Al Festival del Giornalismo di Perugia “Dossier Wikileaks: segreti italiani”, un’occasione per scoprire tutto quello che c’è da sapere su Wikileaks
di Chiara Tripaldi
Un numero di presenze record (cinquatamila) e una fotografia di un nuovo modo di fare giornalismo (l’onnipresenza degli i-pad contro la quasi scomparsa dei taccuini): queste, in sintesi, le novità più stupefacenti della dodicesima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, che si è conclusa domenica scorsa dopo cinque giornate ricche di incontri, dibattiti, workshop. Tutto rigorosamente gratuito, tutto a misura dei giovani aspiranti giornalisti, una categoria sfortunata, fatta di giovani sottopagati, sfruttati, disoccupati, per citare le parole del co-organizzatore della manifestazione Christopher Potter, che però sottolinea come le difficoltà non spengano il talento e l’entusiasmo dei giovani reporter italiani.
Il ritratto emerso dalle giornate del festival perugino, è quello di un giornalismo in forte cambiamento, causato principalmente dalla comparsa delle nuove tecnologie digitali : è proprio grazie a un gruppo misto di hacker, giornalisti, dissidenti cinesi, matematici e compagnie tecnologiche che nel 2006 nasce Wikileaks, una piattaforma internet finalizzata alla pubblicazione di documenti segreti senza autorizzazione ufficiale. Il verbo to leak si riferisce alla “fuga” di documenti secretati, forniti da informatori anonimi protetti dall’organizzazione, e quella messa in piedi da Wikileaks è un’attività di smascheramento dei segreti di Stato, con lo scopo etico di denunciarne i crimini, in particolare le violazioni dei diritti umani. L’eminenza grigia dell’organizzazione è unanimemente ritenuto Julian Assange, giornalista e informatico australiano, che dal 2007 è l’editor principale e la mente dei leaks.
Sabato 28, a Perugia, si è discusso del fenomeno Wikileaks e del vaso di pandora che ha scoperchiato in Italia: Stefania Maurizi, editorialista dell’Espresso insieme a Kristinn Hrafnsson, giornalista di Wikileaks, braccio destro di Assange e a Gavin Mc Fayer, direttore del Centro per il giornalismo investigativo di Londra e collaboratore di Wikileaks, ha raccontato il suo incontro con l’organizzazione e con Assange, a cui ha dedicato il libro “Dossier Wikileaks. Segreti Italiani”. L’Italia è il paese delle verità ufficiose e delle menzogne ufficiali, e va a Stefania Maurizi il merito di avere creato la patnership con Wikileaks, non senza alcuni timori: la giornalista racconta di come all’inizio credesse che dietro a Wikileaks si celasse lo spettro della CIA e del suo incontro con Assange, personaggio carismatico e coraggioso.
La Maurizi cita un episodio riportato da un cablogramma di Wikileaks e raccontato in un’inchiesta dell’Espresso, come esempio del valore del lavoro dei leakers: un assessore campano dichiara che la crisi dei rifiuti sarebbe una creazione dei servizi segreti, perché la Campania avrebbe in sé le risorse per smaltirle. Il documento è stato acquisito dalla Procura di Napoli che ha aperto un’indagine per denunciare il fatto e per proteggere l’assessore, che, dopo un episodio di minacce, ha ritrattato le parole pronunciate a porte chiuse. L’episodio più noto su Wikileaks riguarda i cosiddetti “Iraq warlocks”, resi noti nell’ottobre 2010, documenti che rivelavano i soprusi dell’esercito americano in campo iracheno. La politica estera degli USA è al centro di moltissimi file, che rivelano lo spionaggio messo in atto dagli USA nei confronti dei paesi esteri e perfino dell’ONU. Ma la segretezza delle relazioni diplomatiche è stato spesso l’alibi per coprire moltissimi reati.
Il valore umano delle scoperte di Wikileaks, afferma Hrafnsson, si spinge fino a dare un grande impulso all’attivismo on- line, senza il quale la primavera araba non sarebbe esistita: un buon accesso a internet e ai social media possono essere determinanti per il successo di un movimento sociale.
Ma qual è il rapporto fra Wikileaks e giornalismo mainstream? Wikileaks può essere considerato semplice attivismo o giornalismo vero e proprio? La questione è spinosa: secondo Hrafnsson, i giornalisti spesso si sono limitati a riferire l’opinione governativa rendendosi complici del governo e tacendo le ingiustizie. La funzione del giornalista, continua Hrafnsson, è quella di portare un contributo positivo, avendo il coraggio di parlare apertamente di ciò che succede, correndo il rischio di rivelare fatti scomodi: in conclusione, ogni vero giornalista è un attivista. L’utilizzo massivo di Wikileaks in Italia sarebbe molto problematico: la cultura del sospetto che vige nel nostro paese creerebbe molte difficoltà nel dimostrare la veridicità di un cablogramma.
Il dibattito si è concluso con la lettura di un cablogramma, che rivela il pressing fatto sull’Italia da parte dell’ambasciatore USA per convincere il governo a mandare soldati in Iraq: l’ambasciatore suggerisce le tattiche per evitare che Ciampi sollevi la questione dell’incostituzionalità riguardo all’entrata in guerra.
L’ennesima beffa che non avremmo dovuto sapere.







