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	<title>Giornale Il Referendum &#187; Donne</title>
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	<description>Un&#039;altra informazione, a partire dai diritti.</description>
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		<title>Esercito Usa, aumentano le violenze sessuali. Obama: «Situazione allarmante»</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Battistini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Matteo Battistini «I casi di abusi e violenze sessuali tra i militari nelle forze armate degli Stati Uniti sono pericolosi per la nostra sicurezza nazionale». Sceglie le parole con cura il Presidente Obama, dosandole nella loro efficacia, consapevole dell&#8217;enorme slavina che rischia di sotterrare la credibilità dell&#8217;esercito americano. «Si tratta di qualcosa che, oltre [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/17/esercito-usa-aumentano-le-violenze-sessuali-obama-situazione-allarmante/">Esercito Usa, aumentano le violenze sessuali. Obama: «Situazione allarmante»</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Matteo Battistini</strong></p>
<div id="attachment_37744" class="wp-caption alignright" style="width: 276px"><a href="http://ilreferendum.it/2013/05/17/esercito-usa-aumentano-le-violenze-sessuali-obama-situazione-allarmante/images-31/" rel="attachment wp-att-37744"><img class="size-full wp-image-37744" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/images.jpeg" alt="" width="266" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Violenze ad Abu Ghraib (da kingsaccademy.com)</p></div>
<p align="JUSTIFY">«I casi di abusi e violenze sessuali tra i militari nelle forze armate degli Stati Uniti sono pericolosi per la nostra sicurezza nazionale». Sceglie le parole con cura il Presidente Obama, dosandole nella loro efficacia, consapevole dell&#8217;enorme slavina che rischia di sotterrare la credibilità dell&#8217;esercito americano. «Si tratta di qualcosa che, oltre ad essere un crimine vergognoso e scandaloso, mina la fiducia tra i militari e di fatto renderà, e ha già reso, le nostre forze armate meno efficaci di quello che potrebbero essere». É proprio tirando in ballo la sicurezza nazionale che Obama tenta di generalizzare un problema che rischia di essere relegato a questione interna, ma che i numeri raccontano come una piaga inarrestabile. Per questo ha deciso di convocare con urgenza i capi dell&#8217;esercito americano alla Casa Bianca, definendo «allarmante» la situazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel solo 2012 sono state raccolte 3374 denunce di violenze sessuali a carico di militari americani (la maggior parte uomini, ma anche contro molte donne), in crescita rispetto ai 3192 dell&#8217;anno precedente. Ma c&#8217;è un altro dato che allarma maggiormente il governo Usa: stando ad un&#8217;indagine ufficiale interna (resa su testimonianze anonime) solo lo scorso anno sono stati circa 26 mila i casi di violenze sessuali effettivamente avvenuti, settemila in più rispetto al 2011.</p>
<p align="JUSTIFY">Spesso questi abusi avvengono nelle stesse basi militari, all&#8217;interno dei reparti, coperti dagli altri commilitoni e incentivati dagli ufficiali. Vengono utilizzati per educare reclute, per favorire il cameratismo nei reparti, per punire spioni o commilitoni recalcitranti alle regole. Una “educazione alla violenza” che una volta fuori dalla caserma scova altre vittime su cui infierire, inarrestabile.</p>
<div id="attachment_37743" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><a href="http://ilreferendum.it/2013/05/17/esercito-usa-aumentano-le-violenze-sessuali-obama-situazione-allarmante/index-5/" rel="attachment wp-att-37743"><img class="size-full wp-image-37743" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/index.jpeg" alt="" width="244" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste ad Okinawa (da today,com)</p></div>
<p align="JUSTIFY">Un problema che investe l&#8217;impostazione stessa dell&#8217;esercito americano, la sua (sotto)cultura, le idee-forza su cui si costruisce, il suo cameratismo. La stessa gerarchia militare fatica ad accettare l&#8217;intromissione del governo Usa in questioni che reputa «sporadici episodi», come dichiarato in una circolare interna. In un <a href="http://www.wired.com/dangerroom/2013/05/air-force-sexual-assault-brochure/" target="_blank">volantino</a> dedicato al fenomeno e fatto circolare tra i reparti dell&#8217;aeronautica, veniva consigliato alle vittime di sottomettersi ai propri violentatori piuttosto che a resistere. Proprio per questo il Presidente americano, nel rilanciare l&#8217;ennesima crociata contro questo annoso problema, ha avvisato che non esistono «pallottole d&#8217;argento» in grado di eliminare il problema, e che i tempi saranno molto lunghi.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma quanto sarà difficile intervenire lo si è capito pochi giorni fa, quando l&#8217;ennesimo ufficiale (il terzo in pochi giorni) a capo di un programma per la prevenzione di abusi, il colonnello Darin Haas, è stato rimosso a causa dell&#8217;accusa di stalking ai danni della moglie cui è sottoposto. Il suo predecessore, Jeffrey Krusinski, è stato arrestato pochi giorni fa mentre tentava di violentare una donna in un parcheggio.</p>
<p align="JUSTIFY">I dati, comunque, riguardano i militari Usa in patria. Ma sono molte le basi americane all&#8217;estero che negli ultimi anni sono finite sotto i riflettori per le ripetute notizie di violenze sessuali contro i civili. In Italia è famigerata la base di Camp Darby a Livorno, mentre ultimamente ha destato scalpore la base di <a href="http://www.direttanews.it/2012/10/20/base-usa-di-okinawa-stupri-di-donne-giapponesi-da-parte-di-militari-statunitensi/" target="_blank">Okinawa</a>, in Giappone. Quando questo avviene in zone di guerra le condizioni peggiorano notevolmente: qui violenza e razzismo si fondono in un miscuglio micidiale, ed è facile immaginare che possano ripetersi fenomeni quali <a href="http://www.affaritaliani.it/politica/usa_abusi_sessuali_detenuti_foto280509.html?refresh_ce" target="_blank">Abu Ghraib</a>, o le innumerevoli foto-choc che in questi anni ritraggono militari Usa sorridenti in posa con cadaveri mutilati, o pezzi di essi. Un orrore con cui gli Stati Uniti non hanno mai veramente fatto i conti.</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/17/esercito-usa-aumentano-le-violenze-sessuali-obama-situazione-allarmante/">Esercito Usa, aumentano le violenze sessuali. Obama: «Situazione allarmante»</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>«La pubblicità sessista deve essere fermata», l&#8217;appello a Josefa Idem</title>
		<link>http://ilreferendum.it/2013/05/14/la-pubblicita-sessista-deve-essere-fermata-lappello-a-josefa-idem/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Manzato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Beatrice Manzato  La neoministra delle Pari Opportunità Josefa Idem riceverà ben presto una petizione che chiede una concreta regolamentazione in tema di ads, volta ad eliminare slogan ed immagini degradanti per la donna, cliché sedimentati nell’immaginario comune grazie al ruolo pervasivo dei media nella quotidianità italiana e mondiale. Dopo l’entrata in vigore della legge [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/14/la-pubblicita-sessista-deve-essere-fermata-lappello-a-josefa-idem/">«La pubblicità sessista deve essere fermata», l&#8217;appello a Josefa Idem</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Beatrice Manzato </strong></p>
<div id="attachment_36362" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-36362" title="Josefa Idem" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/04/large_130124-170219_bas240113pol_0205-josefa-idem-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Fonte: lapillolaquotidiana.style.it</p></div>
<p>La neoministra delle Pari Opportunità Josefa Idem riceverà ben presto una petizione che chiede una concreta regolamentazione in tema di ads, volta ad eliminare slogan ed immagini degradanti per la donna, cliché sedimentati nell’immaginario comune grazie al ruolo pervasivo dei media nella quotidianità italiana e mondiale.</p>
<p>Dopo l’entrata in vigore della legge sul reato di “stalking” nel 2009, in un momento storico in cui femminicidi  e atti di violenza occupano buona parte della cronaca nera , “ora il Ministero si occupi del ruolo dei media e delle ads che contribuiscono, come è noto, a propagandare un immaginario comune, una percezione della realtà pubblicizzata come realtà autentica” e alla cristallizzazione di cliché discriminanti e di stereotipi di genere. Queste le richieste dell’Art Directors Club Italiano, autore della petizione, al Ministero, che  giudica significativo ma non sufficiente l’intervento dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e si appella alla <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0401+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank">risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008 </a>in materia di diritti delle donne e di parità tra i generi.</p>
<p>Chiare le posizioni della petizione: “La pubblicità sessista deve essere fermata e cambiata in una produzione costruttiva e innovativa che possa incidere positivamente sul suo effetto mediatico” e che contribuisca ad innalzare la condizione della donna verso un’effettiva parità.</p>
<p>L&#8217;ultimo esempio è quello di un giovane corpo femminile senza vita, riposto nel bagagliaio semiaperto di una lucida berlina nera, giace inerme, con le gambe a penzoloni che fuoriescono dal baule, ad aspettare che il suo carnefice, un bruto sulla sessantina, le scavi la fossa nel mezzo del deserto e seppellisca per sempre la prova del suo reato.  E’ questa la geniale trovata di una nota marca di “high heel shoes”, le scarpe che  il corpo morto della modella calza nella pubblicità descritta. Una delle tante pubblicità che scelgono di ritrarre la figura femminile indifesa, violentata, uccisa, ad opera di uno o più soggetti maschili. Si oltrepassa ultimamente, spesso e volentieri, il cliché a cui siamo tristemente (stati) abituati: la donna casalinga e la donna oggetto del desiderio sessuale maschile, lasciano il posto alla vittima di viscide avances, soprusi e violenze, da cui non riesce a difendersi o alle quali si arrende e si sottomette.</p>
<div id="attachment_37550" class="wp-caption alignright" style="width: 312px"><img class="size-full wp-image-37550" title="1522" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/logo_1522.bmp" alt="" width="302" height="250" /><p class="wp-caption-text">Fonte: linearosa.it</p></div>
<p>Intanto però il Ministero qualcosa lo ha fatto: è nato il <a href="http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/numeri-di-pubblica-utilita-sezione/117-numero-verde-1522-antiviolenza-donna" target="_blank">1522, numero verde Antiviolenza Donna</a>, attivo 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno su tutto il territorio nazionale, che fornisce assistenza immediata alle donne vittime di violenze di genere, “stalking” o minacce. Il numero è collegato ai servizi socio sanitari pubblici e privati e nei casi di emergenza reindirizza la chiamata, a seconda del luogo da cui proviene, alla stazione di polizia o alla caserma dei carabinieri più vicina. Il servizio garantisce l’anonimato ed è disponibile in sei lingue: italiano, francese, inglese, arabo, spagnolo e russo.</p>
<p>Il numero verde è parte integrante e supporto tecnico della  Rete Nazionale Antiviolenza che, collegando Comuni, Province, aree territoriali e Regioni al Ministero delle Pari Opportunità, ha l’obiettivo di contrastare la violenza di genere rafforzando o promuovendo ex novo la costituzione di centri antiviolenza a livello locale, sensibilizzando sull’argomento con campagne e convegni pubblici sul tema,»» rendendo più capillare la rete dei centri socio-sanitari legati al 1522.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/14/la-pubblicita-sessista-deve-essere-fermata-lappello-a-josefa-idem/">«La pubblicità sessista deve essere fermata», l&#8217;appello a Josefa Idem</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Doppio cognome paritario, la nuova proposta di legge</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 20:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Santoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Serena Santoro Dopo la proposta di Equality Italia, torna in campo la giornalista Iole Natoli che da sempre lotta per la causa del cognome materno. Ancora una volta il sito change.org viene utilizzato per lanciare la petizione e raccogliere firme.  Il disegno legge di Natoli si compone di 9 articoli e si chiama &#8220;Proposta [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/13/doppio-cognome-paritario-la-nuova-proposta-di-legge/">Doppio cognome paritario, la nuova proposta di legge</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Serena Santoro</strong></p>
<div id="attachment_37506" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-37506" title="Banner petizione" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/ESIRpkfGvAlFWKz-556x313-noPad-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /><p class="wp-caption-text">Banner petizione<br />Fonte: change.org</p></div>
<p>Dopo la proposta di <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/01/cognome-materno-e-iniziata-la-raccolta-firme/" target="_blank">Equality Italia</a>, torna in campo la <a href="http://ilreferendum.it/2013/02/23/aggiungere-il-cognome-materno-e-un-diritto-intervista-a-iole-natoli/" target="_blank">giornalista Iole Natoli</a> che da sempre lotta per la causa del cognome materno. Ancora una volta il sito change.org viene utilizzato per lanciare la petizione e raccogliere firme.  Il disegno legge di Natoli si compone di 9 articoli e si chiama &#8220;Proposta di legge per il doppio cognome paritario&#8221;.</p>
<p>Sul sito si legge che la petizione, attualmente con 192 firmatari,  sarà consegnata a numerose personalità tra le quali Laura Boldrini, Piero Grasso, Josefa Idem, Anna Finocchiaro e Rosy Bindi.</p>
<p>Qui si può leggere e firmare il <a href="http://www.change.org/it/petizioni/proposta-di-legge-in-9-articoli-per-il-doppio-cognome-paritario-all-attenzione-del-parlamento-italiano" target="_blank">testo della petizione</a> che vuole diventare proposta di legge popolare.</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/13/doppio-cognome-paritario-la-nuova-proposta-di-legge/">Doppio cognome paritario, la nuova proposta di legge</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un villaggio indiano rinasce dall&#8217;eco-femminismo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 13:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amira Turazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Amira Fulvia Turazzi Ogni volta che nascerà una bambina 111 alberi verranno piantati, questa è la promessa delle donne del villaggio di Piplantri, in India. L’iniziativa dal grandissimo valore simbolico, è stata favorevolmente accolta da tante autorità della regione e del resto dell’India e  il suo successo potrebbe portare ad una maggiore considerazione delle nascite [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/08/un-villaggio-indiano-rinasce-dalleco-femminismo/">Un villaggio indiano rinasce dall&#8217;eco-femminismo</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di <a title="Amira su Twitter" href="https://twitter.com/AmiraT" target="_blank">Amira Fulvia Turazzi</a></strong></p>
<div id="attachment_37103" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://ilreferendum.it/2013/05/08/un-villaggio-indiano-rinasce-dalleco-femminismo/piplantri-village-india4-650x385/" rel="attachment wp-att-37103"><img class="size-medium wp-image-37103" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Piplantri-village-india4-650x385-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a><p class="wp-caption-text">Ogni volta che nascerà una bambina 111 alberi verranno piantati, questa è la promessa delle donne del villaggio di <a title="Sito Piplantri" href="http://www.piplantri.com/" target="_blank">Piplantri</a>, in India.fonte: piplantri.com&nbsp;</p>
<p></p></div>
<p>Ogni volta che nascerà una bambina 111 alberi verranno piantati, questa è la promessa delle donne del villaggio di <a title="Sito Piplantri" href="http://www.piplantri.com/" target="_blank">Piplantri</a>, in India.</p>
<p>L’iniziativa dal grandissimo valore simbolico, è stata favorevolmente accolta da tante autorità della regione e del resto dell’India e  il suo successo potrebbe portare ad una maggiore considerazione delle nascite femminili.</p>
<p>Il villaggio di Piplantri vuole essere promotore del cambiamento e investire sull’innovazione, partendo dall’eco-femminismo per valorizzare il ruolo delle donne, ma anche da una serie di regole volte a proteggere la comunità e l’ambiente. A Piplantri, infatti sono stati vietati il consumo di alcool, la deforestazione e la macellazione di animali per soli fini religiosi. Il risultato è che, negli ultimi 8 anni, la cittadina di 8&#8217;000 abitanti non ha avuto nessun atto criminale.</p>
<div id="attachment_37119" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-37119" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Piplantri-village-india3-990x5001-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /><p class="wp-caption-text">La rinascita del villaggio di Piplantri parte dall&#8217;eco-femminismo.<br />fonte: piplantri.com</p></div>
<p>I genitori promettono di non far sposare le ragazze prima del ventesimo anno di età, di mandarle a scuola e di responsabilizzarle alla cura delle piante. E per evitare che vengano ‘svendute’ mediante matrimonio combinato, la comunità deposita a favore di ogni ragazza 21&#8217;000 rupie, circa 150 €, che le stesse potranno recuperare, con gli interessi, al raggiungimento della maturità. Prendersi cura degli alberi da frutto piantati, inoltre, garantisce la sostenibilità del villaggio, che, come altre zone dell’India, aveva subito le conseguenze di un’intensa deforestazione negli anni passati.</p>
<div id="attachment_37104" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-37104" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Piplantri-village-india2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Obbiettivo dell&#8217;iniziativa è la rivalorizzazione della nascita delle bambine nei villaggi rurali.<br />Fonte: piplantri.com</p></div>
<p>Da questa cittadina del Rajasthan, parte il segnale di speranza per risanare un&#8217;India devastata dalla <a title="Violenza contro le donne" href="http://ilreferendum.it/2012/12/30/in-india-continua-la-violenza-contro-le-donne/" target="_blank">violenza contro le donne</a>, fenomeno portato all’attenzione internazionale dal caso di &#8216;Nirbhaya&#8217;, la studentessa di 23 anni morta in seguito all’aggressione subita in un autobus di Nuova Delhi.</p>
<p>Il Rajasthan è una regione ancora fortemente rurale, dove l’arrivo di una figlia femmina è percepito come una sfortuna da gran parte della popolazione, e che detiene il record negativo di feticidio dopo la determinazione del sesso. Il feticidio avviene ad uno stadio avanzato della gravidanza e porta perciò un altissimo rischio di <a title="Stato delle madri nel mondo" href="http://ilreferendum.it/2013/05/07/stato-delle-madri-nel-mondo-save-the-children-tira-le-somme/" target="_blank">morte anche per la madre</a>.</p>
<p>Dunque il gesto delle madri di Piplantri è ancora più significativo, perché unisce la nascita delle bambine alla prosperità della terra.</p>
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<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/08/un-villaggio-indiano-rinasce-dalleco-femminismo/">Un villaggio indiano rinasce dall&#8217;eco-femminismo</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Stato delle madri nel mondo&#8221; Save The Children tira le somme</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicole Colombi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Nicole Colombi Si occupa di madri e figli l’ultimo rapporto, diffuso oggi, di Save The Children, del benessere e della salute degli esseri umani più indifesi: i bambini appena nati e le donne che li hanno messi al mondo. I risultati sono tristemente prevedibili: al sicuro madri e figli del nord Europa e in [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/07/stato-delle-madri-nel-mondo-save-the-children-tira-le-somme/">&#8220;Stato delle madri nel mondo&#8221; Save The Children tira le somme</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Nicole Colombi</strong></p>
<p>Si occupa di madri e figli l’ultimo rapporto, diffuso oggi, di <a href="http://www.savethechildren.it/" target="_blank">Save The Children</a>, del benessere e della salute degli esseri umani più indifesi: i bambini appena nati e le donne che li hanno messi al mondo.</p>
<div id="attachment_37081" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-37081  " title="Bimbo con poche ore di vita (Fonte: Ansa)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/bimbi-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Bimbo con poche ore di vita (Fonte: Ansa)</p></div>
<p>I risultati sono tristemente prevedibili: al sicuro madri e figli del nord Europa e in balia della sorte quelli dell’Africa sub-sahariana.</p>
<p>Il 14.mo Rapporto di Save the Children sullo &#8220;<a href="http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img209_b.pdf" target="_blank">Stato delle madri nel mondo</a>&#8221; si basa su cinque indicatori per formulare la classifica: salute materna e rischio di morte per parto, benessere dei bambini e tasso di mortalità entro i 5 anni, grado di istruzione, condizioni economiche e Pil procapite, partecipazione politica delle donne al governo, e i dati ci forniscono la prova numerica della disparità tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo.</p>
<p>Al primo posto si trovano Finlandia, Svezia e Norvegia in cui le madri possono contare su 17 anni di istruzione, tre probabilità su mille che il loro bambino muoia nei primi cinque anni di vita e sul 42,5% di seggi in parlamento; cittadine tutelate dal loro paese, insomma, con un alto grado di cultura e che non devono preoccuparsi che i loro figli muoiano per colpa di malattie curabili. Contemporaneamente le loro sorelle color dell’ebano che vivono in Somalia devono diventare donne con solo 2 anni di istruzione alle spalle, quelle nate nella repubblica democratica del Congo divengono madri con la consapevolezza che i loro bambini hanno 167 possibilità su mille di morire prima di spegnere cinque candeline, ammesso che in Congo, ai bambini, sia concessa una torta per il compleanno.</p>
<div id="attachment_37082" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-37082  " title="Giovane donna africana incinta (Fonte: www.italiasudsanita.it)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/report-aidos-mortalita-materna-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Giovane donna africana incinta (Fonte: www.italiasudsanita.it)</p></div>
<p>La nostra Italia, poi, con il suo 17esimo posto, è ancora maschilista ma le sue donne e i suoi bambini fa di tutto per mantenerli in salute e farli studiare: il tasso di mortalità femminile per cause legate a gravidanze e parto è pari a 1 ogni 20.300, quello di mortalità infantile è di 3,7 ogni 1000 nati vivi e le donne studiano in media sedici anni, anche se la politica rimane una cosa da uomini con solo il 28,6% di senatrici e il 31,3% di deputate (tanto per avere un confronto con il terzo mondo, in Mozambico sono il 39% e in Angola il 38%).</p>
<p>Tra i paesi industrializzati, a portare il marchio della vergogna, sono gli Usa che con il  30esimo posto guidano la classifica verso il precipizio: nonostante le condizioni dell&#8217;istruzione ed economiche siano soddisfacenti, collocandosi tra i 10 migliori paesi, il benessere di madri e figli e la partecipazione delle prime alla vita politica sono scarsi. Ogni anno più di 11.000 bambini americani muoiono durante il loro primo giorno di vita.</p>
<p>Il paese con il più alto tasso di mortalità per cause legate al parto è però l’India, con 309.300 bambini morti nel primo giorno, pari al 29% del totale mondiale, ed è in questo paese che si conta il maggior numero di mamme che muoiono per gravidanza o parto. Nonostante dal 1990 il tasso di mortalità dei bambini entro il quinto anno di vita e delle loro mamme siano calati rispettivamente del 40% e 50% ogni giorno, 800 donne e 7 milioni di bambini perdono la vita per qualcosa che paesi hanno smesso da tempo di considerare pericoloso: il parto.</p>
<p>Quasi tutte le vittime perdono la vita nei paesi poveri e in via di sviluppo in cui manca un’assistenza sanitaria di base, in cui gli esseri umani ricevono pochi aiuti, mai sufficienti e, spesso, non si è in grado di affrontare complicazioni e malattie banali.</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/07/stato-delle-madri-nel-mondo-save-the-children-tira-le-somme/">&#8220;Stato delle madri nel mondo&#8221; Save The Children tira le somme</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Traffico di esseri umani nel Sud-Est Asiatico, lontani dalla soluzione</title>
		<link>http://ilreferendum.it/2013/05/06/traffico-di-esseri-umani-nel-sud-est-asiatico-lontani-dalla-soluzione/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 15:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Passarella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Enrico Passarella Il traffico di esseri umani è una minaccia per decine di migliaia di persone che vivono nel Sud-Est Asiatico e i governi faticano a capire e a rispondere concretamente al problema. È questo l’estremo sunto del rapporto dell’UNODC, l’Ufficio dell’Onu che si occupa della lotta alla droga e al crimine. Ci sono [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/06/traffico-di-esseri-umani-nel-sud-est-asiatico-lontani-dalla-soluzione/">Traffico di esseri umani nel Sud-Est Asiatico, lontani dalla soluzione</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Enrico Passarella</strong></p>
<div id="attachment_37033" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-37033 " title="Campagna contro il traffico di esseri umani (fonte: mindthis)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/human-trafficking-market.jpg" alt="" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Campagna contro il traffico di esseri umani (fonte: mindthis)</p></div>
<p>Il traffico di esseri umani è una minaccia per decine di migliaia di persone che vivono nel Sud-Est Asiatico e i governi faticano a capire e a rispondere concretamente al problema. È questo l’estremo sunto del <a href="http://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/glotip/Trafficking_in_Persons_2012_web.pdf" target="_blank">rapporto dell’UNODC</a>, l’Ufficio dell’Onu che si occupa della lotta alla droga e al crimine.</p>
<p>Ci sono stati più di 10.000 casi di traffico di persone tra il 2007 e il 2010 e non è chiaro quale sia la situazione odierna. «Nessuno è riuscito ad esporre in modo convincente la caratura del problema, figurarsi a trovare un chiaro modo per occuparsene», ha dichiarato Sverre Molland, docente alla Australian National University, specializzato in traffico di esseri umani, «dopo tutti questi anni stiamo ancora discutendo su cosa sia realmente questo traffico».</p>
<p>Il <a href="http://www.uncjin.org/Documents/Conventions/dcatoc/final_documents_2/convention_%20traff_eng.pdf" target="_blank">Protocollo Onu</a> per Prevenire, Reprimere e Punire il Traffico di Persone, redatto nel 2000, lo definisce così: «il reclutare, trasportare, trasferire, ospitare o ricevere persone per mezzo della coercizione, del rapimento, della frode o dell’inganno a fini di sfruttamento».</p>
<p>La cooperazione tra i dieci paesi membri dell’ASEAN, l’associazione delle nazioni del Sud-Est Asiatico, ha portato a iniziative di alto livello e a un memorandum d’intesa (MoUs). «Il MoUs dovrebbe facilitare lo scambio di informazioni e prove tra i governi», dice Sean Looney, manager del SISHA, un’organizzazione non governativa contro il traffico di esseri umani e lo sfruttamento, «ma in pratica non succede niente. In un sacco di casi di tratta umana non c’è soluzione perché non c’è cooperazione, nonostante gli accordi già in vigore».</p>
<p>Una parte dei problemi scaturisce dalla mancanza di fiducia tra Cambogia e Thailandia e tra Cambogia e Vietnam, dovuta ai loro conflitti passati. Le forze di sicurezza nella regione sono ancora in via di sviluppo, arrivare a una condanna per traffico di esseri umani è molto difficile, le operazioni di intelligence sono praticamente inesistenti, così come le operazioni congiunte tra forze dell’ordine di stati diversi. Catturare chi organizza i traffici in queste condizioni è praticamente impossibile.</p>
<div id="attachment_37037" class="wp-caption alignright" style="width: 405px"><img class="size-full wp-image-37037 " title="Vittime della tratta (fonte NY Times)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/HumanTrafficking_395.jpg" alt="" width="395" height="226" /><p class="wp-caption-text">Vittime della tratta (fonte NY Times)</p></div>
<p>Tutti i governi ASEAN fanno fare del <a href="http://www.baliprocess.net/" target="_blank">Bali Process</a>, un forum non vincolante e co-guidato da Indonesia e Australia, che discute sul contrabbando e sul traffico di persone, fondato nel 2002. Ad oggi, tutti i governi dell’area hanno approvato leggi contro questi crimini, tranne il Laos e Singapore. Però in qualche paese il problema ha ancora una bassa priorità. L’anno scorso è nato a Bangkok un ufficio di supporto regionale per coordinare le pratiche per combattere il fenomeno e si sta pianificando di usare il Centro per la Cooperazione tra le Forze di Polizia di Giacarta per addestrare e sensibilizzare gli agenti di sicurezza.</p>
<p>Il problema principale è a livello locale. Ahmed Sofian, coordinatore della ONG ECPAT Indonesia che lavora per porre fine allo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori, espone la questione: «Ci sono benefici economici per quelli che vivono vicino ai bordelli dove sono portati i bambini. Le gente del posto gravita intorno all’area per vendere cibo e fornire sicurezza e gli ufficiali di polizia locali chiedono il pizzo ai proprietari dei bordelli. Per questo è così difficile eliminare la tratta: c’è un’economia locale che ci cresce attorno e se il governo locale prova a fare qualcosa, la polizia si arrabbia». Dei 497 distretti indonesiani, solo 88 hanno task force contro il traffico.</p>
<p>Jonhar Johan, dirigente del ministero indonesiano per la tutela delle donne e dei bambini, sostiene che le misure attuali non sono sufficienti: «Offriamo aiuto finanziario alle vittime della tratta, così possono crearsi la loro attività quando ritornato a casa, ma quando li andiamo a trovare per formalizzare il tutto, scopriamo che sono spariti. Molte vittime sono povere e vedono un guadagno facile nel lavorare all’estero e quindi lasciano la casa per cercare soldi. E questo va a vantaggio dei trafficanti».</p>
<div id="attachment_37034" class="wp-caption alignright" style="width: 420px"><img class="size-full wp-image-37034 " title="Un'altra immagine della campagna contro il traffico di esseri umani (fonte: trafficking-monitor)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/human-trafficking-410x274.jpg" alt="" width="410" height="274" /><p class="wp-caption-text">Un&#8217;altra immagine della campagna contro il traffico di esseri umani (fonte: trafficking-monitor)</p></div>
<p>La mancanza di fondi è a base della scarsa lotta a livello locale, visto che la polizia, una volta identificata la vittima, se ne deve prendere cura. Inoltre, il traffico sta cambiando e sta diventando più complesso perché si mescola con la migrazione per lavoro. Particolarmente ostica da individuare è la tratta interna, visto che le persone trafficate non saltano all’occhio di nessuno, mentre per il traffico internazionale i trafficati passano sotto i controlli di diverse agenzie.</p>
<p>Il Consiglio di Stato americano, nel suo annuale rapporto sul traffico di esseri umani, mette i paesi dell’ASEAN nel Tier 2: significa che non sono pienamente conformi con gli standard minimi nella lotta contro il fenomeno, ma stanno facendo degli sforzi per raggiungerli.</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/06/traffico-di-esseri-umani-nel-sud-est-asiatico-lontani-dalla-soluzione/">Traffico di esseri umani nel Sud-Est Asiatico, lontani dalla soluzione</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Torino, al via la riunione dell&#8217;osservatorio Italo-Ucraino sulle migrazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 11:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eusapia Tarricone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Eusapia Tarricone Le problematiche connesse alla condizione familiare delle “badanti” ucraine, saranno oggetto della quarta riunione dell’Osservatorio Italo-Ucraino sulle Migrazioni, che si svolgerà alle ore 10.00 di sabato 19 giugno presso la sala Carpanini del Municipio di Torino. La necessità di fare fronte ad una situazione socialmente nuova, ma sempre più impellente, ha convinto [...]</p><p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/04/fenomeno-delle-badanti-e-loro-disgregazione-familiare/">Torino, al via la riunione dell&#8217;osservatorio Italo-Ucraino sulle migrazioni</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Eusapia Tarricone</strong></p>
<div id="attachment_36841" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-36841" title="(Fonte - babysitter.vivastreet.it)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Fonte-babysitter.vivastreet.it_-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /><p class="wp-caption-text">(Fonte &#8211; babysitter.vivastreet.it)</p></div>
<p align="JUSTIFY">Le problematiche connesse alla condizione familiare delle “badanti” ucraine, saranno oggetto della quarta riunione dell’Osservatorio Italo-Ucraino sulle Migrazioni, che si svolgerà alle ore 10.00 di sabato 19 giugno presso la sala Carpanini del Municipio di Torino.</p>
<p align="JUSTIFY">La necessità di fare fronte ad una situazione socialmente nuova, ma sempre più impellente, ha convinto tutta una serie di istituzioni a dare vita ad un progetto che potesse fare fronte a quello che appare, sempre più, come un grave fenomeno sociale ed una grave e colpevole sottostima di una significativa privazione di diritti.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Osservatorio Italo-Ucraino sulle Migrazioni è stato istituto nell’ambito del progetto “Intervento di capacity building in favore delle istituzioni locali ucraine per il rafforzamento delle politiche migratorie e socio-educative rivolte ai bambini, alle donne ed alle comunità locali”. Tale iniziativa è nata per volontà dell’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e finanziata dalla Cooperazione Italiana – Ministero degli Affari Esteri. Hanno partecipato anche il Ministero Ucraino della Famiglia, della Gioventù e dello Sport, il Ministero Ucraino dell’Educazione e della Scienza, le Regioni di Chernivtsy e Ternopil (Ucraina), le comunità locali di Alta e Bassa Petrivtsy (Chernivtsy – Ucraina), la Municipalità di Terebovlya (Ternopyl &#8211; Ucraina), più una serie di Regioni italiane.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fenomeno migratorio, nato da bisogni materiali di sostentamento familiare, ha prodotto un numero imprecisato di bambini abbandonati, nel migliore dei casi a familiari, diversamente a persone vicine alla famiglia o conoscenti che hanno preso il posto delle madri lontane.</p>
<div id="attachment_36842" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Fonte-Enaip-Ucraina.jpg"><img class="size-medium wp-image-36842" title="Ucraina (Fonte - Enaip Ucraina)" src="http://ilreferendum.it/wp-content/uploads/2013/05/Fonte-Enaip-Ucraina-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Ucraina (Fonte &#8211; Enaip Ucraina)</p></div>
<p align="JUSTIFY">Se nel passato la migrazione, seppur dolorosa, era fenomeno tipicamente maschile e vedeva comunque la presenza, accanto ai figli, delle loro madri, il fenomeno migratorio delle “badanti” ha coinvolto madri di famiglia che hanno dovuto affidare ad altri i loro compiti e le loro responsabilità determinando, in tal modo, conseguenze negative per bambini, ragazzi e famiglie.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste persone hanno costituito una nuova fascia migratoria che ha cambiato la composizione dei flussi, donne che, per offrire un futuro ai loro figli, abbandonano le loro case ed i loro affetti costringendo migliaia di bambini a crescere lontani dalle proprie madri, fenomeno tipico soprattutto dell’Ucraina che ha finito con il caratterizzare quella società, dando vita, in questo modo, ad un processo di disgregazione sociale dalle conseguenze molto serie.</p>
<p align="JUSTIFY">La disgregazione sociale prodotta da tale fenomeno, non è di facile valutazione, né è possibile determinare fino in fondo le conseguenze che, l’assenza di sicuri modelli familiari, potrà determinare nella strutturazione futura della società ucraina.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste le ragioni che hanno indotto le istituzioni italiane ed ucraine, a dare vita ad un progetto che si è concentrato, in particolare, sul villaggio di Petrivtsy e sulla municipalità di Terebovlya – in Ucraina occidentale – dove esperti si sono impegnati nell’aiuto alle autorità locali, insegnanti, assistenti sociali e psicologi, al fine di sviluppare un programma di lavoro ad hoc rivolto ai figli delle donne.</p>
<p>L'articolo <a href="http://ilreferendum.it/2013/05/04/fenomeno-delle-badanti-e-loro-disgregazione-familiare/">Torino, al via la riunione dell&#8217;osservatorio Italo-Ucraino sulle migrazioni</a> è stato pubblicato su <a href="http://ilreferendum.it">Giornale Il Referendum</a>.</p>]]></content:encoded>
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