Elezioni in Québec: vincono gli indipendentisti ma una sparatoria rovina il successo elettorale della prima donna a capo del governo
di Alberto Bellotto
Il Parti Québécois (Pq) ha vinto le elezioni legislative nel Québec tenutesi lo scorso 4 settembre. La formazione indipendentista torna così al governo dopo 9 anni di assenza, battendo il partito liberale al governo della provincia dal 2003. Il premier uscente, Jean Charest, lascia così il posto di primo ministro a Pauline Marois, leader del Pq e prima donna a ricoprire la massima carica della provincia a maggioranza francese.
La consultazione anticipata è arrivata dopo due mesi caldissimi segnati da polemiche e violente proteste. L’esecutivo di Charest, che lo scorso 1 agosto ha chiesto lo scioglimento anticipato dell’assemblea nazionale, negli scorsi mesi è stato colpito da diverse accuse di corruzione, ma sopratutto dalla protesta degli studenti, scesi in piazza in primavera contro la riforma del sistema universitario e il conseguente aumento delle tasse.
La vittoria degli indipendentisti è stata però molto limitata, il partito guidato dalla Marois con il 31,9% dei voti ha conquistato solo 54 seggi su 125, mentre il partito liberale si è fermato a 50 seggi. 19 seggi sono andati invece alla Coalition Avenir Quebec di François Legault, una formazione nata meno di un anno fa. Il quarto partito è stato invece il Quebec Solidaire che con il 6% ha fatto eleggere due rappresentanti. Rispetto alle precedenti consultazioni del 2008, quando l’affluenza si attestò intorno al 58%, quelle di martedì scorso hanno segnato un deciso ritorno dell’elettorato facendo salire il valore fino al 75%.
Il Pq, che non è riuscito a superare la soglia di maggioranza di 63 deputati, sarà costretto ad operare in un contesto eterogeneo. Da sempre impegnato per l’indipendenza del Québec dal Canada, il governo guidato dalla Marois non ha ancora stabilito se indirà o meno un altro referendum per l’indipendenza. Il Pq già in altre due occasioni aveva indetto delle consultazioni per l’autonomia della provincia, ma sia nel 1980 che nel 1995, gli abitanti della regione a maggioranza francese, si erano detti contrari ad un distaccamento dal governo di Ottawa. Al di la della questione dell’indipendenza il nuovo esecutivo dovrà concentrare i propri sforzi sul debito della provincia, che ammonta ad oltre 180 miliardi di dollari. La Marois ha voluto precisare che i fondi per risistemare il bilancio verranno recuperati da un incremento delle imposte sui giacimenti minerari e petroliferi e su un aumento della pressione fiscale sui redditi medio alti. La nuova premier ha poi spiegato che la riforma universitaria di Charest verrà abolita e non verranno toccate le tasse universitarie. La nuova premier ha infine dichiarato di voler ottenere dal governo centrale nuove leggi a favore dell’autonomia del Québec, sopratutto per quanto riguarda le politiche del lavoro, l’educazione, la cultura e la lingua.
Per quanto riguarda l’opposizione, il presidente uscente Jean Charest, ha dichiarato che il voto ha confermato che ‹‹il futuro del Québec è con il Canada››. Intanto però il leder del partito liberale ha rassegnato le sue dimissioni sancendo la sua intenzione di abbandonare la scena politica dopo quasi 10 anni di attività. Al momento non è stato ancora nominato un successore anche se il candidato principale sembra essere Philippe Couillard, ex-ministro della sanità negli ultimi due governi Charest.
La giornata elettorale è stata però chiusa da una tragedia. Un uomo di 62 anni, Richard Henry Bain ha aperto il fuoco durante la conferenza stampa che la neo-premier Marois stava tenendo intorno a mezzanotte al Métropolis concert hall di Montreal. L’attentatore ha esploso diversi colpi di arma da fuoco all’esterno del teatro uccidendo Denis Blanchette di 43 anni e ferendo gravemente un giovane autista di 27. Bain, prima di essere arrestato, avrebbe urlato in francese ‹‹gli inglesi si stanno svegliando››. L’uomo, residente a Mont-Tremblant, farebbe parte della minoranza anglofona della provincia. Nel corso di una perquisizione a casa dell’attentatore sono state trovate oltre una ventina di armi da fuoco. Intanto la giustizia canadese si è già messa in moto. Bain, che verrà ascoltato dal giudice il prossimo 11 ottobre, verrà incriminato per 16 capi di accusa, tra i quali omicidio premeditato, tentato omicidio, possesso illegale di armi da fuoco e armi incendiarie.
L’attentato al Métropolis di Montreal, accanto alla vittoria degli indipendentisti, riapre la questione della convivenza della comunità francofona con la minoranza inglese. Per prima cosa i rappresentanti della comunità anglofona si sono dissociati dal gesto di Bain. Peter Trent, sindaco di Westmount, quartiere di Montreal a maggioranza inglese, ha dichiarato: ‹‹Quest’uomo è malato, non si può spiegare diversamente››. A fargli eco sono state le parole dell’attore Jay Baruchel: ‹‹Non mi piace quando un uomo parla a nome della mia comunità. Niente può giustificare quello che ha fatto››.
L’attentato di Richard Henry Bain ha però messo in luce un problema non indifferente. La vittoria degli indipendentisti e le nuove richieste di Pauline Marois hanno fatto preoccupare la minoranza inglese. Josh Freed, giornalista dell’unico quotidiano in lingua inglese The Gazette, ha spiegato che alla vigilia del voto la minoranza anglofona temeva un largo successo degli indipendentisti: ‹‹c’era una grande ansia nella comunità, molti mi hanno detto che se il Pq avesse ottenuto una forte maggioranza avrebbero lasciato la provincia››.
A gettare acqua sul fuoco sono arrivati i dati di un recente sondaggio svolto in tutta la provincia. Stando a tale rilevazione solo il 28% degli abitanti del Québec vorrebbe una totale indipendenza dal Canada, per tutti infatti, la priorità è l’occupazione e proprio su questo tema Pauline Marois dovrà lavorare più alacremente accantonando ogni progetto secessionista.













