Pubblicato il: gio, set 27th, 2012

Elezioni legislative in Bielorussia: il parlamento resta nelle mani di Lukašenko, tutti i seggi vanno a deputati filo-governativi

di Alberto Bellotto

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko

La Bielorussia è ancora nelle mani di Aleksandr Lukašenko. Le elezioni legislative per il rinnovo della camera bassa hanno difatti confermato il blocco filo-governativo, consegnando i 110 seggi a deputati favorevoli al premier. La consultazione, avvenuta domenica 24 settembre, si è tenuta in un clima tutt’altro che sereno. Cinque, tra i maggiori partiti dell’opposizione fra i quali il fronte popolare e il partito civico unito, hanno disertato il voto accusando il presidente di non permettere una consultazione trasparente. Lo stesso partito di unione civica ha denunciato che dei 35 candidati solo 2 sono stati invitati ai dibattiti dalla televisione di Stato per proporre il loro programma. Oltre agli oppositori anche Amnesty International ha denunciato l’incarcerazione di diversi esponenti anti-governativi. Gli unici schieramenti d’opposizione che hanno scelto di partecipare alla consultazione sono stati il partito “Mondo Giusto” con 26 candidati, il partito socialdemocratico con 11 candidati e il partito “Dì la verità”.

Il voto si è svolto più all’insegna della rassegnazione che della tensione, anche perché al boicottaggio non sono seguite proteste di piazza e manifestazioni. Tutti i seggi, con l’eccezione della circoscrizione di Novobelitsky, sono stati assegnati al primo turno senza la necessità di passare per il ballottaggio (fissato per legge al 50%) e sono andati sia a rappresentanti indipendenti filo-governativi, che a rappresentati dei partiti alleati del Belaja Rus’ di Lukašenko, come il partito comunista, il partito agrario, il partito liberaldemocratico e il partito lavoro e giustizia.

Anche l’affluenza è diventata terreno di scontro tra Lukašenko e l’opposizione. La commissione elettorale ha infatti dichiarato che dei 7 milioni di elettori la percentuale dei votanti è stata del 74,2% nel paese (in linea con quella del 2008 che si era attestata intorno al 75,3%) e del 59,2% nella capitale, Minsk. Per l’opposizione invece l’affluenza è stata solo del 50% con il leader dei cristiano-democratici, Vitali Rimacevski, che ha parlato addirittura di percentuali intorno al 38%. In realtà non è facile stabilire con precisione il numero dei votanti perché l’elezione non si è svolta solo domenica 24, ma anche nei cinque giorni precedenti. La legge elettorale prevede infatti il voto anticipato. Per l’opposizione il voto anticipato, oltre a inficiare il quorum per il ballottaggio, è stato estorto facendo enormi pressioni su studenti, dipendenti pubblici e militari.

Matteo Mecacci, capo spedizione dell’Ocse

L’Ocse, che ha inviato 330 osservatori, ha giudicato la consultazione non democratica e non trasparente. Matteo Mecacci, capo missione dell’Ocse, ha dichiarato che l’elezione appena conclusa non è da considerarsi democratica: «un’elezione libera dipende dalla possibilità di parlare, di organizzarsi e correre per una carica, ma noi non abbiamo visto ciò in questa campagna», oltre a questo Mecacci ha voluto ribadire che «eminenti figure politiche che avrebbero potuto giocare un ruolo sono rimaste in prigione o non erano eleggibili per i loro precedenti penali».

L’Europa, preoccupata dell’influenza della Russia sul paese, ha espresso preoccupazione per la mancata democraticità del voto, mentre gli Stati Uniti, che definiscono Lukašenko l’”ultimo dittatore d’Europa”, hanno esortato «le autorità di Minsk a prendere misure per rispettare gli impegni internazionali della Bielorussia per tenere elezioni veramente democratiche».

Aleksandr Lukašenko, al potere fin dall’indipendenza dall’Unione Sovietica, è stato rieletto per ben tre volte anche grazie a una serie di riforme che hanno plasmato il sistema elettorale in suo favore, come nel caso della riforma costituzionale che gli ha permesso di concorrere per il terzo mandato nel 2006.

Diversi analisti indipendenti hanno sollevato alcune critiche anche all’opposizione. Aleksandr Klaskovskij, politologo indipendente intervistato da Reuters, ha dichiarato che l’opposizione bielorussa in realtà «ha poche risorse e nessun programma». Alle dichiarazioni di Klaskovskij hanno fanno eco le parole di un altro analista, Valery Karbalevich che ha consigliato agli oppositori di lavorare per le presidenziali: «l’opposizione farebbe bene a concentrarsi sulle presidenziali, per presentare un candidato unico, una strategia elettorale e un programma politico, se vuole davvero provare a combattere Lukashenko».

Considerata da quasi tutta l’Europa come una dittatura, la Bielorussia deve far fronte a problemi economico-finanziari non indifferenti: l’inflazione ha superato abbondantemente la soglia del 100% attestandosi quest’anno intorno al 108%, con un relativo deprezzamento del rublo bielorusso sul dollaro del 65%. Allo stesso tempo Lukashenko è stato costretto a rinegoziare un prestito con il Fondo monetario internazionale di 3,5 miliardi di dollari. Questa situazione ha spinto il paese sempre di più nell’orbita del governo di Mosca che nei mesi scorsi ha stipulato un nuovo accordo commerciale tramite Gazprom, che farà arrivare alle casse del governo di Minsk circa 4,5 miliardi di dollari.

Mentre l’UE guarda con timore a questo avvicinamento alla Russia, che pare continuo e inesorabile, il popolo bielorusso continua a perdere fiducia nei confronti del governo centrale ma sopratutto del futuro, anche a causa di un’alternativa che fatica a concretizzarsi.

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