Pubblicato il: sab, Feb 23rd, 2013

Perché avere il cognome materno è un diritto? Intervista a Iole Natoli

di Serena Santoro

Iole Natoli è giornalista pubblicista e autrice del blog “Il Cognome Materno in Italia nei Matrimoni e nelle Convivenze”. Impegnata per i diritti delle donne fin dal 1979, si deve a lei la prima iniziativa giudiziaria in Italia (1980-1982) per l’attribuzione del cognome della donna ai figli nati nel matrimonio. 

Quali sono le ultime novità apportate dall’entrata in vigore del DPR 54 del 13 marzo 2012?

Il nuovo DPR ha abbreviato la durata dell’iter per ottenerlo, lasciando però immutato il fardello offensivo delle motivazioni con cui “documentare” la richiesta, come se l’essere madre o padre non fosse in sé ragione sufficiente per chiedere che i figli e/o le figlie possano avere il cognome materno e non il paterno soltanto.

Innanzitutto perché aggiungere il cognome materno è un diritto? 

Chi non lo sente come necessario è semplicemente subordinato al ‘non pensiero’ che la società patriarcale continua a imporre. Crescere venendo identificate nella società attraverso il solo cognome paterno ed essere riconosciute socialmente solo grazie a una figura maschile, condiziona le donne al punto tale che per loro diventa spesso difficile sentirsi rappresentate da una donna in politica; né essere rappresentati da una donna può apparire un’opzione facilmente adottabile agli uomini, che si sono affermati nel sociale esclusivamente attraverso il cognome del padre. Rimuovere ciò che ostacola di fatto il pieno sviluppo della persona umana è uno dei compiti che la Costituzione assegna con l’art. 3 alla nostra Repubblica.

Lei considera l’attribuzione del cognome materno un diritto primario?

È necessario chiarire una cosa: nel nostro ordinamento giuridico il diritto al cognome è della prole. Ne consegue, direi in automatico, che figli e figlie hanno il diritto di avere anche il cognome materno, benché la legge che glielo attribuisca manchi. Si tratta di rimediare a un’omissione, che impedisce alla prole di relazionarsi alla famiglia materna – nonni, zii, cugini – esattamente come fa con l’altra. Un’omissione oltretutto dannosissima, perché sopprimendo la figura materna dall’identità personale dei singoli veicola l’idea pericolosa che la donna sia sopprimibile.

La necessità di aggiungere il cognome della madre è sentito in egual modo da donne e uomini? Inizia ad affermarsi come un’esigenza?

Oggi comincia ad esserci. Accanto alle questioni di parità nell’accesso alle carriere, di eliminazione del differenziale economico, di rappresentanza politica e altro, le donne cominciano a capire quanto importante sia un modello familiare equilibrato anche sul piano della sua rappresentazione simbolica, che è data proprio dal cognome della famiglia e dei figli.

Ma non sono solo le donne a volerlo. Nel mio gruppo Facebook sul cognome arrivano di frequente uomini mossi dallo stesso desiderio, per se stessi o per la propria prole. Ed è molto confortante che accada.

A volte le grandi rivoluzioni culturali, e questa ne fa parte, hanno bisogno di tempo. A che punto siamo?

Agli albori della civiltà, in Italia. Abbiamo già totalizzato un bel po’ di richiami da parte dell’Europa, per il ritardo nell’approntare leggi che eliminino questa discriminazione specifica, subita dalle donne italiane; perché se è vero che il diritto di acquisire il cognome è della prole, è altrettanto vero che il non poter offrire alla figliolanza il proprio cognome lede in pieno i diritti della madre, dato che suona come una dichiarazione di minorità sociale della donna.

Quali sono i passaggi burocratici da compiere per aggiungere il cognome materno? 

Ci si rivolge al Prefetto, documentando la domanda in modo idoneo. Sul mio blog c’è una pagina apposita che aiuta a districarsi nelle pratiche e a scegliere le motivazioni più idonee: si chiama “Prassi odierna per il doppio cognome”.

I costi non sono elevati e consistono in poche marche da bollo. Poi occorre attendere qualche mese.

Quali ostacoli sono stati superati nell’aggiunta del cognome materno? 

Oggi qualsiasi cambiamento di nome o di cognome è più facile, dunque anche l’aggiunta del cognome materno, che rientra in tale categoria.
La differenza sta soprattutto nel passaggio delle competenze direttamente alle Prefetture, che invece prima dovevano occuparsi di raccogliere la documentazione per poi inviarla al Ministero dell’Interno, con conseguente maggiore perdita di tempo.

Quante proposte di legge sul cognome materno sono state depositate in Parlamento?

A partire dal 1979 sono state depositate diverse proposte di legge, inizialmente di un cognome unico a scelta. Quando ci si è resi conto che la scelta avrebbe potuto generare un dissenso tra i coniugi, da regolare con qualche criterio, sono apparse varie formule improprie per risolvere il problema ed infine anche il doppio cognome.

Di fatto, le proposte che prevedono una scelta, sia del numero sia dell’ordine dei cognomi, hanno lasciato vergognosamente l’ultima parola al padre, ad esclusione del progetto Garavini, che affida il tutto all’ordine alfabetico, e del progetto Bindi, che prevede il sorteggio.

Ovviamente, tutte le proposte di legge non approvate, in questo campo come in altri, sono decadute negli anni e continueranno a decadere col termine di ogni legislatura. Con la nuova proposta, dunque, dovranno essere ripresentate nella stessa forma o migliorate e il mio auspicio va in questa direzione.

Quando i genitori hanno già due cognomi (i relativi cognomi della madre e del padre) e nasce un/a figlio/a, come si evita che divengano quattro, successivamente otto e così via?

Dipende dalla legge che verrà approvata. La soluzione che propongo sin dal 1979 e che ho affinata nel tempo non è molto diversa in apparenza da quella presentata da Rosy Bindi in quest’ultima legislatura. Doppio cognome obbligatorio: ciascun genitore designa uno solo dei suoi cognomi all’atto del matrimonio o del riconoscimento del primo figlio e in tal modo i cognomi saranno numericamente sempre due.

Dalla proposta Bindi e dalle altre la mia si differenzia per un punto fondamentale. Sia con la regola dell’ordine alfabetico sia con quella solo formalmente neutra del sorteggio siamo nell’ambito di una democrazia apparente, che livella togliendo a chi più dà, nascondendo il dato reale che ha generato la discriminazione nei confronti della donna: il diverso ruolo che la madre ha nella filiazione.

Come dovrebbe essere strutturata la legge?

Io voglio che quel nascondimento non ci sia, che la realtà biologica venga vissuta come naturale sin dall’infanzia, perché solo in questo modo avremo decapitato ab origine il maschilismo che avvelena la nostra società. Voglio la riconciliazione del corpo dell’infante con il corpo materno, perché è la donna che mette al mondo il figlio e la figlia ed è la madre la prima persona che la neonata e il neonato imparano a conoscere e riconoscere, attraverso i loro sensi infantili. Se il diritto di acquisizione è solo loro, allora è a loro che spetta il cognome materno prima ancora di quello paterno, dato che l’attribuzione del cognome avviene proprio nella fase della massima relazione della prole con la figura materna.

Di conseguenza il primo cognome da attribuire deve essere per regola il materno, salvo diverso accordo espresso dai genitori per una qualche loro motivazione specifica. È una differenza apparentemente piccola ma in realtà radicale. È il primo passo per la fine della società patriarcale, attraverso la riappacificazione tra i generi e la distruzione definitiva dei clan. Con questo metodo non si instaurano nuove dinastie, né si mantengono quelle precedenti come qualcuno ancora oggi vorrebbe: si segue quel che la natura fa, intrecciando continuamente i vari geni. Crossing over anche nella struttura dei cognomi.

E nel resto del mondo come funziona? 

I paesi di lingua spagnola utilizzano solo il doppio cognome da tempo immemorabile. Negli ultimi anni è stata introdotta anche lì una regola di semplificazione necessaria, che tuttavia non condivido affatto perché nel tempo “trasmette” esclusivamente il cognome paterno. Due cognomi ci sono anche nei paesi di lingua portoghese, in Europa e nell’America latina. In Francia e nel Regno Unito ce ne possono essere due o uno soltanto. Due cognomi possono esserci con la nuova legge del Lussemburgo, che risolve il problema dell’ordine mediante il sorteggio. Due cognomi sono previsti da lungo tempo anche nei paesi nordici, nei quali tuttavia per regola si trasmette il solo cognome della madre, salvo diverso accordo tra le parti.

Ci sono iniziative che lei sta portando avanti per la causa del cognome materno? 

Le ultime iniziative riguardano l’inclusione della formula del doppio cognome – ovvero del cognome paritario – nel documento “Il Manifesto degli Obiettivi Immediati”, un pacchetto più ampio di richieste che io e altre donne del Gruppo “L’Agenda delle Donne per l’Italia” abbiamo inviato alle candidate e ai candidati alle elezioni 2013. È leggibile per intero in un post del mio blog sul cognome, su cui scrivo abitualmente di questo tema.

Ne seguiranno sicuramente altre e ne darò notizia sul blog “Il Cognome Materno in Italia nei Matrimoni e nelle Convivenze”. Nell’attesa che il nuovo Parlamento si formi e che nuovi progetti di legge vengano alla ribalta in quella sede, consiglio a tutte le donne e a tutti gli uomini di avvalersi del sistema di aggiunta del cognome, sia per giustizia verso i figli e le figlie, sia per rispetto verso le madri e le donne, sia per spingere i legislatori ad agire prima di essere sorpassati nei fatti dalla prassi civile del Paese.