Mare chiuso: il cinema racconta l’immigrazione
di Chiara Tripaldi

Non sarà facile vedere “Mare Chiuso”, il nuovo film del giovane regista Andrea Segre (qui affiancato dal giornalista Stefano Liberti) rivelazione della mostra del cinema di Venezia con “Io sono Li”. Il docu-film, breve e al contempo denso, tocca un nervo scoperto della più recente politica italiana, quella cosiddetta dei “respingimenti” degli immigrati che arrivano a frotte sulle nostre coste: parliamo dei rifugiati politici, in cerca di una vita migliore.
Ma l’amicizia fra l’ex premier Berlusconi e l’ex rais Muammar Gheddafi era troppo importante, molto più delle vite umane che, grazie all’accordo fra i due capi di Stato, sono state spezzate.
“Mare Chiuso” racconta la storia di alcuni immigrati che hanno vissuto, tra il maggio 2009 e l’agosto 2010, il tragico epilogo dell’amicizia Italia-Libia: più di duemila uomini, donne e bambini sono stati intercettati nel Mediterraneo e respinti in Libia dalle autorità italiane.
Nel maggio 2009, la marina italiana intercetta nelle acque nazionali un gommone con più di 200 rifugiati somali ed eritrei.
Nel racconto di una donna intervistata, le autorità, dopo avere inizialmente prestato soccorso ai rifugiati, hanno finto di non capire più il bisogno di accoglienza di queste persone, negando loro ogni sorta di comunicazione.
Da lì, sono stati respinti in Libia: come disse il rais, gli eritrei non hanno diritto all’asilo politico perché sono bugiardi, abitanti di foreste e deserti e non hanno alcun problema politico.
A parlare davanti alle telecamere sono gli stessi protagonisti della vicenda reale. I rifugiati, costretti a diventare profughi in un campo fra la Tunisia e Libia, hanno portato la loro testimonianza davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: a sostegno della tesi, c’è un documento sopravvissuto ai controlli della Marina italiana, un videofonino che ha filmato ogni cosa.
Narratore e filo conduttore della vicenda è Semere Khasay, eritreo cattolico fuggito in cerca di asilo con la moglie incinta di otto mesi, che ha potuto riabbracciare dopo tre anni, anche grazie alle pressioni dei due registi.
L’Italia è stata condannata dalla corte di Strasburgo il 23 febbraio 2012, grazie all’instancabile opera di due avvocati romani, Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, che hanno raccolto le denunce di 24 rifugiati: dovrà versare 15000 euro di danni a ciascuno degli uomini a cui ha sottratto la vita, che ora sono solamente 22 perché due di questi hanno perso la vita tentando di nuovo la traversata.
Mare Chiuso, distribuito da ZaLab, è stato presentato in anteprima nei giorni scorsi in alcune città italiane (Roma, Bologna, Treviso, Mestre, Vicenza), ma faticherà a trovare un suo spazio distribuitivo: secondo lo stesso Segre, la breve durata della pellicola può creare difficoltà nelle sale cinematografiche. La televisione sarebbe il mezzo più adeguato per portare alla luce questo documentario commovente e importante, già applaudito dal pubblico delle anteprime: chissà che la televisione possa riprendere il ruolo educativo e far conoscere al grande pubblico una storia drammatica, ma necessaria.






