Pubblicato il: Sab, Mar 16th, 2013

Nasce Alternative für Deutschland: “Vogliamo la Germania fuori dall’Euro”

di Riccardo Venturi

Sostenitori di AD

L’Europa sta attraversando il momento di crisi economica e politica più profonda dal secondo dopoguerra. La difficile situazione, aggravata dall’incertezza dovuta al voto italiano, ha incrementato in tutti gli Stati dell’eurozona la schiera di chi è contrario alla moneta unica. Mentre in Grecia i partiti più critici e radicali come Syriza ed Alba Dorata hanno raggiunto percentuali di consenso inimmaginabili fino a qualche anno fa, in Portogallo centinaia di migliaia di persone scendono in piazza per protestare contro le politiche di austerità del governo. Nei giorni scorsi, Beppe Grillo ha invece dichiarato che l’Italia è già di fatto fuori dall’Euro e che i paesi nordeuropei hanno tutto l’interesse a non far crollare la fragile impalcatura monetaria “fino a che non riavranno gli investimenti effettuati dalle loro banche sui titoli di Stato italiani. Dopo di che ci lasceranno cadere come una patata bollente”. A Roma, così come nelle altre capitali del continente, inizia a farsi concretamente largo l’ipotesi di un referendum sull’Euro. Persino in Germania c’è chi dice basta.

A settembre di quest’anno i tedeschi andranno a votare. I cristiano-democratici della cancelliera Merkel sembrano essere in netto vantaggio sui socialdemocratici. Tuttavia, nei prossimi mesi si giocherà una partita elettorale che potrebbe riservare alcune sorprese. Se ci sarà un sostanziale pareggio si potrebbe tornare ai già sperimentati governi di Große Koalition. Un eventuale colpo di scena potrebbe arrivare da un nuovo partito euroscettico: “Alternative für Deutschland”, Alternativa per la Germania. Nato come movimento di “liberi elettori”, lunedì 11 vicino a Francoforte, capitale finanziaria e cuore pulsante del Paese più ricco d’Europa, si è tenuta la prima riunione che ha ufficializzato il loro ingresso nella vita politica tedesca. Un migliaio di sostenitori, moderati uniti dal rigetto nei confronti delle politiche europee della Merkel, ha definito le basi per la rapida nascita di un partito, che avverrà ad aprile. Alternative für Deutschland sarà dunque pronto a raccogliere i voti degli insoddisfatti contribuenti tedeschi.

Le motivazioni che hanno portato alla fondazione di questo partito e le somiglianze con la retorica di opposizione di altre novità politiche europee potrebbero far pensare erroneamente ad un movimento anti-liberista e con marcati tratti statalisti. Al contrario, le personalità che hanno dato vita a “liberi elettori” sono in gran parte ex-giornalisti, accademici e politici provenienti dalle fila della CDU. Tra la varie figure spicca Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca, e il professore di macroeconomia Bernd Lucke, vero ideologo del movimento.

Le proposte politiche di Alternativa per la Germania hanno tutte marcati tratti euroscettici. Pur non avendo ancora completato la stesura di un vero e proprio programma, l’idea fondante è quella dell’uscita dall’Euro. Non importa se smantellando l’eurozona o creando unioni monetarie più piccole, dando vita alla famosa doppia moneta, Neuro per il Nord Europa, Seuro per il Sud Europa. Qualsiasi Paese che non vuole più far parte dell’unione monetaria, o non è in grado di mantenere gli standard richiesti da Bruxelles, dovrebbe poter decidere autonomamente e pianificare una propria uscita. L’altro punto sul quale AD vuole catalizzare i voti degli scontenti è proprio la politica europea della Germania. Merkel viene criticata per aver ceduto alle pressioni dei Paesi a rischio. Le politiche di salvataggio avrebbero messo a repentaglio l’indipendenza della BCE, spauracchio tedesco da tempi insospettabili.

La riunione dell’11 marzo

Alternativa per la Germania si dichiara indiscutibilmente “pro-Europa”, in quanto non ha tra gli obiettivi la dissoluzione dell’UE. Nonostante ciò, Lucke sostiene che “il partito sarà a favore di una deburocratizzazione e limitazione dell’Unione Europa con la restituzione di determinate competenze agli Stati nazionali”, aggiungendo: “stiamo cercando di salvare l’Europa, ma al momento stiamo assistendo ad una divergenza tra le economie, non a una convergenza. Uno scisma è già in atto”. L’obiettivo è chiaro: offrire ai tedeschi la possibilità di votare un partito contrario all’Euro.

Da sempre timorosi per la sorte dei propri risparmi e per la propria indipendenza economica, i contribuenti tedeschi potrebbero rispondere all’appello di AD positivamente. Alcuni sondaggi indicano che addirittura il 26% degli elettori sarebbe pronto a votare un partito con un programma che prevede l’uscita dall’Euro. Cifre veramente da record per la Germania e motivo di preoccupazione per i maggiori partiti per le elezioni di settembre. La CDU è in grande vantaggio, ma Alternativa molto probabilmente attrarrà il maggior flusso di voti dalla Baviera, tradizionale feudo cristiano-democratico. Anche i liberali, ultimamente convergenti su posizioni euro-scettiche più moderate, potrebbero registrare un calo di consensi. D’altra parte sembra ancora troppo presto per azzardare ipotesi, dato che deve ancora essere ufficialmente costituito un partito e deve essere presentato un programma, necessario per superare l’attuale confusione interna.

Proporre l’uscita dall’Euro o un’alternativa unione monetaria “per virtuosi” implica non poche differenze. È quindi impossibile tracciare le linee di una base di consenso; il risultato elettorale di questo nuovo partito dipenderà da vari fattori che si andranno delineando nei prossimi mesi. Quale sarà la situazione economica della Germania fra qualche mese? Di quale consenso godrà la cancelliera Merkel a settembre sulla gestione della crisi? Sarà necessario anche fare i conti con le strategie elettorali degli altri partiti, FDP in primis, e fare affidamento sull’eventuale sostegno di personalità nazionali influenti a livello mediatico. I liberali potrebbero infatti tornare ad incentrare la loro campagna elettorale sulla questione europea, riducendo lo spazio politico di Alternativa.

Allo stesso tempo, gli attuali limiti strutturali del progetto sono evidenti: prima di tutto non esiste una linea interna condivisa neanche sull’unica questione che si propone di affrontare il partito. Il secondo problema è direttamente legato al primo, dato che il manifesto presente sul sito web ufficiale è limitato ad aspetti di politica monetaria, non toccando temi-chiave della vita del Paese. Inoltre, mentre la mancanza di ingenti risorse finanziarie potrebbe essere superata grazie all’utilizzo dei nuovi media, l’assenza di figure carismatiche rappresenta un freno per la crescita di consensi. Proprio in quest’ottica Alternativa dovrà cercare gli “endorsement” di altre figure politiche e, di conseguenza, provare a spostare il dibattito della campagna elettorale sui temi della sua agenda. La preoccupazione di Merkel è proprio questa; tutta l’Europa dovrebbe guardare con attenzione la nascita di questo nuovo partito perché, nel corso della campagna elettorale, potrebbe causare un indiretto irrigidimento della CDU e quindi delle posizioni tedesche nei confronti degli altri Stati membri. Anche se ancora lontana dalla portata politica di altri movimenti euroscettici, Alternativa ufficializza ed istituzionalizza il dubbio di molti tedeschi.

Pur non essendo ancora chiare le potenzialità di questa nuova formazione politica, la sua nascita ha già contribuito a canalizzare il dibattito sulla moneta unica in Germania. La crisi dei partiti politici tradizionali potrebbe iniziare a farsi sentire anche a Berlino, mentre è sempre più evidente il deterioramento di un’identità comune europea. Andando oltre le semplici proposte del nuovo partito tedesco, le elezioni in Germania potrebbero chiarirci ulteriormente le idee sul futuro del nostro continente. Bisogna ridimensionare e/o uscire dalle istituzioni europee o è necessario un loro ripensamento? Il nodo di questa crisi è da ricercare nell’Europa o nell’assenza di Europa e di cittadini europei?