La street art pacifista di Banksy: all’asta nel 2014
di Martina Mastropierro

Graffito “No ball games” di Banksy, nord di Londra
Prima i muri di Bristol, poi le pareti della reale Londra, sino ad arrivare alle gabbie dello zoo di Barcellona. Nessuno spazio verticale viene risparmiato dall’opera del più famoso graffitaro degli ultimi anni: si firma “Banksy”, ma la sua identità è ormai da tempo tenuta nascosta.
Ancora una volta le sue opere sono al centro di una serie di controversie, questa volta legate alla vendita all’asta di “No ball games”, strappato al quartiere di Tottenham Green (a nord di Londra), pochi mesi dopo la vendita di un’altra sua realizzazione, la “Slave Labour”, ceduta a Miami per la cifra da capogiro di 750,000 sterline, l’equivalente di un milione di euro.
Il graffito in questione rappresenta due bambini nell’atto di giocare mentre si passano questa ipotetica palla, in realtà mutata in un cartello che recita la sopracitata scritta, simbolo del sarcasmo tipico di Banksy. Attualmente l’opera è in mano al Sincura Group, che si occupa della sua restaurazione, a seguito di una serie di tentativi di deturpazione del pezzo, e relativa vendita all’asta per l’anno seguente, atto che incontra la disapprovazione di molti, contrari alla rimozione di creazioni nate sui muri delle città e che qui devono rimanere.
Quella di Banksy è una street art che ironizza sui fallimenti della politica, si mescola alla satira e spesso si impegna in argomenti di tipo etico-culturale, in un mix di temi estremamente attuali, resi ancora più vivi e leggibili dalla tecnica dello stencil a figure nere con particolari sottolineati da un rosso vivo o colori accesi. Un fervore anticapitalistico, anticonsumistico e pro pace che ritroviamo in ogni suo graffito, come marchio di fabbrica delle sue idee.
La carriera dell’artista britannico comincia alla fine degli anni Ottanta nel gruppo dei “Bristol’s DryBreadZ” (DBZ) dove si firma come Keto e Tes; in seguito, nel 1998, organizza un evento europeo chiamato Wall on Fire che attira un gran numero di artisti provenienti da tutto il Regno Unito e dall’Europa, avvenimento che gli restituisce molta visibilità.

Queen Elizabeth, omaggio al 60esimo anniversario del suo trono
Ciò che rende Banksy unico nel suo genere è l’abile capacità di rimanere fedele a se stesso, fuori dagli schemi e informale, ma allo stesso tempo in grado di trovare un posto d’onore nei più prestigiosi musei di tutto il mondo. Indimenticabili i lavori in perfetto stile settecentesco con l’intromissione di elementi anacronistici (riconoscibilissime le dame corredate di maschere antigas o i nobiluomini con bombolette spray), ospitati in un gran numero di gallerie d’arte.
Allo stesso modo, i celebri Rats hanno letteralmente invaso la capitale britannica portando il suo nome in vetta alla classifica degli artisti contemporanei più noti; curiosamente anagrammando il termine “rat” si ottiene “art”, ma la particolarità, a detta dell’autore stesso, è una pura coincidenza. Presenti anche in città quali Parigi e New York, portatori di svariati messaggi, sono l’emblema della piaga sociale a lungo perseguitata ma in grado di mettere in ginocchio interi popoli nel corso della storia.
Banksy si propone come artista controcorrente, ideatore di un linguaggio nuovo e giovane, perfettamente visibile nella sua rivisitazione in chiave graffiti della Santa Teresa del Bernini in Italia, a Napoli, raffigurata con in mano panino e patatine, a richiamare il consumismo dilagante o l’esilarante interpretazione di una regina Elisabetta punk-rock che campeggia per le vie di Bristol, un omaggio (piuttosto singolare) al suo sessantesimo anno di regno.






