Taksim sgomberata. Atteso l’incontro tra Erdoğan e manifestanti
di Valeria Vellucci

Piazza Taksim, Istanbul.
Istanbul. Stamane, un inusuale e strano silenzio avvolgeva Piazza Taksim. Poche persone sono quelle che si aggirano, controllate dai poliziotti ancora appostati nei dintorni della piazza. Non vi sono più i manifestanti, coloro che il Premier ama definire con l’appellativo ″çapulcu″, vandali. Non vi sono più le loro bandiere, striscioni, cori e slogan. Nel silenzio si attende con ansia l’incontro, annunciato ieri dal vice Primo Ministro Bülent Arınç, tra Erdoğan e alcuni, non specificati, manifestanti. Nel frattempo sembra essere esplosa anche la protesta degli avvocati, sotto il Palazzo di Giustizia di Istanbul come anche nella capitale, Ankara.
Violenti scontri hanno caratterizzato la notte stambuliota. Il risultato: sgombero forzato di Piazza Taksim. Gas, lacrimogeni e bombe carta. Centinaia di feriti: intossicati, contusi, traumi e attacchi cardiaci. Questo il bilancio. Il Gezi Park, invece, per il momento resiste nonostante il suo preannunciato sgombero, prossimo obiettivo del Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan.
Nella capitale, Ankara, stesso scenario. Alle ore 2 della scorsa notte, Kennedy Avenue era attraversata da un fiume di gente. Anche lì, gas, lacrimogeni e bombe stordenti.
Erdoğan, già nei giorni scorsi, aveva invitato i cittadini a non scendere in piazza «perché è in atto un complotto per impedire la crescita economica della Turchia». Ed ancora: «Chi non rispetta il partito al potere pagherà un alto prezzo. Abbiamo ancora pazienza, ma la pazienza ha un limite». Queste le, discutibili, dichiarazioni del contestato Premier turco.
Condanne, riguardanti il pugno di ferro utilizzato dal Primo Ministro nei confronti dei manifestanti giungono da vari fronti internazionali. Ieri 11 giugno, è stato il Parlamento Europeo ad esprimersi. Sulla base delle violazioni dei diritti umani, civili e politici in atto in questo momento, il Parlamento si pone soprattutto di condannare: la violenza contro i manifestanti, nonché i tentativi, da parte di alcuni mass media, di mettere a tacere gli eventi. L’Europa chiede, inoltre, che i manifestanti pacifici attualmente detenuti vengano immediatamente liberati. Non è, difatti, la prima volta che la Turchia viene condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a causa del suo non rispetto della libertà di espressione e di manifestare pacificamente.
Inoltre, alcune stazioni radio ed emittenti Tv sono state multate su decisione del Consiglio Turco Radio e Tv (RTUK). Tale organismo di censura, ha optato per quella che viene definita come ′piccola multa′ nei riguardi di coloro che hanno mostrato ′particolari′ video oppure servizi che danneggerebbero lo sviluppo fisico e mentale dei bambini turchi. Reti internazionali, quali BBC e CNN, sono state duramente criticate dallo stesso Akp a causa dei loro report. L’Associazione Turca dei Consumatori ha presentato il suo esposto contro Erdoğan, contro il Ministro degli Interni, del Governatore di Ankara e del capo della polizia della capitale. L’accusa dell’Associazione: spropositato e massiccio uso di lacrimogeni.






