Pubblicato il: mer, ago 29th, 2012

L’intervista a Carlo Taglia: lascia il lavoro e gira il mondo a piedi, neanche la malaria contratta in Laos è riuscita a fermarlo

di Ilaria Caridi

Stiamo intervistando proprio lui: Carlo Taglia, il giovane 27enne di Torino che ha deciso di girare il mondo senza aerei, lasciando un lavoro sicuro per l’ignoto che accompagna l’avventura. Dal Nepal all’India, dal South Corea al Vietnam attraversando Sri Lanka, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Cina per approdare, dopo 22 giorni su un mercantile, nella tanto ambita America del Sud, dove ora si trova. 50.000 chilometri ad oggi fatti e a dividerlo dal suo vero obiettivo ce ne sono altrettanti: ritornare in Nepal. La sua storia ve l’abbiamo già raccontata, ma solo ora abbiamo l’onore e il piacere di parlare direttamente con lui.

Orgoglioso, Carlo celebra il traguardo dei 50.000 km a Machu Picchu (Perù)

Buongiorno Carlo!

Buona notte dovrei dire io.

Allora, scontata ma dovuta, ecco la prima domanda: raccontaci, sotto che cielo ti trovi in questo momento e, soprattutto, cosa vedi?

Il cielo della notte di Cusco, la storica capitale Inca. Mi trovo nel salotto comune del mio ostello sulla collina con una vista straordinaria sulla magica plaza armas.

E’ stata la sensazione di star sprecando la tua vita tra litigate davanti ad uno schermo grigio e carte da compilare che ti ha spinto a partire. In realtà però sono molte le persone che quotidianamente affrontano la noiosa routine lavorativa, covando il sogno di trovarsi ogni giorno sotto un cielo diverso: qual’è stato quel quid che ti ha fatto dire: “è giunto il momento, ora, adesso, subito”?

Mi sono reso conto di avere un energia straordinaria e una consapevolezza che quando feci le mie prime esperienze di viaggio non avevo e conoscendone gli effetti positivi volevo dedicare il mio meglio per qualcosa che mi avrebbe dato semplicemente il massimo della vita.

Ed è difficile rendersene conto, soprattutto in una società dove la strada che bisogna percorrere sembra già segnata. Ma, di la verità, un viaggio non può essere tutto rosa e fiori: ci sono stati momenti o situazioni particolari in cui hai avuto paura, rischiato la vita e avresti voluto non esser mai partito?

Paura è capitato in Laos quando ho contratto la malaria ed ero solo in un albergo di cinesi che non parlavano neanche l’inglese o in Cambogia quando la mafia filippina ha cercato di tendermi una trappola per rapinarmi sotto effetto di droghe che avrebbero cercato di somministrarmi. Ma mai avrei non voluto partire perché già avevo preventivato certi rischi.

Essere svegli e avere mille occhi è necessario se si intraprende un viaggio simile ma cambiamo argomento: qual’è stata la persona conosciuta lungo questi quasi 50.000 chilometri di cammino che ti ha colpito più profondamente?

Il baba conosciuto in India o lo sciamano in Colombia. Due persone cresciute in culture opposte alla mia con cui ho avuto un feeling particolare nonostante ciò.

Il libro in cui più ti riconosci?

“Un indovino mi disse” di Terzani

Domanda indiscreta ma opportuna: come fai a sostenerti? Lavori mentre viaggi o sei partito da solide disponibilità economiche?

Lavoro mentre viaggio e comunque sono partito da una base di risparmi e liquidazione

Di solito dove alloggi? Vai in ostelli, dormi anche per strada, ti ospitano?

Solitamente negli ostelli più spartani ed economici, se no spesso nei viaggi notturni in pullman e nelle stazioni. Raramente come ospite.

E con i visti? Come funziona? So che si rischia di rimanere bloccati alla frontiera in molti paesi.

I visti li richiedo uno per uno o alle ambasciate o alle frontiere, dipende dalla complessità. Per ora mi è sempre andata bene, per le prossime frontiere non so.

Per una donna, intraprendere un viaggio come il tuo, sicuramente comporterebbe più pericoli e insidie da affrontare rispetto alla stessa esperienza vissuta da un uomo. Cosa consigli a tutte le donne che fremono dalla voglia di conoscere il mondo ma hanno questo timore?

Innanzitutto di muoversi soprattutto di giorno in certi paesi. Poi di armarsi di una pazienza infinita, è normale che nella maggior parte dei paesi da sole possano capitare situazioni di imbarazzo. Con questo non lo voglio giustificare ma purtroppo la maggior parte dei posti che ho visto hanno una cultura maschilista.

Il paesaggio più mozzafiato che hai visto?

Beh, l’Himalaya a 5.500 metri. Impressionante mai visto nulla del genere ed ho avvertito un energia straordinaria sul tetto del mondo.

Che sport pratichi? So che il trekking è una tua passione..

Nell’ultimo anno in Italia praticavo gare di corsa come mezze maratone, paracadutismo e krav maga. Il trekking è una passione che condividevo con gli amici nel weekend.

Un oggetto che hai sempre con te?

I tappi per le orecchie, mi permettono di dormire ovunque.

Carlo sfida il gelo dei 4600 mt del vulcano Pichincha (Quito, Ecuador) in maglietta e pantaloncini

Rispondi a tutti i tuoi fans, curi un blog e pubblichi articoli su Greenews ma quanto tempo stai su internet al giorno?

Quando ho trekking o viaggi particolari sparisco per giorni, ma solitamente una o due ore le dedico tra blog, pagina facebook, account foto e video, Greenews, interviste, scrivere il libro e rispondere a chi mi segue. Lo vivo come un lavoro e svegliarmi alle 6 del mattino mi permette di avere comunque tutta la giornata libera per fare quello che voglio.

Innamorarsi della persona che sta davanti a noi in treno è un must che prima o poi tutti proviamo, quante volte ti è capitato in questo lungo viaggio? (Sincero!)

I colpi di fulmine capitano, ma non ho mai il tempo necessario per innamorarmi di tutte le ragazze interessanti che conosco perché partono il giorno dopo o pochi giorni dopo e a me non basta un’ora per innamorarmi.

Cosa c’è nel tuo bagaglio di essenziale? Di sicuro un computer ed una macchina fotografica, poi?

I tappi per le orecchie, il coltellino svizzero, una torcia e il sacco a pelo termico.

Credi in Dio?

Sì, nel Dio Sole e in Madre Natura.

Tu che puoi dire di avere una visione del mondo più ampia della nostra, esiste la felicità? E se sì, tu dove la trovi?

La felicità esiste e si trova nella semplicità e nei valori terreni, le persone che mi stanno dando le più grandi lezioni di vita sono contadini.

Come ti vedi tra trent’anni: un nonno che racconta le avventure di gioventù ai suoi nipoti o ancora un girovago dalla lunga barba bianca che erra alla ricerca di nuovi orizzonti?

Perché non entrambi? Il segreto è riuscire ad alternare passioni e affetti.

Quando riferisci, in giro per il mondo, di essere italiano ne sei orgoglioso o amareggiato? Come reagiscono le persone quando glielo dici? Pizza, mafia e mandolino, è sempre quello il ritornello?

Le persone solitamente sono sorprese perché non mi vedono come italiano. Devo ammettere che ci sono troppo pochi italiani che viaggiano soli e con zaino in spalla. Né orgoglioso e né amareggiato, per me è un dato di fatto ma io mi sento più cittadino del mondo che cittadino italiano.

Il miracolo di internet ci permette questo: intervistarti anche se a più di dieci mila chilometri di distanza in linea d’aria. Ed è lo stesso miracolo che consente ad ormai 2.500 fans di seguirti sulla tua pagina facebook. Come ci si sente ad essere stimato e ammirato da così tante persone? Ho letto addirittura che il tuo nuovo appellativo è diventato: “MY HERO”.

Fa sicuramente piacere ricevere cosi tanti messaggi di apprezzamenti, mi rendono ancora più determinato in quello che sto facendo. Amo condividere una favola del genere, però non mi sento e non sono un eroe. Sono solo una persona che ha deciso di seguire il suo cuore ed ha la fortuna di aver trovato la via per farlo. Per me i veri eroi sono le persone che non hanno neanche un millesimo delle possibilità che abbiamo noi nella nostra cultura e vivono con un sorriso smagliante.

Quando sei solo, tra persone che non ti capiscono, che non sanno chi sei, tra sconosciuti che parlano lingue diverse e con culture neanche lontanamente assimilabili alla tua, ecco, non ti capita di aver nostalgia delle persone che ami?

No anzi, adoro quelle situazioni in cui è tutto diverso e sono l’unico straniero. Mi emoziona e sono grato di essere li ad osservare una cultura opposta alla mia.

Solidarietà tra sconosciuti: lui guida, lei porta la benzina

E tra voi, viaggiatori senza meta, esiste veramente tanta solidarietà come dicono? Facci qualche esempio

Sì, esiste. Quando incontro veri viaggiatori con cui condivido l’esperienza di viaggio, anche se ci conosciamo da due giorni, ci trattiamo da fratelli. E’ come se si facesse parte della stessa famiglia perché chi ama il viaggio con lo stesso punto di vista ha più cose in comune di un fratello di sangue.

Per ringraziarti della disponibilità ti salutiamo con una celebre frase di Mark Twain “Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.” Buona vita Carlo!

Una delle mie preferite. Grazie a voi, è stato un piacere.

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