Pubblicato il: Mer, Ago 7th, 2013

Bahrain: ancora repressione. Divieto di riunione e manifestazione nella capitale, Manama

di Valeria Vellucci

Emendamento della legge riguardante le riunioni pubbliche: saranno vietate proteste organizzate, riunioni, raduni e sit–in nella capitale, Manama. La modifica giunge dopo la riunione dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento, la quale ha approvato quella che sarebbe l’ennesima riduzione di alcuni dei diritti fondamentali.

Bahrain, manifestazione.

Oltre ad essere vietate forme di organizzazione e raduno, la legge va a toccare anche quello che è l’ambito penale: varie e severe pene, infatti, sono previste per coloro che vengono giudicati colpevoli o istigatori di atti terroristici. Aumento del periodo di detenzione oppure revoca della cittadinanza, misure che hanno destato la preoccupazione delle Nazioni Unite e sulle quali Cécile Pouilly, portavoce dell’ ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, ha pronunciato il suo disappunto: «Ribadiamo che il diritto di cittadinanza è un diritto fondamentale tutelato dall’articolo 15 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il quale stabilisce che nessuno può essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza». Secondo alcuni attivisti per i diritti umani, tali misure sono concretamente adottate sul campo già da tempo.

L’inasprimento delle leggi e delle pene ha portato al peggioramento di una situazione già difficile e giunge pochi giorni prima di una delle più grandi manifestazioni mai organizzate sin dall’inizio delle proteste, nel 2011. Punire chi vi prende parte. Qualora dovesse avere luogo, questa è la minaccia rivolta a coloro che parteciperebbero al corteo del 14 agosto.

La situazione generale, nonostante non sia posta al centro dell’attenzione mediatica internazionale, peggiora progressivamente e non accenna a miglioramenti. Il mese scorso il Centro per i Diritti Umani del Bahrain ha reso noto, in un rapporto ufficiale, il diniego delle cure mediche a chi soffre di anemia ereditaria. 18.000 sono le persone anemiche attualmente ricoverate nell’ospedale di Salmaniya, Manama, e la malattia è la 9° causa di morte nel paese. L’Organizzazione non governativa, registrata nel 2002 e co–fondata da Abdullahadi al–Khawaja, in prigione dal 2011 per “reati d’opinione”, denuncia migliaia di casi di persone ammalate ed escluse da trattamenti medici. Da circa tre anni i dati sono preoccupanti, il numero di morti per anemia è drasticamente aumentato e molti sono i prigionieri politici cui sono state negate cure mediche adeguate.

Continuano quindi, silenziosamente, le proteste nel piccolo stato del Golfo governato dalla dinastia sunnita al-Khalifa. Maggiori diritti, libertà e riconoscimento sono tra le principali richieste espresse, anzi tutto, dalla maggioranza sciita presente nel paese.