Pubblicato il: Mar, Nov 27th, 2012

Imu, le nuove regole al vaglio di Bruxelles

di Claudia Parmiggiani

Sabato è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo regolamento del Ministero dell’Economia che precisa quando gli edifici appartenenti alla Chiesa e gli enti no profit sono esenti dall’Imposta municipale unica, avviando forse a conclusione questa dibattuta vicenda poiché nel corso degli anni erano rimasti incerti i criteri con cui il beneficio doveva essere applicato alla generalità degli enti no profit.

L’obiettivo è quello di separare le attività commerciali a quelle che tali non sono. Esenti dall’imu sono quindi le aree di edifici destinati ad attività assistenziali, ricettive, didattiche, ricreative o culturali per cui si paga una retta soltanto simbolica ed è lo stesso decreto a chiarire quando un’attività può essere definita senza scopo di lucro e come individuare la proporzione tra aree commerciali e no profit negli edifici a destinazione mista. Grazie alle indicazioni del Consiglio di Stato poi, il cui parere è obbligatorio ma non vincolante, sono stati scovati piccoli escamotage che il governo sembrava aver inserito nel regolamento proprio su questo punto delle porzioni di immobile destinate a uso commerciale. Dopo averle scoperte i giudici amministrativi le hanno severamente bocciate promuovendo invece le parti più “tecniche”, matematiche se vogliamo, che risultavano più innocue. Il Consiglio di Stato ha ammonito il governo ricordando che su scuola, alberghi, ma soprattutto sanità la “retta simbolica” in realtà cela entrate vere e proprie che fanno prendere le distanze dell’Italia dall’Europa. Palazzo Spada ha quindi invitato l’esecutivo a riscrivere parti del regolamento che riguardavano questi punti.

Il governo ha accolto i rilievi critici dei giudici amministrativi modificando il regolamento, soprattutto sulla scorta dell’avvertimento che con quella formulazione il nostro Paese avrebbe rischiato di incappare nella procedura di infrazione in base alle regole di concorrenza europea, dato che, come ricorda il Consiglio di Stato, “attività commerciale” non è solo quella in cui si ricava un utile ma più in generale laddove ci sono costi e ricavi. Il nuovo regolamento è ora al vaglio della Commissione europea che deve verificarne la compatibilità con le norme dell’Ue visto che le agevolazioni fiscali di cui finora hanno beneficiato in Italia gli enti non commerciali, nello specifico la Chiesa, possono, secondo norme europee, essere considerate aiuti di stato illegali. Risale al 2007 il contenzioso con l’antitrust Ue e l’ultima procedura d’infrazione era stata aperta nel 2010 dal commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia che aveva deciso di riaprire il dossier dell’esenzione della Chiesa dall’allora Ici, a conferma dell’interesse europeo verso un adeguamento comunitario. Ora la Commissione dovrà valutare in tempi utili il testo finale del regolamento con le modifiche apportate dal governo, “un progresso sensibile” come definito da Almunia, così da far partire le nuove norme per il 2013.

Come riporta l’agenzia di stampa Ansa, l’Italia ora come ora non rischia multe ma soltanto l’ingiunzione da parte di Bruxelles di procedere al recupero degli aiuti illegali precedentemente percepiti presso i beneficiari. Qualora poi l’Italia non procedesse nei tempi stabiliti per il recupero, Bruxelles potrebbe aprire una nuova procedura d’infrazione che potrebbe poi portare ad una multa da parte della Corte di Giustizia.