Pubblicato il: gio, Mar 20th, 2014

Aborto, l’Europa condanna l’Italia per la violazione della legge 194

di Adalgisa Marrocco

Accade in Italia: la legge 194 c’è, ma non si vede. Il Comitato dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto la violazione da parte del nostro Paese dell’applicazione della norma che permette l’interruzione di gravidanza.

La legge 194/1978 stabilirebbe che, indipendentemente dall’obiezione di coscienza dei medici, le strutture sanitarie debbano sempre poter garantire il diritto all’aborto delle donne. In realtà, l’elevato numero (ancora in crescita) di medici obiettori presenti in Italia non garantisce l’effettiva applicazione della norma.

Nata nel 1978, la legge è stata letteralmente svuotata dalla prassi ospedaliera nel corso dei decenni, come dimostrato platealmente da recenti fatti di cronaca. Pochi giorni fa, la rivelazione della storia di Valentina, giovane donna romana che nel 2010 era stata costretta ad abortire senza assistenza medica, con il solo aiuto del compagno, in un bagno dell’ospedale capitolino “Sandro Pertini”.

La coppia aveva scoperto che la bimba portata in grembo era affetta da una grave malattia genetica, di cui la madre era portatrice e per cui non c’era possibilità di sopravvivenza. Quindi, avevano deciso di interrompere la gravidanza al quinto mese, passando attraverso immani difficoltà. La donna ha raccontato: «Dopo vari tentativi, sono riuscita a trovare una ginecologa dell’ospedale Sandro Pertini che mi ha concesso un foglio di ricovero, perché soltanto lei non era obiettore. Una volta entrata in ospedale, inizio la terapia per indurre il parto. Dopo 15 ore di dolori lancinanti, vomito e svenimenti, partorisco nel bagno dell’ospedale solo con l’aiuto di mio marito». Una situazione ai limiti del disumano, balzata agli onori della cronaca solo quattro anni dopo. «Nessuno ci ha soccorso, nemmeno dopo aver chiesto ripetutamente aiuto. Anzi, a un certo punto, sono entrati gli obiettori con il Vangelo in mano a dirci che stavamo commettendo un crimine. Non li abbiamo denunciati soltanto perché eravamo sconvolti da quello che avevamo vissuto», ha dichiarato ancora la donna.

La vicenda di Valentina è conseguenza naturale della ridottissima presenza di ginecologi italiani che rispettano il diritto riconosciuto dalla legge 194. Bastano alcuni dati per comprendere la gravità della situazione: nel Lazio si dichiara obiettore più del 90% dei medici; alla clinica “Mangiagalli” di Milano sono presenti 46 obiettori di coscienza su 70 ginecologi; all’Ospedale Civile di Merano solo 2 ginecologi su 13 totali consentono l’interruzione di gravidanza; a Venezia gli obiettori sono 8 su 10; a Firenze l’obiezione di coscienza è praticata da circa il 50% dei medici; al Policlinico Universitario di Napoli sono presenti 60 ginecologi di cui solamente 3 non si oppongono alla legge 194; in Sardegna le strutture ospedaliere di alcune città toccano il 100% degli obiettori di coscienza.

In Italia, oltre all’obiezione di coscienza individuale, abbiamo intere strutture sanitarie che ignorano la legge 194 (costituiscono il 50% delle strutture totali sul territorio nazionale). Così, le donne per abortire sono costrette a recarsi in altre regioni o, peggio ancora, ad andare all’estero quando si tratta di aborto terapeutico. Si tratta di una realtà esclusivamente italiana che all’estero verrebbe considerata vera e propria omissione di cura.

Mentre donne e coppie affrontano il loro calvario, i ginecologi non obiettori non riescono a fare carriera.