducia degli italiani e guidare il Paese senza cadere in affari illegali o nell’abuso di potere. Il Partito Comunista si era, per la prima volta, svincolato dal modello russo: questo cambiamento rendeva i politici capaci di garantire i diritti del ceto medio senza relegare l’intera classe sociale ad un mero espediente politico. L’intesa con la Democrazia Cristiana e la logica del «compromesso storico» avevano lo scopo di costruire, per l’Italia, una maggioranza stabile per lavorare nell’ottica della solidarietà nazionale. Purtroppo, il sequestro e la successiva uccisione di Aldo Moro segnarono l’inizio del declino del PCI e la successiva perdita di consensi.

Enrico Berlinguer e Roberto Benigni

Walter Veltroni, alla prima esperienza da regista, si muove bene dietro la macchina da presa, raccontando in maniera scorrevole e nostalgica tutte le vicende che rischiano di cadere nel dimenticatoio. Anche se si parla di fatti accaduti cinquant’anni fa, sono pochi gli italiani che ne sanno parlare con sicurezza. Di conseguenza, Quando c’era Berlinguer vuole essere non solo un tributo a un’importante figura politica, ma anche un modo di ricordare la storia. Il valore umano del personaggio di Berlinguer si comprende anche dal racconto dei funerali: il politico morì in seguito ad un ictus che lo aveva colpito durante un comizio a Padova. L’ex leader del movimento operaio del Veneto si commuove ancora mentre racconta degli ultimi giorni del segretario del PCI. La figlia Bianca, oggi giornalista, si esprime così: «Il loro dolore non era il nostro dolore, ma ci ha colpito vedere quanta gente avesse voluto dare un segnale della loro vicinanza».

Il documentario racconta, avvalendosi degli interventi di ospiti illustri (si va da Giorgio Napolitano a Michail Gorbacev) la figura di Enrico Berlinguer, fornendo agli spettatori un ritratto che, fotogramma per fotogramma, dipinge il valore del politico. Il film si chiude lasciando negli spettatori la speranza che una politica diversa sia ancora possibile, anche nel clima di generale sfiducia che oggi ancora avviluppa l’intera penisola.