Elezioni in Georgia: il partito del miliardario filo-russo Ivanishvili, vince le elezioni legislative
di Alberto Bellotto
Il parlamento della Georgia ha una nuova maggioranza. Il partito del presidente Mikheil Saakashvili, “Movimento Nazionale Unito” ha infatti perso la maggioranza dei seggi in parlamento che deteneva dal 2003. Il successo elettorale è andato al grande avversario del presidente, Bidzina Ivanishvili, magnate georgiano e fondatore del partito “Sogno georgiano”. Le elezioni legislative, tenutesi lo scorso 1 ottobre, hanno chiamato alle urne circa 3 milioni e mezzo di georgiani anche se l’affluenza si è fermata intorno al 61%.
Dopo uno spoglio durato due giorni, i dati rivelano che il partito di Ivanishvili ha conquistato il 55% dei voti contro il 40,27% del partito uscente, Movimento Nazionale Unito. Con queste percentuali “Sogno georgiano” ottiene 77 seggi su 150 per quanto riguarda la parte proporzionale e 38 seggi su 73 nella parte maggioritaria. Il sistema elettorale georgiano infatti è un sistema misto, 150 seggi vengono assegnati su base proporzionale, mentre i restanti 73 vanno attribuiti con un sistema maggioritario uninominale.
Le prime dichiarazioni sono arrivate dal presidente Saakashvili, che dopo una serie di exit poll contraddittori, ha ammesso la sconfitta del proprio partito: ‹‹È chiaro che “Sogno Georgiano” ha conquistato la maggioranza. Riteniamo che le posizioni della coalizione di Ivanishvili siano sbagliate, ma è così che funziona la democrazia: l’UNM passa all’opposizione››. Alle parole del presidente hanno fatto eco quelle di Ivanishvili: ‹‹Ha commesso troppi errori, ma se si dimetterà convocando le presidenziali anticipate, e se il nuovo premier sarà eletto sulla base della nuova costituzione tutto tornerà alla normalità. Altrimenti ci saranno parecchi problemi››.
Da segnalare anche l’elezione in parlamento di Kakha Kaladze, l’ex-calciatore del Milan e della nazionale georgiana era infatti candidato per il partito di Ivanishvili.
Intanto l’Osce ha fatto sapere tramite i propri osservatori (circa 400) che la consultazione è avvenuta seguendo criteri di trasparenza soddisfacenti dichiarando che le ‹‹elezioni sono state libere e competitive›› e che la consultazione di lunedì è stata ‹‹un passo importante verso il consolidamento della democrazia››. Di diverso avviso è invece la ONG, Transparency international Georgia che attraverso il proprio sito ha denunciato brogli e violenze isolate.
Il voto non si è svolto comunque in un clima sereno. Lo scontro tra i due partiti è stato presentato da più parti come uno scontro tra la volontà filo-occidentale di Saakashvili e le simpatie filo-russe di Ivanishvili. La vigilia della consultazione è stata segnata dallo scandalo che ha colpito la polizia penitenziaria. Lo scorso 26 settembre il canale TV9, una rete fondata recentemente da Ivanishvili, aveva mandato in onda un video che mostrava una serie di atroci violenze subite dai detenuti in un carcere di Tbilisi. Il presidente, che in un primo momento ha accusato la Russia di aver architettato il fatto per destabilizzare il paese, è stato costretto a licenziare i vertici del sistema penitenziario nominando un difensore dei diritti umani alla guida dei servizi penitenziari e rimuovendo tutte le guardie responsabili delle torture. Oltre allo scandalo recente, Saakashvili ha pagato anche la guerra con la Russia avvenuta nel 2008, che di fatto ha portato alla perdita delle regioni dell’Ossezia del Sud e Abkhazia.
Le elezioni appena concluse segnano il tramonto di Saakashvili dopo le promesse della “rivoluzione delle rose”. L’attuale presidente infatti, salì al potere con il 96% delle preferenze nel 2004 dopo una sollevazione popolare che depose l’ex-ministro sovietico e presidente georgiano, Eduard Shevardnardze. Dopo otto anni le promesse di Saakashvili sembrano essere solo uno sbiadito ricordo tanto da permettere a Ivanishvili, che all’epoca della “rivoluzione delle rose” era sostenitore dello stesso Saakashvili, di presentarsi come candidato autorevole. Il miliardario, che secondo una stima del periodico Forbes ha un patrimonio di oltre 6 miliardi di dollari, pari alla metà del pil della Georgia, ha conquistato il voto dei delusi e dei giovani nonostante la sua scarsa esperienza politica. L’elezione di Ivanishvili ridefinisce inoltre gli equilibri geopolitici della regione, soprattutto nel rapporto della repubblica caucasica con l’Occidente e con la Russia. Il neo-premier ha infatti dichiarato che se da un lato il paese presenterà la richiesta formale di entrare nella Nato, dall’altro verranno riallacciati i legami con Mosca, tagliati da Saakashvili dopo la guerra del 2008.
Lo scenario del dopo voto sembra essere comunque molto incerto. Se da un lato Ivanishvili ha dichiarato di essere al lavoro per formare il nuovo esecutivo, il presidente, almeno per il momento, non ha dato segni di volersi dimettere. La convivenza tra i due diventa quindi molto delicata. Saakashvili, cha ha ancora un anno di mandato presidenziale, detiene una parte dei poteri che secondo le recenti riforme costituzionali passeranno al capo di governo a partire dalle prossime elezioni alle quali però non potrà candidarsi perché in carica da due mandati. In tale situazione si fa più concreto il rischio di un periodo di scontro tra premier e presidente che potrebbe protrarsi fino al 2013, anno delle presidenziali e della definitiva uscita di scena di Saakashvili.












