I media ungheresi non possono fare libera informazione. Continua la svolta autoritaria
di Andrea Gentili
I bambini non dovrebbero essere soggetti al brain washing politico. Questo è il messaggio che arriva dall’intervento del Premier ungherese Viktor Orbán sulla radio nazionale nella giornata di venerdì. Il riferimento era a un programma per bambini, andato in onda nel canale per l’infanzia della televisione pubblica tedesca la scorsa settimana, e balzato subito agli occhi del sottosegretario alla Comunicazione Internazionale, Ferenc Kumin. Il report, sotto forma di cartone animato, affermava che i media ungheresi non possono fare informazione liberamente, e che il Fidesz, il partito di Orbán, vuole che essi diano solo notizie positive. «Sembra che i politici Ungheresi ogni tanto non rispettino le regole dell’Unione Europea» aggiungeva infine la voce fuori campo. Tanto basta per far inviperire il sottosegretario Kumin, che in una nota ufficiale ha rigettato le accuse del cartone animato, definendole falsità, e minacciando azioni legali.
Da circa un mese, gli occhi dello scenario internazionale sono tutti puntati sulla questione ungherese. Dopo la firma da parte del Presidente della Repubblica Áder sulle sostanziali modifiche alla Costituzione ungherese, negli organi di governo sovranazionali si discute sul modo di approcciarsi al nuovo regime. Il problema per l’Unione Europea però è insito: la Commissione e il Consiglio Europeo difatti possono principalmente agire nei confronti dell’Ungheria sotto un punto di vista meramente tecnico, mediante pressioni politiche. Il loro potere non può estendersi direttamente nella sfera d’influenza nazionale, e ciò è accaduto solamente in minima parte nel 2011, quando il governo ungherese fu forzato dalle forti spinte internazionali ad adottare alcune modifiche alla legge sulla regolazione dell’informazione. Anche la possibilità di agire tramite delle sanzioni è in realtà una chimera. Il procedimento richiederebbe nella migliore delle ipotesi più di un anno. La linea ufficiale di Budapest è che le critiche alla nuova Costituzione sono solo il risultato di “incomprensioni”. Sotto il punto di vista dell’interpretazione legale difatti, molti nuovi articoli possono essere letti mediante una duplice chiave: mettere i senzatetto in carcere viola praticamente tutti gli articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani, e specialmente l’art. 9, secondo il quale “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Il ministro degli esteri Martonyi, ha invece informato i suoi colleghi europei che questa legislazione è necessaria per l’Ungheria al fine di mantenere l’ordine pubblico e per offrire un “riparo” ai vagabondi.
L’ultima sessione dell’assemblea plenaria a Strasburgo si è conclusa con un nulla di fatto: il capogruppo de l’ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa) Guy Verhofstadt ha incitato i colleghi a riconoscere l’Ungheria come «ciò che è in realtà: un governo che vuole imporre la volontà della maggioranza nei confronti della minoranza», un governo dove con l’ultima modifica costituzionale sono venuti a mancare i meccanismi di check and balance. La soluzione più discussa e forse più realizzabile sarebbe togliere il diritto di voto all’Ungheria nella Commissione Europea, perché d’altra parte la nuova Costituzione ungherese infrange anche il diritto dell’Unione Europea, nel punto in cui prevede che i laureati ungheresi non possano emigrare dal Paese per i 10 anni successivi la laurea. Un emendamento che viola il diritto alla mobilità dei cittadini europei. Intanto la situazione in Ungheria verrà tenuta sotto stretto controllo da Barroso in persona, ha riferito ai giornalisti il commissionario europeo Laszlo Andor, ungherese di nascita. Nella giornata di martedì infatti i poteri verranno trasferiti al Presidente della Commissione Europea, che sostituirà i numerosi commissionari che fino a questo momento se ne erano occupati.








