Pubblicato il: Mar, Set 4th, 2012

Speciale festival del Cinema 2012: un po’ insipido “Après Mai”, mentre Kim Ki-duk si candida al Leone d’Oro

di Chiara Gagliardi, da Venezia

La locandina di Pietà

È ormai tempo dei primi bilanci: su diciotto film in concorso, dodici sono già usciti. Mancano quattro giorni e sei film all’assegnazione del premio cinematografico più atteso di quest’anno: l’8 settembre sarà il giorno della verità. Ricordiamo i titoli delle pellicole in concorso: “Betrayal” (Russia), “Fill the void” (Israele), “È stato il figlio” (Italia), “Superstar” (Francia), “The Master” (Inghilterra), “Paradise: Faith” (Austria), “Outrage Beyond” (Giappone), “To the wonder” (Stati Uniti), “Pietà” (Corea del Sud), “Après Mai” (Francia), “Bella Addormentata” (Italia), “La 5eme saison” (Francia), “Un giorno speciale” (Italia), “Sinapupunan” (Filippine), “At any price” (Stati Uniti), “Spring Breakers” (Stati Uniti), “Linhas de Wellington” (Portogallo), “Passion” (Stati Uniti).

Kim Ki-duk, regista sud-coreano, merita un’ovazione per il suo “Pietà”: il titolo è ispirato alla famosa opera di Michelangelo. La pellicola è caratterizzata da sangue e violenza, per cui in Corea è stata proibita ai minori di 19 anni: ma oltre questo, troviamo un film forte ed intenso, pieno di riferimenti culturali e biblici. In un povero sobborgo di operai, in mano agli strozzini, Kang-Do si occupa di riscuotere i debiti delle famiglie: uomo assolutamente spietato, non esita a mutilare coloro che non riescono a saldare il conto. Un giorno, una donna si presenta a lui, e comincia a seguirlo, sostenendo di essere sua madre: il regista segue la tragica avventura di Kang-Do nel mondo dei sentimenti, un mondo così diverso da quello crudele cui era abituato. Il film riceve una vera e propria ovazione: Kim Ki-duk non delude, presentando un lavoro di livello altissimo, girato in sole tre settimane.

Delude, invece, “Après Mai”, l’ultima fatica di Olivier Assayas: pellicola autobiografica e dal soggetto interessante, ma che sa di già visto. Il regista narra la vita di un gruppo di ragazzi nel ’68 francese, con diversi riferimenti alla propria esperienza personale: è impossibile non associare la figura di Gilles, il protagonista, a quella di Assayas stesso. Colonna sonora coinvolgente, ma trama molto simile a quella di tanti altri film sullo stesso argomento. L’intenzione era buona, ma il parallelismo con il mondo d’oggi che il regista intendeva proporre purtroppo non è arrivato al pubblico. Lavoro sicuramente di pregio, ma un po’ deludente.

Per i film fuori concorso, “Acciaio” di Stefano Mordini, tratto dall’omonimo libro di Silvia Avallone, viene molto apprezzato, nonostante la trama scontata e un soggetto interessante ma non ben sviluppato. Le due attrici protagoniste, al loro primo film, si muovono bene, ma è un peccato non vedere sviluppato fino in fondo un tema che poteva essere davvero pregnante: l’acciaieria, unico futuro dei ragazzi di Piombino, lascia il posto alle storielle semplicistiche dei personaggi, che occupano davvero troppo spazio nella pellicola. Osannato anche “Disconnect”, opera prima di Henry Alex Rubin, che tratta argomenti come i social network e l’annullamento delle barriere, ma anche il senso di colpa e la famiglia. Un filone molto interessante, l’altro abbastanza scontato: sicuramente, nel complesso, una pellicola piacevole e coinvolgente.