Elezioni in Angola: José Eduardo Dos Santos si conferma presidente per la terza volta
di Alberto Bellotto
José Eduardo Dos Santos è stato rieletto presidente dell’Angola per la terza volta. Il leader del MPLA, Movimento popolare per la liberazione dell’Angola, ha infatti vinto le elezioni tenutesi lo scorso 31 agosto con il 75% dei voti. Al potere dal 1979, Dos Santos ha sbaragliato tutti gli oppositori ai quali sono rimaste solo le briciole. Il principale avversario, Isaias Samakuva, a capo del partito UNITA, Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola, non ha superato il 18%; mentre la giovane formazione CASA-CE guidata da Abel Chivukuvuku ha guadagnato il 6%. Il restante 3% è stato suddiviso tra gli altri partiti minori. Dos Santos è stato eletto con la nuova legge elettorale varata nel 2010, che stabilisce l’elezione a Capo dello Stato del leader il cui partito ottiene la maggioranza in parlamento. Rispetto alle elezioni del 2008 l’affluenza ha registrato una netta contrazione passando dall’80% al 57%.
La consultazione è avvenuta sotto lo sguardo di oltre 2000 osservatori, 700 dei quali provenienti da altri paesi. Gli organismi internazionali che hanno inviato i propri rappresentanti sono stati l’Ua (Unione Africana), la Cplp (Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese) e la Csaa (Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe). La presenza degli osservatori non ha però placato le polemiche e le accuse che fin dalla primavera hanno accompagnato l’anno elettorale dell’Angola. Verso la fine di maggio la corte suprema, accogliendo il ricorso del partito UNITA, aveva disposto la sospensione della nomina a presidente della commissione elettorale di Susana Ingles. La Ingles, molto vicina al partito del presidente Dos Santos, è stata considerata inadatta a guidare la commissione perché avvocato, la legge prevede infatti che la guida della commissione debba essere affidata ad un giudice. Alcuni partiti dell’opposizione hanno inoltre segnalato che in molti collegi elettorali il giorno precedente al voto non erano ancora state pubblicate le liste elettorali con i nomi dei candidati, nonostante la richiesta di chiarimento fatta da Samakuva a luglio. I militanti di CASA-CE, giovane partito nato nel marzo di quest’anno, hanno denunciato l’arresto senza apparente motivo di uno dei suoi giovani esponenti. Come se non bastasse altri dubbi sulla trasparenza del voto sono arrivati dagli addetti allo scrutinio. Molti ragazzi hanno dichiarato di essere stati sostituiti a pochi giorni dal voto da alcuni membri del personale amministrativo che però non avevano preso parte alla settimana di formazione. Diverse associazioni della società civile hanno espresso il loro rammarico e la loro preoccupazione per la mancanza di osservatori extra-africani. L’Europa e gli USA infatti, non hanno inviato nessun tipo di osservatore evitando completamente di mandare le loro missioni diplomatiche.
Nonostante dubbi, polemiche e l’immediato ricorso del UNITA, il presidente dell’UA, Pedro Pires, ha affermato che le elezioni appena svolte in Angola sono state “libere, giuste, trasparenti, credibili e realizzate nel rispetto dei principi di elezioni democratiche in Africa”. Il capo degli osservatori della Csaa, Bernard Membe ha cercato di gettare acqua sul fuoco dichiarando che tutte le accuse di brogli sono state prese in considerazioni: “ma che tali eventi non sono accaduti in una scala tale da falsare la validità del processo elettorale”.
Le elezioni appena concluse sono state le terze, in ordine di tempo, da quando è terminata la guerra civile nel 2002. Nel 1979, con l’indipendenza dal Portogallo e l’avvento al potere di Dos Santos, nel paese scoppiò un violento scontro tra l’ MPLA e gli oppositori del FLNA, Fronte di liberazione nazionale dell’Angola. Dopo un breve intervallo nel 1992, quando si svolse un primo confronto elettorale, il conflitto tra MPLA e l’UNITA (erede politica del FLNA) riprese per altri dieci anni culminando con l’uccisione del leader dell’UNITA Jonas Savimbi e l’armistizio che permise le elezioni del 2002. Da allora Dos Santos è uscito vincitore in tutte le tornate elettorali, nel 2008 e adesso nel 2012.
Anche se Dos Santos appare quasi invincibile iniziano a scorgersi le prime crepe. Oltre ad una generale diminuzione della fiducia, il presidente ha perso oltre il 10% di consensi nella capitale, Luanda. Accanto a questo, il leader dell’MPLA e la sua maggioranza dovranno fari i conti con una crescita economica impetuosa e irregolare. L’Angola, terra di conquista dei capitali cinesi, è il secondo maggior produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria e la terza economia del continente dopo Sudafrica e Nigeria. L’afflusso di denaro nel paese ha trasformato la capitale senza però migliorare le condizioni di vita della popolazione relegata nelle baraccopoli e nei centri rurali.
Le primavere arabe che nel 2011 hanno incendiato la riva sud del mediterraneo sono arrivate anche in Angola. Gli effetti non sono stati gli stessi ma hanno messo in luce una sofferenza e un desiderio di libertà con il quale Dos Santos dovrà fari i conti.













