Pubblicato il: mer, Mag 14th, 2014

African Summer School 2014: accompagna il know-how e il lavoro italiano in Africa

di Riccardo Venturi

Il logo di African Summer School 2014

Il logo di African Summer School 2014

L’Africa non come “continente da aiutare e salvare”, ma come una terra giovane e ricca di opportunità. Su queste basi, lo scorso anno, è nata a Verona l’African Summer School, un corso estivo fondato su una nuova visione dell’Africa che coinvolga gli attori della diaspora nera e le nuove leve italiane. E siccome “le idee prendono il volo” (slogan ufficiale della scuola), l’edizione 2014 è stata presentata il 13 maggio a Roma, a Palazzo Montecitorio, presso la sala stampa della Camera dei Deputati.

Il successo della prima esperienza ha spinto l’associazione Africasfriends, ente promotore del progetto, a replicare l’organizzazione di un’iniziativa che in Europa non trova riscontri. L’impostazione del programma si distacca dai capisaldi della cosiddetta “questione africana” e mira a superare gli stereotipi eurocentrici che, spesso e volentieri, non tengono conto delle specificità e delle esigenze endogene. L’African Summer School, però, non si limita ad offrire un nuova prospettiva storico-umanistica della cultura locale (finora legata, nell’immaginario comune, alla storia post-coloniale) con il corso di storia generale dell’Africa: infatti, è da sottolineare la novità di un secondo ramo didattico, quello economico-sociale dell’afro-business. L’interdisciplinarità dei corsi conferisce all’esperienza un peso ancora più concreto, dando ai giovani africani e italiani la possibilità di misurarsi direttamente con i contesti produttivi locali. La Summer School offre così i primi corsi formativi in business con un focus tutto africano.

Non solo il carattere interdisciplinare del programma, ma anche l’importanza e l’intrinseca internazionalità del progetto rappresentano i nodi di un’iniziativa che non solo favorisce l’integrazione africana in Italia, ma serve  a mettere in luce le possibilità di sviluppo dettate dall’idea di un’imprenditoria interculturale, concetto che si fonda sulla conoscenza dettagliata dei contesti e dei territori, sul cosiddetto “patrimonio immateriale” africano, fatto di tradizioni e cultura. Il direttore della Summer School, il dott. Fortuna Ekutsu Mambulu, ha infatti dichiarato: «siamo giovani, ancora piccolissimi, ma con l’aiuto dei partner abbiamo l’ambizione di creare la regia per veicolare il lavoro del territorio italiano nel mondo. Creando questo ponte, e dando strumenti a chi vuole esportare lavoro, rendiamo il percorso più agevole. Allo stato attuale, ancora mancano regie di informazione. Questo progetto diventa uno strumento volto a colmare questa lacuna. Noi rappresentiamo un’Africa viva, giovane, che non si limita a chiedere, ma che offre opportunità. In poche parole vogliamo essere un ponte che accompagna in know-how ed il lavoro italiano in Africa. Adesso la palla passa alla politica».

L’ambasciatrice del Sud Africa in Italia, Nomatemba Tambo

L’ambasciatrice Nomatemba Tambo

La conferenza stampa, moderata dal giornalista di Africa News, Stephen Ogongo, ha avuto grande eco non solo a Verona e dintorni. Oltre al patrocinio di numerosi enti ed istituzioni (fra i quali il Comune di Verona, UIL Verona, Ital UIL, la Banca Popolare di Verona, l’Università degli Studi di Verona), sono intervenute alcune delle più importanti figure istituzionali e politiche legate al tema dell’integrazione. La presentazione ha visto alternarsi gli interventi dell’On. Laura Garavini, dell’On. Alessia Rotta e dell’ambasciatrice del Sud Africa in Italia, Nomatemba Tambo.

Nelle parole delle deputate, sono da sottolineare i riferimenti alla necessità di un legame più stretto e profondo fra due realtà che finora hanno vissuto di rapporti dettati da stereotipi e non-conoscenza reciproca. Difficoltà oggettive ed attuali che possono comunque essere superate seguendo questa via. Per Alessia Rotta: «purtroppo, Verona e il Veneto sono famose per aspetti contrari all’integrazione, ma ci sono realtà pulsanti, tutte comprese in questo progetto. Proprio per questo motivo, politica, sindacati, media e in generale tutte le forze sociali devono stare assieme: ma il lungo lavoro deve partire da un processo di formazione. Prima ancora di business e impresa, c’è bisogno di legare questi argomenti alla conoscenza dell’altro. La Summer School risponde alla necessità di un patto sociale e generazionale che lega il nostro paese all’Africa». L’On. Garavini, grazie al bagaglio di esperienze simili direttamente vissute in altri paesi europei, pone l’accento sullo spirito di impresa che favorisce opportunità di lavoro, ricchezza e creazione di occupazione: «un progetto come questo non si limita a far superare i pregiudizi assistenzialisti tipici della visione occidentale di un continente poco conosciuto come quello africano, ma mira anche a fornire strumenti concreti, efficaci, oggettivi per favorire l’autoimprenditorialità. Così si creano lavoro e ricchezza non solo per se stessi, ma anche per altre persone e popolazioni».

L’ambasciatrice Tambo esalta la Summer School, un’idea nata da un gruppo di giovani africani ed italiani, presto trasformata in una realtà estremamente originale: «l’Africa non è e non viene immaginata come cinque anni fa. Adesso c’è entusiasmo, speranza, fiducia che dal nostro continente possano arrivare risposte impossibili da trovare qui in Occidente. Abbiamo una popolazione incredibilmente giovane, in Africa c’è il futuro. Le nuove generazioni stanno abbandonando il peso ereditato dal colonialismo e iniziano a cooperare fra di loro. C’è una nuova energia e, pur lasciandoci alle spalle la dipendenza dalle ex-colonie, ci sono tantissimi spazi e opportunità di investimento. Per esempio, la partnership fra Italia e Sud Africa rimane fondamentale». In una terra così giovane, quindi, è la popolazione stessa che rappresenta speranza e opportunità di sviluppo. Secondo la diplomatica, le iniziative della diaspora africana che mirano a coinvolgere le nuove generazioni sono centrali nella crescita del continente. Nomatemba Tambo chiude il suo intervento invitando tutto lo staff e i partner a coinvolgerla e tenerla informata sui prossimi passi del progetto.

Nonostante l’assenza dovuta a impegni di lavoro, non manca un messaggio di saluti dell’ex-ministro per l’integrazione Kyenge, la quale sottolinea che «è necessario rafforzare una concezione dell’Africa che vada al di là degli stereotipi, mettendo in collegamento giovani, idee innovative ed uno dei patrimoni italiani, le piccole e medie imprese». Tra gli altri interventi, sono da segnalare quelli di Laura Fregi (Responsabile organizzazione e sviluppo della Summer School), Lucia Perina (UIL Verona), Paolo Dagazzini (MAg Verona), Alberto Sera (ITAL Nazionale), Pierpaolo Besio (Banca Popolare di Verona) e Gabriella Spedini (antropologa ed ex docente de “La Sapienza”).

L’idea dell’African Summer School, frutto di un’esperienza pluriennale nel campo dell’integrazione, viene spiegata bene dall’intervento conclusivo di  Prosper Nkenfack, presidente di Africasfriends: «non basta relegare gli italiani al ruolo di spettatori passivi, ma era necessario coinvolgerli in un progetto di loro diretto interesse. Dieci anni fa, quando invitavamo gli italiani alle nostre iniziative, non entravano nello spirito e ciò rendeva impossibile l’integrazione. Bisognava quindi cambiare modalità e farli entrare nel processo organizzativo per difendere insieme progetti comuni. Nasce così l’idea di Africafriends, un’associazione che permette ad africani ed italiani di lavorare per gli stessi obiettivi. Insieme stiamo cambiando radicalmente l’andamento delle cose. Così, la prima edizione dell’African Summer School è stata un successo incredibile».

La scuola non rappresenta solo l’occasione di un approfondimento didattico, ma il carattere residenziale delle attività formative permette ai partecipanti di alloggiare, mangiare e trascorrere tempo insieme, favorendo così l’interscambio culturale. Inoltre, i giovani non vivono solo la dimensione “scolastica” del progetto durante la settimana estiva di corsi, ma le lezioni in aula sono seguite da tre mesi di lavoro personale o di gruppo. Alla fine di questo periodo, le migliori tesine verranno premiate e i migliori progetti di micro-impresa saranno selezionati nell’ambito del concorso interno “Business incubator 4 Africa”. Le idee vincitrici saranno finanziate ed accompagnate nella loro realizzazione. Nel 2013 ha vinto il progetto comune di una ragazza italiana, Antonella Turrini, e di un ragazzo togolese, Edorh Ananou, volto a garantire al Togo autosufficienza nella produzione ittica, grazie alla realizzazione di stagni per l’allevamento di pesce.

Fra gli obiettivi di quest’anno c’è la crescita della Summer School che, al suo secondo anno, vuole confermarsi e compiere definitivo salto di notorietà: la creazione di una comunità di partecipanti e interessati è il nodo centrale di un’iniziativa che coinvolge non solo i giovani iscritti, ma anche associazioni partner, media e, soprattutto, le popolazioni delle località dove sarà implementato il progetto premiato, innalzandone la qualità della vita.

Le lezioni principali, che il politologo e giurista Jose Do-Nascimiento e l’imprenditore esperto in marketing Mawuna Koutonin terranno in francese presso Villa Buri, saranno accompagnate da workshop in italiano, grazie alla presenza di ospiti del mondo accademico. Il programma prevede corsi dal 4 al 10 agosto, con la possibilità di partecipare anche ad attività serali. La selezione dei  50 partecipanti è aperta fino al 13 giugno 2014 e le iscrizioni potranno essere completate sul sito ufficiale.