Pubblicato il: Mar, Feb 12th, 2013

Legge sulla procreazione assistita: Strasburgo boccia ancora l’Italia, e apre alla diagnosi pre-impianto

di Stefania Manservigi

Un’altra bocciatura da parte di Strasburgo per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita

Un’altra bocciatura è arrivata da Strasburgo per l’Italia, in materia di procreazione assistita. La Corte europea dei diritti umani, infatti, avrebbe respinto il ricorso con cui l’Italia aveva chiesto il riesame della sentenza del 28 agosto scorso, che già prevedeva una bocciatura da parte della Corte nei confronti della normativa in materia vigente nella penisola.

La questione è delicata e sempre attuale: la possibilità di ammettere alla pratica anche le coppie italiane affette o portatrici sane di malattie geneticamente trasmissibili, concedendo ad esse la possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto dell’embrione. Un traguardo che, sentenze europee alla mano, sembra sempre più vicino per molte coppie italiane, escluse finora dalla possibilità di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.

Il caso oggetto di discussione è il caso Costa-Pavan: i due coniugi Rosetta Costa e Walter Pavan si erano rivolti alla Corte europea in quanto, portatori sani di fibrosi cistica, chiedevano la possibilità di un’analisi pre-impianto dell’embrione.

È proprio attorno alla questione della possibilità della diagnosi pre-impianto dell’embrione che ruota il nocciolo della decisione della Corte: il divieto della legge 40/2004, oggetto di critiche fin dal momento dell’entrata in vigore della stessa, apparirebbe espressivo di «incoerenza del sistema legislativo in materia di diagnosi pre-impianto».

Tale incoerenza deriverebbe dal fatto che la legge vieta l’impianto dei soli embrioni non affetti dalla malattia dei genitori, ma gli stessi sarebbero poi autorizzati a ricorrere all’aborto qualora il feto risulti affetto dalla patologia.

Già nella sentenza dell’agosto scorso i giudici della Corte si erano detti non convinti delle motivazioni portate dal governo italiano a difesa del divieto della diagnosi pre-impianto contenuto nella legislazione vigente. Per il governo, infatti, il divieto è posto a tutela della salute del bambino e della donna, della dignità e della libertà di coscienza delle professioni mediche, e per evitare il rischio di derive eugenetiche.

Tuttavia, fa sapere la Corte di Strasburgo, l’Italia attualmente è uno dei pochi paesi insieme ad Austria e Svizzera, a vietare ancora il ricorso alla diagnosi pre-impianto nella prevenzione della trasmissione di malattie genetiche.

Divieto che probabilmente sarà destinato a cadere considerando la presa di posizione decisa dell’Europa a riguardo, a chiusura di un percorso ad ostacoli cui la legge 40 è stata sottoposta fin dalla sua entrata in vigore. Sarà davvero il punto di svolta? Per l’avvocato della coppia che si è rivolta alla Corte, Nicolò Paoletti, sembrerebbe proprio di sì. La decisione della Corte, infatti, rappresenterebbe una scelta «importante con cui viene riconosciuto un diritto fondamentale, necessario a evitare molte sofferenze».

Non resta che aspettare.