L’impresa di Tom Hooper: «Les Miserablès» è candidato all’Oscar
di Chiara Gagliardi
Tradurre un romanzo nel linguaggio cinematografico è sempre un’operazione rischiosa. Spesso l’uscita sui grandi schermi è accompagnata da dubbi e scetticismo da parte del pubblico: l’interpretazione registica di una grande opera non sempre è apprezzata. A maggior ragione se si sta parlando di uno dei più grandi romanzi dell’Ottocento, e della sua trasposizione in musical: eppure, Tom Hooper è riuscito nell’impresa. Arriva nelle sale Les Miserablès, che dopo aver vinto i Golden Globe veleggia spedito verso il grande traguardo degli Oscar, la cui assegnazione sarà il 24 febbraio 2013.
La storia di Jean Valjean e Cosette viene sapientemente tradotta in musica: l’adattamento cinematografico viene infatti dall’omonimo spettacolo di Claude-Michel Schönberg, protagonista di Broadway dagli anni Ottanta in poi. Il cast è spettacolare: i protagonisti sono Hugh Jackman, che il pubblico ricorda come Wolverine, e Russell Crowe, che sfodera una bella voce calda e potente. Accanto a loro ci sono Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Sacha Baron Cohen ed Helena Bonham Carter. Gli attori si muovono sullo scenario della Parigi ottocentesca, sconvolta dalla passata Rivoluzione Francese ed attanagliata dalla miseria e dalla povertà. Il romanzo di Victor Hugo traccia un ritratto intimo e psicologico di ogni personaggio, in una storia di bassezze e di riscatto, di amore e di perdono.
Francia, 1815. Il carcerato Jean Valjean (Hugh Jackman), giunto alla fine dei suoi anni ai lavori forzati (ai quali era stato condannato per aver rubato una pagnotta) viene rilasciato sulla parola da Javert (Russell Crowe), una guardia della prigione. Valjean ne approfitta per scappare, approfittando dell’ospitalità di un vescovo, ma viene catturato: tornerebbe in prigione, se non fosse per l’intervento del vescovo stesso. Pieno di vergogna, l’uomo decide di redimersi: è così che ha inizio la sua storia. Valjean è perennemente in fuga da Javert, che continuerà a cercarlo per tutta la vita: per aiutare Fantine (Anne Hathaway), una donna costretta dalla povertà e dalla fame a prostituirsi, l’ex carcerato decide di adottarne la figlia Cosette (Amanda Seyfried). Lo spettatore è catturato dalle musiche magnetiche del film e segue le vicende dei personaggi in una Parigi devastata, dove la miseria regna sovrana e governa tutti gli atti del popolo. La bassezza e lo squallore sono esplicitati dai personaggi dei Thernadier: la coppia Cohen-Carter fa faville ed incanta il pubblico con il personalissimo stile che li denota.
Dopo Il discorso del re, Tom Hooper riesce nel suo ambizioso progetto: la pellicola dura due ore e quaranta minuti, risultando forse un po’ lunga da affrontare nel complesso, ma le splendide musiche ed il carisma degli attori protagonisti sanno rendere con efficacia tutta la complessità psicologica dei personaggi di Hugo. Attraverso il musical, infatti, Hooper riesce a far parlare in prima persona i protagonisti, cosa che un semplice film non gli avrebbe permesso di fare. La colonna sonora è superba e le musiche sono quelle originali. Anne Hathaway è da brividi con la famosa I Dreamed a Dream, canto di dolore di Fantine; il confronto fra Valjean e Javert esprime tutta la sua drammaticità con una cadenza importante, quasi marziale; e i grotteschi Thernadier danzano sulle note di Master of the House, che vuole quasi rendere la goffaggine e la grettezza dei due personaggi. La colonna sonora calza perfettamente agli attori, quasi fosse un vestito realizzato su misura, e l’opera di Tom Hooper fa emozionare. Sono presenti anche alcuni attori del cast teatrale originale, come Samantha Barks nel ruolo di Eponine: dopo aver a lungo cercato un’attrice adeguata, il regista ha deciso di mantenere l’interprete che l’ha resa famosa. Lo spettatore non può che essere catturato dalle vicende dei protagonisti, con scenari estremamente realistici ed emozioni reali che traspaiono dai volti estremamente espressivi di Jackman, Crowe e degli altri attori. Un lavoro maturo e magistrale, che riesce a rendere con efficacia e poesia tutta la forza del romanzo di Hugo.








