Pubblicato il: gio, Set 5th, 2013

Immigrati saranno ammessi ai concorsi pubblici grazie alla nuova legge

di Giulia Mazzetto

Il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge

Dal 4 settembre 2013 i lavoratori extracomunitari potranno partecipare ai concorsi pubblici. Lo prevede la legge 97 del 6 agosto 2013 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, pubblicata il 20 agosto sulla Gazzetta ufficiale, con cui l’Italia si adegua alle direttive dell’Unione e a svariate sentenze emesse, in forza di queste, dalla nostra magistratura. Non si tratta, quindi, di una legge di iniziativa nazionale, ma di un adeguamento ad una direttiva europea basata sulla Convenzione Oil del 1975, che equipara i lavoratori stranieri legalmente soggiornanti ai lavoratori nazionali, a cui l’Italia ha dovuto conformarsi per schivare l’apertura di una procedura di infrazione annunciata da Bruxelles.

All’articolo 7 la legge pone, però, due condizioni. Innanzitutto, non tutti gli stranieri potranno partecipare ai concorsi: il permesso di soggiorno non basta, sarà necessaria la cosiddetta carta di soggiorno, il documento rilasciato ai lungo soggiornanti, oppure si dovrà essere familiari stranieri di cittadini dell’Unione Europea. In aggiunta, potrà godere delle nuove disposizioni anche chi ha lo status di rifugiato o un permesso di protezione sussidiaria. In secondo luogo, non tutti i concorsi e le funzioni saranno aperte agli stranieri: non sono infatti incluse quelle che implicano “esercizio diretto e indiretto di pubblici poteri” e che “attengono alla tutela dell’interesse nazionale”.

Un passo avanti solo a metà quindi, considerato il fatto che per avere la carta di soggiorno sono richiesti cinque anni di presenza regolare in Italia, un reddito sufficiente a mantenere se stessi e i familiari a carico, il superamento di una prova di conoscenza della lingua italiana ed è necessario pagare una tassa di duecento euro al momento della richiesta del documento. Nella discussione alla Camera del luglio scorso, il governo ha accolto, sotto la formula di “valutazione di possibilità”, gli ordini del giorno presentati da Sel, Pd e M5S circa la possibilità di estendere ulteriormente l’accesso di extracomunitari ai concorsi della pubblica amministrazione non soltanto a chi è in possesso di un permesso CE per lungo soggiornanti, ma anche a chi abbia un permesso di soggiorno semplice di breve tempo.

L’articolo 13 della legge dispone un’ulteriore novità attraverso la quale l’Italia si uniforma agli standard europei: chi ha un permesso di soggiorno, ha a carico almeno 3 figli, ed è a basso reddito avrà diritto all’assegno INPS per le famiglie numerose, esattamente come ne hanno diritto le famiglie italiane.

Si tratta senza dubbio di una vittoria per il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, che ha così commentato l’entrata in vigore della legge: “Tutti quegli stranieri che vivono il Paese come la propria terra possono indubbiamente rappresentare un valore aggiunto e strategico in ambito economico, culturale e sociale”. La notizia è stata accolta con entusiasmo anche da CGIL e UIL come trionfo di un “principio di civiltà e democrazia”, mentre è stata duramente criticata dagli esponenti parlamentari della Lega che hanno definito le nuove disposizioni “di impatto sociale devastante per i giovani disoccupati e per i precari del nostro Paese, che ben presto si vedranno scavalcati” e “assolutamente contrarie a tutti i propositi di buon senso che mirano all’abbattimento degli altissimi costi della pubblica amministrazione”.

Alcuni protagonisti del film documentario “18 Ius Soli” di Fred Kuwornu

La possibilità di accesso ai concorsi pubblici si inserisce nel più ampio dibattito relativo alla cittadinanza per gli immigrati, con la diatriba acuitasi negli ultimi tempi tra i sostenitori del collaudato sistema dello ius sanguinis, attualmente vigente in Italia, e coloro che propongono un’inversione di tendenza a favore dello ius soli, ovvero l’acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere nel territorio dello Stato.

Tale problematica è presente anche alla 70esima Mostra del Cinema, in corso al Lido di Venezia in queste settimane, grazie alla proiezione fuori concorso del film documentario “18 ius soli”. Il regista, l’italo-ghanese Fred Kuwornu, ha voluto dare voce in particolare ai giovani figli di immigrati senza cittadinanza cresciuti in Italia, supportando la causa delle cosiddette seconde generazioni, nate e cresciute in Italia senza magari aver mai visto il proprio paese d’origine, ma nel contempo senza il diritto di essere italiane.

La nuova normativa rappresenta in ogni caso un balzo in avanti nel processo di integrazione degli immigrati del nostro Paese, che permetterà agli stranieri extracomunitari di poter ambire ad una stabilizzazione dal punto di vista economico-sociale, in attesa degli sviluppi della battaglia per diritti civili e cittadinanza.