Pubblicato il: dom, Mag 19th, 2013

Australia, gli aborigeni Murrawarri rivendicano l’indipendenza

di Riccardo Venturi

Repubblica di Murrawarri

La dichiarazione di indipendenza degli aborigeni Murrawarri potrebbe costituire un pericoloso precedente per l’Australia. Nessuno sembra prenderli sul serio, ma i nativi, abitanti di una porzione di deserto al confine tra il Queensland e il New South Wales, rivendicano la sovranità su un territorio di circa ottantamila chilometri quadrati, a detta loro, mai formalmente sottoposto al controllo del Commonwealth britannico. La dichiarazione di indipendenza del Murrawarri People’s Council, datata il 30 marzo scorso, sarebbe, più precisamente, una dichiarazione di continuazione di indipendenza. Secondo gli aborigeni, prima della colonizzazione ad opera del Regno Unito, l’Australia ospitava più di cinquecento nazioni indipendenti, fra le quali quella di Murrawarri. La Corona inglese avrebbe preso possesso dei territori dell’Outback australiano in base al principio di diritto internazionale di “terra nullius”, negando i diritti degli indigeni.

Al contrario, dal 1992, la dichiarazione di continuata indipendenza troverebbe il suo fondamento giuridico nella sentenza della High Court australiana che invalida tale principio. La decisione storica della Corte rientrava in un contesto di pacificazione avviato dal governo australiano nei confronti delle popolazioni locali che, fino agli anni sessanta, erano state private dei diritti civili e politici fondamentali. Ecco perché, sempre secondo il neo-istituito Murrawarri People’s Council, gli europei e i loro discendenti occupano le terre aborigene senza alcun diritto. Ad aprile, il Consiglio ha inviato una lettera alla Regina Elisabetta e al Primo Ministro australiano, con lo scopo di ottenere il riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica di Murrawarri. Nella comunicazione viene affermato che né il Regno Unito ha mai dichiarato formalmente una guerra (e quindi conquistato il territorio conteso), né i Murrawarri hanno firmato trattati sulla cessione dello stesso, portando come “prove” vari documenti ufficiali.

La scadenza posta ad eventuali obiezioni era di ventotto giorni, trascorsi i quali il Murrawarri People’s Council avrebbe preso atto del silenzio-assenso delle controparti e del conseguente riconoscimento implicito della continuata indipendenza. Alla conclusione del periodo prestabilito, non avendo ricevuto risposte, gli aborigeni si sono rivolti all’ONU per avviare la richiesta di riconoscimento internazionale della “neonata Repubblica”. Intanto, il Consiglio temporaneo ha anche dato forma alla sua nuova creatura istituzionale, stilando i principi di una nuova Costituzione, definendo la forma di governo (con marcate caratteristiche semipresidenziali) e, addirittura, un particolare principio di doppia cittadinanza: una “ancestrale” per i nativi e una “non ancestrale” per gli abitanti di Murrawarri privi di radici aborigene. Anche la bandiera è stata disegnata con chiari riferimenti al passato: banda inferiore marrone come la terra e banda superiore azzurra come il cielo sopra il deserto, con una stella bianca a rappresentare lo spirito degli antenati.

L’Australia ed il Regno Unito sembrano non aver preso seriamente le richieste di sovranità degli aborigeni. Il Murrawarri People’s Council lo aveva preventivato e non ha perso tempo per adire all’ONU, pur avendo esplicitato tutte le possibili opzioni in caso di risposta britannica o australiana e arrivando a proporre una soluzione internazionale all’eventuale controversia sorta da essa. Ciò che emerge da questa strana vicenda di diritto internazionale va oltre l’inedita dimensione giuridica e indipendentista ed è l’emblema della complessa problematica dei diritti delle minoranze aborigene. Se c’è chi lo considera uno scherzo, c’è anche chi applaude l’iniziativa dei Murrawarri, reputandola l’unica arma in mano agli aborigeni per farsi sentire. Negli scorsi due secoli, svariate centinaia di popoli che vivono all’interno del Continente australiano hanno subìto una brutale colonizzazione che ha causato massacri e violenze e che ha ridotto la popolazione indigena del novanta percento. Con la modernità e con il graduale riconoscimento dei diritti, le loro condizioni non sempre sono migliorate: molti aborigeni subiscono forme di ghettizzazione e sono spesso abbandonati alla disoccupazione o ad un crescente disagio sociale. Tuttavia, nel 2008 è stato fatto il primo passo ufficiale in termini di presa di coscienza da parte di un governo australiano che, con l’ex Premier laburista Kevin Rudd, ha chiesto ufficialmente scusa  agli aborigeni per i torti del passato e per i crimini subiti dalla cosiddetta “Stolen Generation”, istituendo il National Sorry Day. Non abbastanza per rimuovere la “Aboriginal Tent Embassy”, la tenda-ambasciata a difesa dei diritti politici e civili delle comunità aborigene, situata di fronte al parlamento australiano, né per evitare rivendicazioni come quella dei Murrawarri.