Speciale festival del Cinema 2012: Terrence Malick delude con “To the Wonder”, mentre si attende l’arrivo di Takeshi Kitano

di Chiara Gagliardi, da Venezia
Tra interminabili code e nuovi arrivi sull’isola del Lido di Venezia, finalmente arriva il giorno di proiezione dell’ultimo e atteso lavoro del regista americano Terrence Malick, “To the Wonder”, ossia “Fino alla meraviglia”. Le aspettative erano molte: dopo “Tree of life”, apprezzato moltissimo da critica e pubblico, ci si attendeva da Malick un altro capolavoro.

Appena terminata la proiezione, i social network sono invece stati invasi da commenti taglienti e negativi sul film. In realtà la pellicola non merita tanto disprezzo, anche se sicuramente non è all’altezza dei lavori precedenti. Chi ha visto “Tree of life” sicuramente troverà tanti parallelismi fra i due lavori, forse troppi: è presente lo stesso senso religioso e la stessa tensione verso una dimensione ultraterrena. Anche qui, il film si muove attraverso il racconto della storia d’amore fra i due personaggi (interpretati da Ben Affleck e Olga Kurylenko), introducendo la vicenda parallela di un sacerdote alla ricerca della sua strada (Javier Bardem). Pochi elementi nuovi: Malick poteva stupire di più.

Chi è riuscito a vedere qualche film fuori concorso, invece, avrà scoperto Susanne Bier: la regista danese, dopo l’Oscar vinto nel 2011 e tanti film drammatici, riparte con “Love is all you need”, ottima commedia leggera ma mai banale. La storia di un amore, l’unico amore autentico tra tanti personaggi falsi e stereotipati, coinvolge Ida, donna di mezza età reduce da una lotta contro il cancro al seno, in crisi dopo il tradimento del marito, e Philip (interpretato dall’ex-007 Pierce Brosnan), che dopo la morte della moglie non è più tornato alla vita. Una vera e propria “romance” dai colori caldi fra Italia e Danimarca. Non molto apprezzato, invece, “Blondie” di Jesper Ganslandt, regista svedese. Il film, che narra i conflitti e i fantasmi del passato di tre sorelle, nonostante il taglio prettamente narrativo presenta delle lacune notevoli, che lo fanno mancare di chiarezza.

Una scena da “To the wonder”

E’ sempre lui, Takeshi Kitano, l’equivalente giapponese di Quentin Tarantino, e il suo lavoro in concorso “Outrage Beyond” lo conferma pienamente. Siamo nello scenario della Yakuza, la mafia giapponese: i poliziotti decidono di liberare l’ex affiliato Otomo per combattere il clan Sanno che sta prendendo possesso della città. Tanto sangue ed essenzialità in “Outrage Beyond”, che riconferma Takeshi Kitano nel suo ruolo chiave nella produzione di polizieschi. La pellicola è un po’ difficile da seguire, e l’apprezzamento dello stile è sicuramente personale, ma è più che mai valida: un altro caposaldo nella storia del Festival di Venezia.

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