Pubblicato il: ven, Mar 7th, 2014

Italicum e «quote rosa»: le deputate fanno fronte comune per la parità di genere

di Stefania Manservigi

Le deputate fanno fronte comune per la parità di genere. Fonte: qn.quotidiano.net

Le deputate fanno fronte comune per la parità di genere.

La parità di genere, in Italia, non s’ha da fare. Questo è quanto emerge dalle ultime vicende che hanno coinvolto l’Italicum, la nuova legge elettorale in discussione alla Camera, e che hanno visto sfumare la possibilità di inserimento di quote rosa all’interno della stessa nonostante molte deputate di diversi partiti avessero formato un fronte bipartisan per ottenere l’alternanza uomo – donna nelle liste elettorali e il 50% delle donne capolista.

E la notizia positiva, in uno scenario che positivo non sembrerebbe, è proprio questa: l’unione di forze da parte delle deputate, nonostante l’appartenenza a diversi partiti politici, per far valere un diritto comune a tutte le donne, per trovare una soluzione a un problema, quello della rappresentanza femminile, che da anni viene accantonato e considerato marginale.

E se anche i risultati, per ora, faticano ad arrivare, se non altro la mobilitazione delle ultime ore ha portato a galla e dato risalto a un dibattito che da anni non trova soluzione definitiva nelle sedi decisionali.

A guidare la battaglia per i diritti di parità, costituzionalmente sanciti, è la Presidente della Camera Laura Boldrini che, nella giornata incandescente di ieri, dal suo profilo facebook ha lanciato un appello a tutte le forze politiche cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’argomento: «Che io sia per la completa parità di genere, anche nell’accesso alle cariche pubbliche, è cosa nota.
Per questo oggi ho incontrato un gruppo di deputate, appartenenti a diversi gruppi politici, che mi hanno espresso la loro preoccupazione in merito alla rappresentanza femminile nella legge elettorale.
Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull’uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunità), che ci spingono in questa direzione. E la metà della nostra popolazione è costituita da donne.
La nuova legge elettorale deve tenere conto di questo.
Faccio appello a tutte le forze politiche, a deputati e deputate, perché prevalga il senso di responsabilità e le richieste avanzate in questo senso vengano prese in considerazione. Il rispetto della parità di genere è una causa che riguarda tutti e che si deve tradurre in azioni concrete. Anche così si mette in atto il cambiamento.»

Significativo il fatto che il gruppo di deputate incontrate dalla Boldrini fosse composto da esponenti di diversi gruppi parlamentari, tra le quali Barbara Pollastrini e Roberta Agostini (Pd), Dorina Bianchi (Ncd), Titti Di Salvo (Sel), Irene Tinagli (Sc) e Gea Schirò (PI). Assenti solo esponenti di FI e Movimento 5 stelle. Simbolo che la battaglia per i diritti delle donne, per una volta, non ha trovato sostanzialmente ostacoli nelle divergenze dettate dalle posizioni di partito.

Tra le voci contrarie all’emendamento che, qualora non fosse stato bocciato, avrebbe introdotto il sistema delle «quote rosa» anche nella legge elettorale per la Camera e il Senato, spiccano in particolare gli esponenti di Forza Italia. Le posizioni di Brunetta e Cicchitto, per motivare il parere negativo all’emendamento, si possono sostanzialmente riassumere nella seguente frase: «La base è il merito, non il sesso».

Una motivazione sostanzialmente debole se si considera il quadro costituzionale di principi cui la legge elettorale dovrebbe dare attuazione, che vede nell’articolo 51 comma primo della Costituzione così come modificato a seguito delle riforme costituzionali dei primi anni del duemila, una specificazione in tema di rappresentanza politica del principio di eguaglianza sostanziale, cardine di ogni sistema democratico, enunciato in via generale all’articolo 3 comma secondo. L’inciso «A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini» è chiarificatore in tal senso, mostrando l’impegno che il legislatore dovrebbe muovere verso la risoluzione di un problema, quello della sottorappresentanza femminile, che affligge il Paese da sempre.

Laura Boldrini lancia un appello alle forze politiche per le quota rosa.

A sconfessare le posizioni dei detrattori delle «quote rosa» interviene anche la recente giurisprudenza costituzionale in materia: il tema, infatti, di interesse sempre attuale, è stato oggetto di dibattiti in passato e ha portato alla presa di posizioni tutt’altro che trascurabili. La Corte costituzionale, infatti, nelle sentenze 49/2003 e 4/2010 aveva sottolineato come la previsione di norme che imponessero la presenza nelle liste elettorali di un numero minimo di candidati appartenenti al sesso sottorappresentato fossero non solo legittime, ma rappresentassero anche un’azione doverosa nell’obiettivo di creare condizioni di pari opportunità tra i sessi nell’accesso alle cariche elettive. In questo modo non si attribuiva un risultato, ma si riequilibravano le posizioni di partenza permettendo ai candidati appartenenti al sesso sottorappresentato di godere delle stesse opportunità di elezione.

Il problema della parità di genere, dunque, in tema di rappresentanza ha sempre avuto una valenza maggiore rispetto alla semplice battaglia tra sessi a cui viene ricondotto: la necessità di riequilibrare la situazione esprime la necessità di realizzare una vera democrazia paritaria in quanto il deficit di rappresentanza femminile all’interno del Parlamento simboleggia un deficit di democrazia stessa.

Curioso risulta essere il fatto che le stesse problematiche emerse in questa fase di discussione della legge elettorale, emersero anche in sede di approvazione della legge 270 del 2005 (il cosidetto «Porcellum»); anche tale legge elettorale, infatti, fu segnata dalla bocciatura di un emendamento che prevedeva l’inserimento di una candidatura femminile all’interno delle liste elettorali ogni quattro candidature maschili. A tutt’oggi, al di là delle azioni positive inserite all’interno della legge elettorale per il Parlamento europeo e delle varie leggi locali e regionali, le uniche iniziative a favore della promozione della parità di genere a livello nazionale si trovano nella legislazione elettorale di contorno e in particolare nella legge 96 del 2012 in tema di contributi pubblici ai partiti politici e nella legge 215 del 2012, in riferimento alla comunicazione politica durante la competizione elettorale. Un po’ poco, probabilmente, per un paese che voglia valorizzare il ruolo delle donne.

Alla luce di tutto questo, si può capire l’importanza della sottoscrizione da parte delle novanta deputate che sostengono la riforma elettorale dell’appello ai leader dei loro partiti affinché sostengano gli emendamenti bipartisan per la parità di genere: un appello o, meglio ancora, un’azione affinché l’Italia sia davvero un paese anche per donne.

@stestefyz